Baby sitter boom: si trovano sul web e costano meno. Tariffe giù del 5%

Giovedì 13 Settembre 2018 di Valeria Arnaldi
Chiamare una babysitter perché stia con i bambini il tempo di una cena, negli orari di lavoro o di qualsiasi altro impegno, oggi costa meno. La tariffa media nel nostro Paese è 7,90 euro l’ora. Lo scorso anno era 8,34 euro. Un lusso, cui molte famiglie, non a caso, erano state costrette a rinunciare, ripiegando sull’aiuto di amici e parenti, in particolare nonni. Oggi si spende il 5,27% in meno. A fare i conti è il rapporto annuale sull’analisi della tariffe delle babysitter in Italia, pubblicato da Yoopies, start-up europea specializzata nei servizi alla persona, diventata un riferimento nel babysitting. Tra le possibili cause dei ribassi, una crescita del numero d’iscrizioni di babysitter, tra le quali anche alcune giovanissime, e la diffusione sempre maggiore di piattaforme specializzate. 

SISTEMA
«Dopo un 2017 che ha registrato un aumento vertiginoso dei prezzi mettendo in crisi i genitori - afferma Nunzia, responsabile servizio clienti Italia di Yoopies - quest’anno i prezzi del babysitting si sono “normalizzati” grazie a piattaforme on line, come la nostra, che permettono ai genitori di trovare un collaboratore di fiducia competente spendendo poco». Il sistema piace, funziona e si vede: nel 2017 le babysitter iscritte alla piattaforma erano circa 150mila, ora sono 307mila. Per trovare la babysitter più adatta alle proprie esigenze basta andare su internet, selezionare i profili nella propria zona, leggere i commenti degli altri genitori e scegliere con un semplice clic. 
«Il calo delle tariffe delle babysitter - commenta Nicola Ferrigni, sociologo della Link Campus University - va di pari passo con il cambiamento dell’andamento demografico. Aumenta la popolazione anziana, servono più badanti, mentre nascono meno bambini e quindi c’è meno bisogno di babysitter. Senza dimenticare le politiche di welfare che cercano sempre più di conciliare vita privata e lavoro. Meno richiesta sul mercato porta ad adeguare il prezzo. Sul ribasso, incide anche una riflessione culturale: il dibattito pedagogico ha portato le mamme ad affidare meno i figli ad altri». 
Certo è che il cambiamento di abitudine si è tradotto pure in una “normalizzazione” delle tariffe. Almeno, di quella media. <HS9>Le differenze tra regioni, infatti, ci sono. E non sono da poco. Il Lazio è la più cara, con una tariffa oraria di 8,31 euro. Seguono, distanziate, Umbria e Molise, entrambe con 8 euro. Decisamente più economiche, la Puglia con un costo di 7,53 euro l’ora, e la Campania, con 7,39. La tariffa più bassa d’Italia si ha in Basilicata, con 7,11 euro. La “distanza” tra la più costosa e quella che, invece, lo è meno, è di oltre un euro, precisamente 1,2 euro. Così, ad esempio, nel Lazio per avere una babysitter per un pomeriggio intero si spendono circa 42 euro. E se il servizio occorre per cinque giorni lavorativi si arriva a sfiorare di pochi centesimi i 208 euro. In Lombardia, dove le tariffe sono passate da 8,83 a 7,99, per un pomeriggio se ne pagano meno di 40, per cinque giorni non si arriva a 200 euro. In Basilicata, un pomeriggio costa 35,5. Per il periodo di cinque giorni si arriva a 177,5. 

DIFFERENZE
La mappatura delle tariffe registra cali, anche sensibili, al Nord. In Liguria, l’anno scorso si spendevano 9,21 euro l’ora, quest’anno sono 7,94. In Valle d’Aosta da 9 euro si è passati a 7,63. In Lombardia la cifra era 8,83, oggi è 7,99. E le rimanenti regioni del Nord, che erano ampiamente sopra agli 8 euro, oggi sono tutte al di sotto di quel tetto: Emilia Romagna, Toscana, Marche e Sardegna. Giù pure i prezzi di Campania, Basilicata e Calabria. Differente è la situazione nelle altre regioni tra Centro e Sud, dove invece le tariffe aumentano. L’area dove i rincari sono maggiori è quella tra Lazio, che da 8,18 è salito a 8,38, Umbria, da 7,85 a 8, e Molise, che da 7,32 è balzato a 8 euro. Aumenti ma più contenuti in Abruzzo, da 7,70 a 7,79. E i prezzi salgono pure in Puglia, passata da 6,96 a 7,53. Pressoché stabili le tariffe in Calabria e in Sicilia. 
A determinare il divario non pare essere semplicemente il “gioco” di domanda e offerta. Le città in cui si trovano più datori di lavoro sono Roma, Milano, Bologna, Torino, Firenze. Quelle nelle quali c’è la maggiore disponibilità di babysitter sono Roma, Milano, Torino, Bologna, Genova. E se la crisi con la minore disponibilità di risorse può spiegare l’“aggiustamento” delle tariffe verso il basso, a determinare il divario, anche consistente, tra una regione e l’altra potrebbe essere pure la maggiore o minore presenza sul territorio di nidi e strutture ad hoc.
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