Bimba molestata a Cassino: ​«La madre sapeva ma non denunciò»

Mercoledì 24 Gennaio 2018 di Sara Menafra
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dal nostro inviato

CASSINO - Domani, molto probabilmente, a Cassino sarà il giorno più difficile, con il funerale di un uomo che forse si considerava colpevole o forse ingiustamente accusato del crimine più nero di sempre: aver violentato una figlia ancora bambina. Ma passato questo momento, la procura della cittadina arroccata nel frusinate sta valutando di fare ulteriori accertamenti su tutto quello che in questa vicenda poteva essere detto e non è invece stato chiarito per tempo. A cominciare dal comportamento della madre della ragazza al centro di questa brutta vicenda e della sorella più grande che, stando alle informazioni raccolte dal preside che con le sue parole ha scoperchiato questa vicenda, in passato sarebbe stato a sua volta vittima delle attenzioni del padre. 

Entrambe, parlando con la polizia di Cassino prima con una denuncia e poi a “verbale”, non hanno riferito nessuno dei particolari che potevano far ipotizzare che le violenze raccontate dalla figlia si inserissero in un quadro credibile e reiterato. Non c’è al momento una delega investigativa alla polizia locale, ma la procura sta seriamente valutando se fare ulteriori accertamenti, visto che il silenzio su punti fondamentali di questa brutta storia riguarda sia la prima denuncia della donna, sia le indagini successive da parte della polizia. D’altro canto, gli avvocati della camera penale locale intendono chiedere accertamenti per rivelazione del segreto istruttorio e istigazione al suicidio

I DOCUMENTI
Nell’ordinanza con cui avevano allontanato l’uomo dall’abitazione in cui vivono ancora quattro delle cinque figlie, il gip di Cassino aveva spiegato di considerare molto generiche le dichiarazioni rilasciate alla polizia giudiziaria nel corso delle indagini. Il preside della scuola della ragazzina è stato molto specifico e alla polizia ha subito detto che la madre, convocata a scuola, aveva raccontato sia dei precedenti con la figlia ora grande, sia delle raccomandazioni alla ragazza di non restare mai da sola col padre, tanto più da quando sarebbe stato sospeso (o in convalescenza) per ludopatia e problemi di alcolismo. «Nell’ambito delle sommarie informazioni – si legge nell’ordinanza di allontanamento da casa dell’uomo – la madre non faceva alcun riferimento al presunto avvertimento dato alla figlia di non rimanere a casa da sola col padre, come asserito dal dirigente scolastico, né tantomeno ad analogo episodio avvenuto nei confronti di un’altra figlia». E, soprattutto: «Tali circostanze saranno evidentemente oggetto di ulteriori accertamenti da parte del pm».

LE VALUTAZIONI
La vicenda, tanto più dopo l’epilogo tragico, viene valutata con estrema prudenza dagli investigatori guidati dal procuratore Luciano D’Emmanuele. Stando alle indagini fatte fino a dicembre, la ragazzina prima di scrivere il tema si era confidata anche con una sorella più grande. E la madre aveva notato da tempo alcuni comportamenti strani. Tutti, però, in sede di verbale, riferiti senza grande enfasi. La sorella più grande, che ora non vive più col resto della famiglia, non avrebbe mai confermato alla polizia di essere stata vittima di violenza. E la madre, oltre a dare poche spiegazioni su quanto accaduto in passato, non avrebbe dato molti particolari neppure sulle vicende più recenti. Ad esempio, avrebbe solo detto «in maniera alquanto generica» che nell’estate scorsa, quella in cui i fatti sarebbero effettivamente accaduti, i due figli più piccoli avrebbero “mimato con i pupazzi” dei rapporti sessuali. Non sono gli unici elementi che la procura di Cassino potrebbe valutare. Dopo la morte del padre della ragazza, i magistrati potrebbero voler capire i motivi del gesto estremo. Soprattutto perché negli ultimi giorni la notizia di quanto accaduto nell’abitazione della guardia penitenziaria è stata oggetto di un vero e proprio bombardamento mediatico. Dunque, visto l’epilogo, la camera penale di Cassino ha formalizzato un documento, ora inviato a palazzo di giustizia, per chiedere ai magistrati di verificare sia l’ipotesi di istigazione al suicidio, sia come e perché la notizia di quanto accaduto sia filtrata sui giornali locali. 

Ultimo aggiornamento: 25 Gennaio, 14:09 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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