ROMA

Roma, un altro morto a 20 anni per le buche. Ma le riparazioni sono ferme

Lunedì 5 Agosto 2019 di Alessia Marani e Adelaide Pierucci
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Luca Tosi Brandi aveva vent’anni

Luca Tosi Brandi aveva vent’anni. Aveva appena finito di dare un esame all’Università, studiava Scienze Infermieristiche e aveva preso 29. Sognava di aiutare e assistere gli altri come faceva da sempre con il fratello più grande affetto da una grave patologia. La mattina di mercoledì 12 dicembre, salutata la fidanzata e i professori, sale in sella alla sua Yamaha R125, imbocca via di Labaro a Roma Nord, una strada che conosce poco e su cui troverà la morte.

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Una testimone, una badante sudamericana di 45 anni, lo vede sbandare paurosamente su una serie di avvallamenti dell’asfalto prima del civico 125. «Andava a zig-zag, non riusciva a riprendere l’equilibrio, mi sono scansata per evitarlo poi è andato a sbattere contro un muro», ha raccontato giovedì scorso alla mamma del ragazzo, Antonella, che è andata a cercarla bussando porta a porta nel quartiere. 

SCIA DI SANGUE
Ora, anche in base a quella testimonianza, il pm Erminio Amelio, ha accolto la richiesta del super-consulente incaricato della perizia, lo stesso ingegnere scelto dalla Procura per il caso di Elena Aubry la 25enne che il 6 maggio 2018 morì in un incidente fotocopia sulla via Ostiense, di prorogare ulteriormente gli accertamenti. Sotto accusa dossi e radici che la Procura ha voluto rilevare anche con una riproduzione 3D della dinamica, nel caso di Elena prima e ora di Luca. Il ventenne, infatti, è solo una delle vite spezzate sulle strade della Capitale per colpa dell’asfalto sbriciolato, delle voragini e degli avvallamenti creati dalle radici dagli alberi e mai riparati o, semplicemente rattoppati alla male e peggio, a causa di appalti perennemente bloccati, vuoi perché le commissioni faticano a riunirsi o perché arenati negli iter burocratici. Tanto che il Campidoglio riesce ogni anno a eseguire appena il 20 per cento dei lavori in programma. Una maledizione, perché intanto, sulle strade di Roma si continua a morire. 

«Non mi do pace, non si può perdere un figlio per colpa di una buca. Anche se vai piano in moto, sull’asfalto disastrato, non ti salvi. Quanti altri ragazzi dovranno morire? E quante altre mamme moriranno di dolore con loro?», si chiede oggi Antonella Grenga, abbracciata al marito Luigi Tosi Brandi. Il 24 luglio scorso Edoardo Giannini a bordo di uno scooterone Suzuky Burgman finisce nel dislivello causato da un’enorme buca, più volte rattoppata e riaperta. Cade e muore. Eppure non era su una strada qualsiasi della Capitale, ma sulla Tangenziale Est, all’altezza dello svincolo di viale Somalia, dunque su una delle arterie più strategiche e usate dai romani per gli spostamenti. Eppure nessuno l’ha mai messa in sicurezza. 

VITE SPEZZATE
Da una parte all’altra di Roma, il quadro non cambia. Noemi Carrozza, 21 anni, campionessa del nuoto sincronizzato morì nel giugno dello scorso anno, in moto, sulla via Cristoforo Colombo. Non troppo distante dal punto in cui Luca Miozzi, un liceale di 17 anni, cadde per colpa di dossi e radici dalla sua moto Derby, sotto gli occhi del padre che lo seguiva in auto dopo essere stati a Ostia per un aperitivo in un assolato giorno di Santo Stefano del 2016. Anche i lavori, importanti, per mettere in sicurezza la Colombo sono incredibilmente fermi. Mentre nel frattempo sono stati abbassati i limiti di velocità e gli autovelox fanno cassa. «Ma chissà quanti altri incidenti di scooteristi o centauri sono stati archiviati perché nessuno ha testimoniato o sollevato il problema dell’asfalto e quanti rischiano la vita ogni giorno», ripete mamma Antonella.
 
LE CARENZE
Al centro dell’inchiesta sulla morte di suo figlio ci sono due avvallamenti. Per avere gli esiti della super-perizia disposta dal pm ci vorrà, invece, ancora qualche mese. L’esperto ha chiesto una proroga per consegnare i lavori già avviati. La testimonianza chiave della donna è stata messa agli atti dai vigili. Domenico Musicco, il presidente dell’Associazione nazionale vittime incidenti stradali, che segue da legale le famiglie Brandi e Aubry (mamma Antonella e mamma Graziella sono ormai unite nella battaglia oltre che nel dolore), non ha dubbi: «Le carenze infrastrutturali causano il 30% degli schianti mortali. Buche dappertutto, strisce che si cancellano, segnaletica carente. Roma - dice - è in pole position». 
 

Ultimo aggiornamento: 13:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA