Castelluccio in rivolta: «Lenticchia a rischio, mandate gli elicotteri»

Castelluccio in rivolta: «Lenticchia a rischio, mandate gli elicotteri»
di Italo Carmignani
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Lunedì 20 Marzo 2017, 00:04 - Ultimo aggiornamento: 21 Marzo, 12:09

dal nostro inviato 
NORCIA Con la sua grandezza, meno di due millimetri, il suo sapore unico al mondo e la sua umile origine, il più piccolo dei legumi mette in crisi la più grande delle ricostruzioni del dopo terremoto, quella delle strade. Sopra i sedili di quaranta trattori, in una mano i forconi e nell’altra i cartelli, i contadini della Valnerina, squassata dalle scosse di agosto e ottobre, combattono la loro ultima battaglia per il più esclusivo dei prodotti locali, la lenticchia di Castelluccio di Norcia. Fino a invocare l’aiuto dell’Esercito e dei suoi mezzi aerei. 

Chiuso nel suo segreto tutto burocratico, il problema è semplice: la strada che porta al Pian Grande, la valle più bella d’Italia spalmata ai piedi del monte Vettore e di Castelluccio, è un percorso di guerra con il catrame massacrato dal bombardamento delle scosse. Bellissima nella sua fioritura, la lenticchia si coltiva proprio nel silenzio del Pian Grande non raggiungibile in auto o in moto dall’ultimo ottobre, figurarsi dai trattori. A meno di non fare un giro lunghissimo e avere sei ore a disposizione. Oppure usare gli elicotteri.
Quell’assurda liturgia dei ricostruttori dello Stato che voleva quel tratto di strada pronto a brevissimo tempo dopo le scosse di ottobre, soffre ancora di un silenzio immobile e assurdo. 

LA PROTESTA
Ieri mattina nella loro volontà grossolana, ma sincera, gli agricoltori sono sfilati lungo le strade di Norcia per riuscire a strappare almeno una promessa e una data, stavolta però sicure. Capitanati dai coltivatori più intransigenti, i contestatori agricoli mettono in guardia sui tempi: «La semina deve tassativamente terminare entro il 20 maggio - spiega Fedele Coccia, uno di loro - siamo in grave ritardo e non è possibile attendere oltre». Pena, un raccolto rovinato e una ripresa economica, attesa da queste parti come il pane divino, che vanno a farsi benedire. Di fronte a tanta rabbia una domanda corre più veloce dei cingolati: chi deve occuparsi del problema? Seguendo uno splendido ossimoro politico, in testa al corteo, a sostenere con forza le ragioni della rivolta, c’era l’assessore all’Agricoltura Fernanda Cecchini. In verità la Regione una soluzione l’aveva trovata: l’unica strada percorribile al momento è quella di Pretare, Arquata del Tronto: un percorso di circa 90 chilometri che, effettuato con i trattori, si traduce in un viaggio di almeno 5/6 ore. Un’odissea. 

IN VOLO
La seconda possibilità è ripristinare, anche se in modo condizionato e controllato, il percorso della galleria di Forca Canapine e il tragitto si accorcerebbe nei tempi e nei chilometri. Ma chi si prende la responsabilità di riaprire una galleria squassata? L’inventore di Eurochocolate, Eugenio Guarducci, assessore alla Cultura di Assisi, la città di Francesco già in ginocchio per gli effetti del danno indiretto da sisma, propone di usare gli elicotteri militari. «Con venti-trenta viaggi si risolve tutto», posta Guarducci su Twitter. «Possibile? Certo, basta volerlo», spiega. 
Tanta spavalderia e solidarietà della Regione verso i contestatori ha comunque una spiegazione: a dover ripristinare la strada per Castelluccio non sono solo gli enti locali, Comune, Regione o Provincia. Una mano santa serve dall’Anas. 

La paura dell’ennesimo scaricabarile collega gli agricoltori con i residenti di Castelluccio, ora deserta: «Il nostro mondo è a Castelluccio e se ce lo tolgono ci fa male al cuore, ci devono riaprire le strade e darci la possibilità di tornare a casa», dice Diego Testa che ha venti anni, un’età inusuale in una terra di molti anziani. In attesa di una soluzione, intanto sul Pian Grande prolifera la lenticchia selvatica, che nella sua anarchia naturale supera l’imponderabile volontà del terremoto. Anche in brodo. 

(ha collaborato Ilaria Bosi) 

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