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Asse Borrelli-Pizzarotti, la scissione recluta al Nord

Asse Borrelli-Pizzarotti, la scissione recluta al Nord
di Francesco Lo Dico e Stefania Piras
3 Minuti di Lettura
Venerdì 16 Febbraio 2018, 00:06 - Ultimo aggiornamento: 15:17

Al momento sono solo due meteore che si sono affrancate dalla stella più grande. David Borrelli e Federico Pizzarotti sono due ex attivisti che si ritrovano alla stessa fermata, dopo traiettorie completamente diverse. L’incontro ancora non c’è stato. L’intesa nemmeno. Borrelli sta tessendo la tela del suo nuovo Movimento di risparmiatori e imprenditori, una specie di Lega biancoveneta che riesca a federare il mondo delle pmi del laborioso Nordest. Pizzarotti ha battezzato il suo partito dei sindaci che mette al primo posto il lavoro, e quindi offre una sponda istituzionale, urbana, a quel mondo produttivo a cui guarda appunto Borrelli.

 NORDEST In Veneto, ci sono gli imprenditori come Massimo Colomban che negli anni scorsi si erano avvicinati ai Cinque Stelle sotto l’insegna della Confapri (l’associazione delle piccole imprese del Nordest fondata dallo stesso Colomban e da Arturo Artom e dove comparivano anche Gianroberto Casaleggio, Beppe Grillo e Vito Crimi) e parla la stessa lingua della Lega delle origini. «È come se le coop rosse avessero detto a Matteo Renzi arrivederci e grazie: un patrimonio che vale 800 mila consensi».

La metafora è dell’ex braccio destro di Grillo, Nicola Biondo. «Il terremoto in corso - osserva l’ex capo della comunicazione M5s alla Camera che insieme a Marco Canestrari è autore del libro “Supernova” - si spiega facilmente». E si ritorna alla Casaleggio associati nel 2008. Davanti a una cartina geografica. «Gianroberto – racconta Biondo - ci fece mettere seduti.

E poi fece scorrere l’indice lungo la fascia che corre da Novara alle porte del Friuli: «Qui non attecchiamo ragazzi. Dobbiamo diventare come la Lega delle origini». Ma è dura con il M5S attuale: ieri a Trento il reddito di cittadinanza, per dire, è stato sonoramente bocciato in Consiglio provinciale. A coronare il desiderio di Casaleggio sr, federalista della prima ora, sarà qualche tempo dopo David Borrelli che diventa l’anello di congiunzione col mondo delle pmi venete. «Quella di versare le eccedenze al Fondo di garanzia per le Pmi – raccontò Arturo Artom all’Huffington Post nell’aprile del 2014 - è un’idea che venne a me e a Vito Crimi. Ogni anno quel fondo è finanziato per sei o settecento milioni. Con i circa 2,5 milioni versati dai parlamentari le imprese avranno ossigeno per altri cinquanta milioni». Da Treviso intanto David Borrelli se ne è andato. E i suoi fedelissimi ripetono: «non ha mai e poi mai chiesto la deroga del terzo mandato».

TELEFONATA L’eurodeputato trevigiano ha il cellulare staccato ma è riuscito comunque ad avere una conversazione telefonica con Beppe Grillo. L’ex comico ora ha una posizione attendista: è pur sempre ufficialmente in campagna elettorale con il M5S. Lui, Borrelli, è rimasto fedele all’idea originaria: nella sua foto profilo su whatsapp c’è un cyborg con il distintivo delle origini: il logo M5S con beppegrillo.it. Nessuno lo attacca apertamente, e i colleghi del M5S galleggiano ancora storditi. Non teme le Iene, Borrelli, e nemmeno le ricostruzioni sulle sue aziende che nel corso del suo mandato europeo hanno visto lievitare il proprio fatturato. Fiuto per gli affari e spirito di servizio corredano le pagine del suo sito web che pubblicizza i bandi europei per l’innovazione aziendale. «Cercano con la foga qualcosa che non va ma non riusciranno a distruggerlo», commentano fonti vicine a Borrelli. «Non ha dato la liberatoria per accedere ai tabulati del Mef perché non gliela hanno chiesta, e lui se ne era già andato», spiega chi l’ha sentito. In tutti i casi non risultano inchieste dell’Olaf, l’Antifrode europea, su rimborsi M5S a Bruxelles. Gli eurodeputati M5S interpellati sullo stato delle donazioni al fondo del microcredito dicono: «Dovrebbe essere tutto a posto». 

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