Salvataggio Alitalia, spunta mina fiscale da 40 milioni

Salvataggio Alitalia, spunta mina fiscale da 40 milioni
di Umberto Mancini
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Lunedì 10 Febbraio 2020, 00:11 - Ultimo aggiornamento: 11:56

Allarme rosso per Alitalia. Anzi allarme fisco sui conti della compagnia di bandiera che, come noto, perde in media 2 milioni al giorno e che, dopo l’uscita di scena di Vito Cozzoli dal ministero dello Sviluppo, sembra abbandonata a se stessa. Il dossier sul salvataggio era infatti nelle mani del potente capo di gabinetto del ministro Stefano Patuanelli passato dal Mise alla presidenza di Sport e Salute. Per il commissario Giuseppe Leogrande non è facile trovare un interlocutore con il quale provare a disinnescare la mina delle tasse. Alitalia, si sa, brucia circa 600 milioni l’anno e ha bisogno come il pane dei 400 milioni di liquidità che il governo le ha assegnato. Ma questi fondi, necessari per far volare gli aerei, comprare il carburante, stipendiare i dipendenti, rischiano di essere intaccati da un battaglia fiscale che, se non disinnescata, può avere conseguenze disastrose. 

I DETTAGLI
Secondo il fisco, allertato da un esposto di un sindacato minoritario, piloti e hostess avrebbero pagato il 50% di tasse in meno sulla parte della retribuzione variabile. Da qui l’avvio, all’inizio dell’anno, di circa 3.600 cartelle esattoriali (con importi che variano dai 2.500 agli 8.200 euro) da parte dell’Agenzia delle entrate. Una raffica di avvisi a tutto il personale viaggiante. 

Nel mirino, scendendo nei dettagli tecnici, voci riconducibili alle indennità di volo. Secondo i sindacati sarebbe stata proprio Alitalia a sbagliare i calcoli. Sono però i lavoratori a dover pagare subito, in attesa ovviamente di chiarimenti, oltre al dovuto, multe ed interessi. Ma il salasso non durerà solo un anno. Piloti e hostess, sempre che l’Agenzia delle Entrate non torni sui propri passi visto che c’è un confronto in corso, saranno costretti a pagare le cartelle per un periodo che va dal 2014 ad oggi. In media 4.000 euro all’anno. Ma è sopratutto per l’azienda che il conto è salatissimo: fino a 40 milioni per mancati versamenti all’Inps. Il motivo? Sbagliando il calcoli degli stipendi, almeno nell’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate, sono stati versati meno contributi previdenziali. Ed ora bisogna correre ai ripari. 

Non solo. Il commissario Leogrande, che cerca la sponda con le principali organizzazioni sindacali, dall’Anpav a Cgil, Cisl e Uil, ha anche il problema della cig anticipata ma che non è stata ancora corrisposta all’azienda. Quando un’azienda mette dei lavoratori in cassa integrazione in genere anticipa il sussidio al lavoratore e poi si ripaga con i versamenti che l’istituto previdenziale è tenuto a rimborsare. Di fatto, spiegano fonti sindacali, è dal mese di settembre che Alitalia anticipa la Cig al personale viaggiante senza ottenere nulla. Mancano infatti i decreti attuativi che Leogrande sta sollecitando da quando è arrivato sul ponte di comando del vettore.

IL NODO CIG
In attesa di avere delle risposte dal ministero, il commissario unico e il direttore generale Giancarlo Zevi sono al lavoro per comprimere le spese. Da un lato si stanno rivedendo i contratti di leasing, dall’altro si studia un taglio di 8 aeromobili che comporterebbe una riduzione dei costi. Previsti anche esuberi che, il governo è d’accordo, potrebbero usufruire di scivoli e prepensionamenti. Riducendo così al minimo l’impatto sociale. Per fare questo però sarà necessario creare una newco, mentre dovrà essere il Tribunale a dichiarare la cessazione dell’esercizio d’impresa da parte dell’Alitalia in gestione commissariale. 

Nella newco - il ministro Patuanelli immagina una holding - dovrebbero essere divise in tre le attività aziendali principali. Una dedicata alla parte volo (razionalizzata e con i dipendenti necessari a garantire il pareggio), una alla manutenzione e l’ultima all’handling. I debiti e gli esuberi resterebbero invece in capo alla bad company, gestiti cioè dall’Alitalia in liquidazione. Ma prima c’è il dossier fisco da risolvere. 
 

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