Barberini, la sfida di Gennari: qui dialogano antico e moderno

Sabato 14 Dicembre 2019 di Laura Larcan
«Il museo deve essere un luogo dove il visitatore venga stimolato e sfidato, dove trovi il proprio spazio da vivere e condividere, dove ritorni come fosse un’abitudine». Flaminia Gennari Santori parla con passione, pesa le parole ma poi si anima. Guida Gallerie Nazionali Barberini Corsini dal 2015, tra i primi super-direttori nominati con bando internazionale dalla riforma del ministro Dario Franceschini, e pronta ora all’impresa del secondo mandato fino al 2023. Romana, classe ‘70, internazionale lo è sempre stata, dopo ruoli di primo piano in istituzioni tra New York e Miami. Con lei, il rilancio del complesso museale passa per un rinnovo importante, a lungo atteso, dei percorsi di visita. Proprio ieri, ancora un traguardo, ha inaugurato a Palazzo Barberini dieci nuove sale sulla pittura della fine ‘500 e ‘600. Sembra essere questo il segno che Santori Gennari vuole lasciare. «Palazzo Barberini è l’unico museo di pittura antica di Roma che non è una quadreria storica: è un museo che con le sue collezioni può cambiare. Il segno è proprio quello di sperimentare un’idea di museo dinamico, dove il passato può dialogare con il contemporaneo». 

GLI OBIETTIVI
Il nuovo mandato ha già la sua tabella di marcia. «Abbiamo già una programmazione fitta. A novembre del 2020 inaugureremo il nuovo spazio dedicato alle mostre. Le prossime mostre saranno eventi pensati in scala diversa, frutto di coproduzioni internazionali. Il tutto sarà coronato nel 2023, quando ricorrerà il cinquecentesimo anno dall’incoronazione di Urbano VIII, che celebreremo con un grande progetto espositivo legato alla figura di Maffeo Barberini, papa Urbano VIII e artefice della Roma barocca». Il 2020 sarà l’anno di Raffaello. Chi più di Palazzo Barberini con la Fornarina sarà protagonista? «Abbiamo ragionato in modo sistemico e credo che l’anno Sanzio sia giusto per far viaggiare la nostra Fornarina alle Scuderie del Quirinale, in un contesto di rilevanza internazionale piuttosto che lasciarla da sola. Non mi piacciono le opere-santino, credo nei musei mobili anche in termini di prestiti, purché i progetti siano all’altezza dell’opera e l’opera sia in condizioni di viaggiare. Quando a marzo la Fornarina si sposterà, smontiamo le sale del Cinquecento e le riallestiamo per celebrare Orazio Borgianni, un pittore caravaggesco importantissimo al quale non è mai stata dedicata una monografica».

IL CAMBIAMENTO
E se le si chiede a caldo: Fornarina o Giuditta? Lei si infervora: «Tutte e due. Sono talmente polari ed epocali, colgono a distanza di un secolo il cambiamento della storia e della società. La Fornarina, ritratto ipnotico, esprime l’essenza di Raffaello, che in quella sua firma speciale diventa artista maturo, consapevole, gentiluomo, principe, nei confronti della società. La Giuditta esprime un modo nuovo del racconto biblico. Nella sua crudezza e forza realistica Caravaggio infonde il senso di giustizia e vendetta nobile».

<HS9>La Galleria Corsini, in via della Lungara, è l’altra grande sfida: «È un luogo che va riportato al centro dell’attenzione pubblica. Un traguardo l’abbiamo avuto con la mostra fotografica di Mapplethorpe, vista da 30mila persone, un dato significativo. L’idea è di puntare a proposte alte, di qualità, sul filo rosso della storia del collezionismo. A febbraio ritornerà per la prima volta dopo duecento anni l’Autoritratto di Rembrandt, quadro Corsini, esportato nel 1799». Un sogno nel cassetto? «Conquistare sempre più gente, rendere il museo più accogliente e stimolante, luogo di cittadinanza, dove si ritorna, che sappia avere una sua forza nel turismo mordi e fuggi di Roma». A questo aiuterebbe anche la caffetteria che Flaminia Gennari Santori punta ad aprire entro due anni. 
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