Concessioni, controlli a tappeto: si partirà dalle acque minerali

Giovedì 23 Agosto 2018 di Diodato Pirone
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ROMA Fonti del governo fanno sapere che a settembre sarà avviata una ricognizione generale sugli oltre 30.000 contratti di concessione suddivisi a loro volta in ben 24 settori e soprattutto controllati da centinaia di amministrazioni diverse fra statali, regionali e comunali.
Si partirà da due settori: le acque minerali e - come annunciato nei giorni scorsi dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, il leghista Giancarlo Giorgetti - le centrali idroelettriche. Oltre a Giorgetti il dossier sarà coordinato anche dal sottosegretario Stefano Buffagni che al di là del suo ruolo istituzionale (si occupa di Affari regionali) è uno dei più stretti collaboratori di Luigi Di Maio. L’operazione di analisi e di coordinamento si preannuncia pantagruelica visto che si tratterà di lavorare “su” tre ministeri (Economia, Sviluppo e Infrastrutture) e di ottenere informazioni da Regioni e Comuni.
A dire il vero anche il precedente governo, quello guidato da Paolo Gentiloni, aveva annunciato (Def 2017) l’obiettivo di «riformare le concessioni anche per rilanciare la concorrenza» ottenendo qualche piccolo risultato come la fotografia abbastanza completa (al 90%) dei contratti nel settore delle acque minerali.

NUOVE REGOLE PER TUTTI 
Il relativo rapporto è stato reso pubblico dal ministero dell’Economia il 27 aprile 2018 e riporta questi dati: per le acque minerali le concessioni sono 295, assegnate a 194 aziende; per le acque termali, invece, le concessioni sono 489 rilasciate a 418 concessionari. Complessivamente nel 2015 le concessioni di acque minerali hanno garantito alle amministrazioni pubbliche 18,4 milioni su 2,7 miliardi di fatturato, quindi meno dell’1%. Quelle termali invece assicurano alle Regioni appena lo 0,1% del fatturato: 1,7 milioni di euro su 1,6 miliardi di giro d’affari.
Le imprese del settore sottolineano che canoni così bassi non sono scandalosi perché quelli francesi e tedeschi equivalgono alla metà e anche meno di quelli italiani e in Spagna sono del tutto assenti. 
Che la revisione delle concessioni sia impresa ostica lo dimostra anche la tiepidissima reazione delle Borse all’annuncio del monitoraggio sulle concessioni delle centrali idroelettriche. Secondo gli analisti finanziari della società Equita le società quotate a Piazza Affari coinvolte nella produzione idroelettrica sono A2A, Iren, Erg e Enel i cui guadagni dipendono da questo comparto per le seguenti e rispettive percentuali: 16, 10, 20 e 5%. La società più esposta ai controlli che Giorgetti ha annunciato sulle idrocentrali della Valtellina è la A2A (azienda controllata dai Comuni di Milano e di Brescia) perché circa il 40% delle sue concessioni scadono nel 2020 e le altre nel 2029. Ebbene negli ultimi 5 giorni il titolo A2A ha perso in Borsa solo lo 0,3% del suo valore.
A complicare il quadro di una “riforma” generale delle concessioni è infine la direttiva europea Bolkestein che prevede la messa a gara sia dei contratti delle spiagge che di quelli delle bancarelle. I concessionari di entrambi i settori sono da anni in rivolta e hanno ottenuto l’attenzione sia della Lega che dei 5Stelle da sempre freddi o contrari a ciò che arriva da Bruxelles. Il nodo concessioni è dunque complicato anche sul piano politico visto che le nuove regole all’orizzonte dovrebbero valere per tutti. Ultimo aggiornamento: 24 Agosto, 17:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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