Barillari ricoverato per una buca a Roma: «Chiedo i danni al Comune»

Lunedì 9 Luglio 2018 di Simone Canettieri
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Barillari ricoverato per una buca a Roma: «Chiedo i danni al Comune»

Lungo sospiro di sollievo: «Per fortuna i romani non sono algidi come gli inglesi. Quando sono caduto e mi hanno visto sdraiato per terra si sono fermati tutti. Per darmi l’acqua, una sedia, il ghiaccio, un conforto». Pausa. Affondo: «Comunque ho deciso: chiederò i danni al Comune, lo faccio per me, ma soprattutto per gli altri, non si può rischiare la vita in una buca. Basta. Ragazzi, ma Roma dove sta andando? Meno male che ho salvato le macchine fotografiche, almeno...». 

Dalla camera 315 di una clinica privata al Gianicolo, il nostro Rino Barillari, il re dei paparazzi, per tutti The King, è un leone in gabbia. È sdraiato sul letto, circondato dalla moglie Antonella e da un paio di amici ristoratori (fonti notturne primarie). Ha la gamba destra fratturata, la stessa dove lo accoltellarono i tifosi della Lazio anni fa. Dato di cronaca: in 54 anni di pazzesca carriera, per questa icona della Dolce vita con incursioni negli Anni di piombo, è il ricovero 163. Il più surreale e beffardo.

Rino, come stai?
«Mi sento umiliato, rotto, questo è un danno per tutti i romani. Povera Roma, com’è ridotta. Serve davvero un miracolo del Vaticano».

Addirittura?
«E certo».

Partiamo da sabato pomeriggio.
«Sono uscito di casa, direzione via Veneto: dovevo fare un servizio a un grande attore americano, un’esclusiva».

Chi era?
«Eh, no: è privacy».

Va bene, invece cos’è successo?
«In via di Campo Marzio, un sampietrino rialzato, la strada disconnessa e una maledetta buca mi hanno tradito. Per salvare la borsa, dove custodisco macchina fotografica, flash, obiettivo e altri segreti, sono caduto dalla parte della gamba sbagliata».

Poi?
«Per fortuna i romani sono straordinari».

Anche la sindaca Virginia Raggi sabato è inciampata in centro storico, un paio d’ore prima di te.
«E’ la democracy, bellezza».

Sei stato messo ko da una buca: il colmo, no?
«E meno male che lo posso raccontare. Ormai la città non è a misura di uomo. Anzi, ecco un retroscena, fresco gustoso e inedito».

Prego.
«Quando ho fatto il servizio esclusivo di Macron e Brigitte a cena a Roma, lei si appoggiava a lui perché aveva paura di cadere mentre camminava in Corso Vittorio. Ma è possibile? Che figura facciamo, poi questi tornano a casa, parlano, ci sfottono».

Entra un’infermeria, per portare un antidolorifico. Barillari la fissa: «Ti guardo, già mi sento meglio. Agitation», e sfodera un sorriso cinematografico da commedia all’italiana. La ragazza, un po’ imbarazzata gli domanda: dunque è caduto in una buca? «Lo chieda alla Raggi. E comunque mica sono Fantozzi. I miei dolori sono come l’amore. Ma qui ci sono suore che ballano la notte?». Risata generale. La maschera di The King cambia per un attimo: «Mi dispiace davvero per Carlo. Vanzina, un grande, quanti ricordi». Poi si fa passare dalla moglie la borsa con i ferri del mestiere. Pesa una decina di chili. Se la porta sempre dietro. Di giorno e, soprattutto, di notte. Con gli anni, forse, gli ha cambiato anche la postura. Tira fuori la macchinetta: fa uno scatto a occhi chiusi. Ride. La usa con la cura di un bambino davanti a un bel giocattolo. 

Dicevamo che è il colmo: a 17 anni, finisti per la prima volta in ospedale: rissa in via Veneto con quel gigante di Peter O’Toole. Ora sei out per una buca.
«Già, ma stavo lavorando. Ho rischiato la vita tante volte. Sono stato accoltellato, per salvare una ragazza a piazza Navona di notte per poco non vado al Creatore, ma questo è un segno dei tempi, pessimo».

Denuncerai il Comune.
«Ci penserà mia moglie, poi appena vedo Grillo glielo dico: meno male che non c’erano le buche».

Ma hai la gamba fratturata: quando tornerai a lavorare?
Prova a intervenire la moglie. Lui le va sopra con la voce.
«Sì, mi hanno dato 40 giorni di prognosi, prima di poter ritornare in pista».

Impossibile.
«Anche perché sono dieci giorni che ho smesso di fumare, ora pure stare senza lavorare mi sembra troppo».

Appunto, ma come farai?
«Mi prendo una sedia e mi metto seduto ad aspettare. Poi scatto. Si scrive privacy, ma si legge provaci. Bisogna provarci sempre. D’altronde, la guera è guera. No?».

Ultimo aggiornamento: 15:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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