Airbnb, chi affitta più di 3 case sarà tassato come una impresa

Airbnb, chi affitta più di 3 case sarà tassato come un impresa
di Luca Cifoni
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Giovedì 13 Febbraio 2020, 00:46 - Ultimo aggiornamento: 15:11

La stretta sulle locazioni brevi e dunque sul fenomeno dell’Airbnb arriva nel disegno di legge sul turismo e prende una forma piuttosto semplice: chi affitta più di tre case sarà considerato come un’impresa, sia che si tratti di persona fisica che di società. Il provvedimento messo a punto dall’ufficio legislativo del ministero dei Beni culturali e del turismo contiene in realtà altre novità rilevanti, dagli incentivi per le attività commerciali nei piccoli paesi delle aree interne alla revisione dell’imposta di soggiorno.

Bed&Breakfast, arriva la stretta che salva i centri storici delle città

Ma sarà probabilmente l’articolo sugli affitti brevi a far discutere di più, dopo che nei giorni scorsi lo stesso ministro Franceschini aveva anticipato la propria volontà di intervenire sul fenomeno che caratterizza sempre di più i centri storici delle città italiane e che - secondo la relazione illustrativa del testo in preparazione - «non appare allo stato adeguatamente disciplinato».




I VINCOLI
La regola è piuttosto drastica e riguarda le locazioni abitative per finalità turistiche di durata non superiori a 30 giorni, comprese quelle in cui sono inclusi altri servizi come la fornitura di biancheria o la pulizia: se le unità immobiliari sono più di tre si intende che l’attività è svolta in forma imprenditoriale ai sensi del codice civile, con tutti i vincoli e gli obblighi relativi. La norma vale anche per i contratti stipulati tramite agenzia di intermediazione oppure «soggetti che gestiscono portali telematici mettendo in contatto persone in cerca di un immobile con persone che dispongono di unità immobiliari da condurre in locazione». Quindi i siti come Airbnb. L’intervento legislativo si aggiunge agli adempimenti inseriti per questo tipo di attività nel decreto crescita dello scorso anno: obbligo di trasmissione dei dati all’Agenzia delle Entrate (con possibilità di fruire della “cedolare secca” al 21%) e identificazione tramite un codice alfanumerico in un’apposita banca dati (ancora tutta da costruire). 

Un altro articolo del testo punta a rivitalizzare i borghi delle aree interne, colpiti dallo spopolamento: si tratta di quelli inclusi nella relativa Strategia nazionale 2014-2020, con popolazione fino a 1.000 abitanti. A chi avvia o mantiene negozi o attività economiche lo Stato è disposto a concedere per cinque anni l’esenzione dalle imposte sui redditi, dall’Irap, dall’Imu ed anche dal versamento dei contributi previdenziali e assistenziali. L’agevolazione sarà finanziata da un apposito fondo, con tetto massimo di spesa che è in via di definizione. Inoltre scatterebbe la possibilità di ricevere in comodato per un periodo massimo di 10 anni immobili di proprietà dello Stato.

C’è poi la revisione dell’imposta di soggiorno: in particolare la facoltà di istituirla verrebbe estesa a tutti i Comuni, mentre attualmente è limitata ai capoluoghi di Provincia e alle località turistiche. L’importo del prelievo non sarebbe più legato alla fascia di prezzo, ma espresso in percentuale con un massimo fissato al 5 per cento del prezzo corrisposto. Si continuerebbe ad applicare il tetto di 5 euro per notte. Il gettito complessivo è comunque previsto in aumento per la probabile adesione di un maggior numero di Comuni.

LA SENTENZA
Nel disegno di legge vengono poi disciplinate le professioni turistiche, anche a seguito di una contestazione della normativa italiana da parte della commissione europea e della sentenza della Corte costituzionale che attribuisce allo Stato (e non alle Regioni) le competenze su questa materia. In particolare viene stabilito che per l’accesso alla professione di guida turistica servirà la laurea triennale; ci sarà una disciplina transitoria per chi già svolge questa attività con abilitazione. Altre novità riguardano la stabilizzazione delle agevolazioni fiscali per le imprese del settore turistico, l’uso di immobili pubblici per le attività culturali e ricreative e l’istituzione di “quartieri degli artisti”, zone franche urbane in cui concentrare programmi di defiscalizzazione e decontribuzione

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