Ior, Cipriani e Tulli condannati a risarcire 40 milioni per gli investimenti manipolati

Ior, Cipriani e Tulli condannati a risarcire 40 milioni per gli investimenti manipolati
di Rosario Dimito
3 Minuti di Lettura
Sabato 22 Gennaio 2022, 11:48

Città del Vaticano - Il nuovo clima di riforme vaticane avviato da Papa Benedetto XVI e proseguito con vigore da Papa Francesco continua a produrre i benefici attesi. Gli ex amministratori dell'Istituto per le Opere di Religione, più comunemente conosciuto con l'acronimo Ior, la banca del Vaticano, sono stati condannati in appello per una serie di operazioni finanziarie e investimenti, tutti avvenuti nel periodo 2010-2013, che si sono rivelati sin da subito gravemente dannosi in quanto problematici e, in diversi casi, anche illegittimi e oggetto di procedimenti penali.


Dopo le dimissioni degli ex amministratori, lo Ior li ha citati in giudizio per recuperare il danno subito. La corte nel corso del giudizio di primo grado, ha accertato il danno per 47 milioni di euro. La sentenza di primo grado è stata appellata dai due amministratori Paolo Cipriani e Massimo Tulli. Il giudizio di appello che si è concluso in questi giorni in Vaticano, ha pienamente riconosciuto le ragioni dello Ior e ha condannato Cipriani e Tulli a risarcire l'Istituto con oltre 40 milioni di euro, per effetto di una diversa metodologia di calcolo del danno. Gli investimenti contestati per cui l'ex direttore generale e il suo vice sono stati condannati, sono stati effettuati per il tramite del fondo lussemburghese Optimum Evolution Fund SIF e gestiti dalla Optimum Asset Management Sa.


Questi includono un investimento nel palazzo della Borsa di Budapest (a sua volta oggetto di altre cause ancora in fase istruttoria a Malta) e vari investimenti immobiliari negli Stati Uniti d'America, nonché il pagamento di commissioni indebite.
In particolare la Corte li ha condannati a risarcire allo Ior 35,7 milioni di euro a titolo di danno emergente, nonché di 4,7 milioni di euro a titolo di lucro cessante (per un totale di 40 milioni 540mila euro, oltre alla svalutazione monetaria e agli interessi legali). La Corte ha inoltre posto le spese di giudizio a carico degli appellanti, incluso quelle relative al primo grado.


Proprio l'investimento nel palazzo di Budapest, realizzato da Cipriani e Tulli con il fondo Optimum Asset Management gestito da Alberto Matta, ci riporta all'altro importante procedimento in corso in Vaticano, quello relativo all'immobile di Londra in Sloane Avenue. Due palazzi, quello della Borsa di Budapest e quello degli ex magazzini Harrod's di Londra, che condividono molte analogie e sollevano significativi interrogativi: furono acquistati per fondi istituzionali in cui aveva investito l'Enasarco e successivamente ceduti nello stesso periodo a fondi in cui avevano investito alcuni enti del Vaticano.


Il giudizio segue ad una profonda opera di rinnovamento e trasformazione dell'Istituto in attuazione delle importanti riforme del settore finanziario vaticano e della Santa Sede.
Lo Ior gestisce un patrimonio di circa 5 miliardi di euro e nel 2020 ha realizzato un utile netto di 36,4 milioni di euro.

© RIPRODUZIONE RISERVATA