«Maria viveva per la sua bambina. Il “calabrese”? Amico di famiglia»

Sabato 15 Giugno 2019 di Alessia Marani
«Maria viveva per la sua bambina. Il “calabrese”? Amico di famiglia»

«Maria campa solo per lavorare, per la figlia e per me che ora sono malata e ho l’artrosi deformante e non posso più aiutarla come prima, ma che le sarà successo? Si sentono tante cose orribili in giro». Mamma Giuseppa è convinta che la sua Maria, 48 anni, sia scomparsa nel nulla, «forse l’hanno rapita, ma noi siamo gente semplice, operaia, mica abbiamo tanti soldi», allarga le braccia l’anziana seduta in vestaglia sul letto della cameretta di casa in via Varrone, a Pomezia. Nessuno ha avuto il coraggio di dirle che forse è proprio della figlia il corpo trovato carbonizzato ieri mattina in una strada isolata di Torvaianica Alta, all’interno della Fiesta a lei intestata. «Mio genero mi ha chiamato alle 10,30 ed era agitato, sconvolto. Chiedeva a me: che è successo a Maria?».

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I MISTERI
Nell’abitacolo divorato dalle fiamme in un lampo, stando alle indagini, era seduto anche «Domenico il calabrese», un rappresentante di 39 anni e amico di famiglia, «era come un fratello per noi», dice una delle sorelle di Maria, «abbiamo chattato nel gruppo whatsapp fino alle 8.28. Non ci capiamo più nulla, è un incubo. Troppi i misteri». Tutto il mondo di Maria Corazza, almeno fino a ieri mattina, sembrava racchiuso tra queste quattro mura al primo piano di una moderna palazzina, in compagnia degli anziani genitori, di Maurizio, il compagno da venticinque anni, della figlia 14enne che ieri mattina la coppia - con auto separate - aveva accompagnato alla scuola media per la prova scritta dell’esame di Stato, e Charlie, il loro cagnolino. Adesso invece gli inquirenti scavano senza sosta nella sua vita “semplice”, alla ricerca del tassello “impazzito” che potrebbe aiutare a capire meglio chi e perché abbia voluto farle tanto male. 

LA ROUTINE
La routine di Maria la scandisce come un orologio l’anziana madre: «Tutte le mattine Maria esce di casa, accompagna la figlia a scuola intorno alle 8, poi fa delle commissioni, va a prendere il pane e un po’ di spesa - spiega - Verso le nove e mezza, le dieci, rientra, prepara il pranzo e alle 12,30 esce per andare al lavoro. Alle 13 inizia il turno, fa le pulizie in un deposito dell’Eni a Santa Palomba, stacca alle 18,30 e alle 19 è già a casa. Ma non oggi, mia nipote è disperata, chiama in continuazione al telefono della mamma, che non risponde. Dice: «Mi sta facendo preoccupare, poi gliene dico quattro, non si fa così». Ultimamente, però, Maria non stava tanto bene. Lo specialista le aveva prescritto una cura per i reni e lunedì avrebbe avuto una visita all’ospedale Pertini. «L’avrebbe portata Maurizio alle 8», dice Giuseppa. 

LE LITI IN CASA
Figlia, casa, lavoro, le telefonate con le sorelle: la routine di Maria si infrange per sempre nell’abitacolo in fiamme nella stradina di campagna. Le foto allegre scattate nel salone di bellezza gestito da una delle sorelle, parrucchiera a Villa Gordiani, periferia di Roma, gli abbracci sorridenti con la figlia postati su Facebook, non sembravano presagire tragedie. Eppure una vicina ricorda che «era un po’ di tempo che non vedevo più il compagno, forse se n’era andato. Ma mai l’ho vista con un altro uomo, Maria è una donna discreta e, del resto, in questa palazzina lavoriamo quasi tutti nella Capitale, stiamo fuori tutto il giorno. Non c’è tempo per fare davvero conoscenza». Un ragazzo, però, racconta: «Ogni tanto dal piano di sotto sentivo litigare un uomo e una donna, credo fossero Maria e Maurizio».

IL TRASLOCO
I due stavano per cambiare casa, c’era un trasloco in vista e ieri mattina lei, dopo avere portato la figlia a scuola, aveva un incontro in banca per saldare alcuni conti. «Con mio genero stavamo cambiando casa, avevano ancora tanti progetti quei due», dice Giuseppa. Ma all’appuntamento non ci è mai arrivata. Possibile che la relazione tra lei e Maurizio, spesso lontano per lavoro, fosse in crisi? «Maria e Maurizio discutevano come fanno tante altre coppie, sì è vero ogni tanto bisticciavano ma per le bollette o per i panni non ritirati, niente di che», dice una sorella. A 48 anni, Maria che si spezza la schiena tutti i sacrosanti giorni a pulire in ufficio, è una donna piacevole e curata. Le sopracciglia ben disegnate, i bei capelli corvini lisci sulle spalle, il trucco agli occhi e sulle labbra scolpito. La sua è una famiglia unita e da ieri è piombata in un incubo. Fino all’ultimo non vogliono credere che la donna carbonizzata nell’auto sia Maria, si lasciano un barlume di speranza: «I carabinieri devono ancora dircelo con certezza - afferma Stefania, la sorella - mia madre non reggerà a questo dolore». Fuori dalla caserma dei carabinieri alle 22 si leva un grido «oddio mia sorella, oddio». Il dramma si materializza. «Mia zia non ha segreti, non può nascondere nulla - si dispera Pamela, una delle nipoti, fuori dalla caserma dei carabinieri di Torvaianica - pensava solamente a lavorare e alla sua bambina che adora. Non è possibile che sia successo a lei».

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