Tentò di rapire una bambina: somala presa ma già libera

Venerdì 5 Aprile 2019 di Alessia Marani
Tentò di rapire una bambina: somala presa ma già libera

Aveva tentato di strappare una bimba di 21 mesi dal passeggino spinto dalla nonna per portarsela via. L'incubo lunedì mattina in via Cernaia. Maria R., 86 anni, si era opposta con tutta la sua forza al rapimento e con l'aiuto di due passanti era riuscita ad allontanare la donna. Poi, terrorizzata, in compagnia del genero era andata dai carabinieri di via del Macao a sporgere denuncia. Ieri mattina, quella donna, N. A. somala di cinquant'anni, irregolare nel territorio italiano, e senza fissa dimora, è stata riconosciuta e fermata dai militari dell'Arma nei pressi della stazione metropolitana Castro Pretorio. Ma per lei, nonostante i precedenti per lesioni, resistenza a pubblico ufficiale e rissa, non è scattato l'arresto. La Procura ha ritenuto sufficiente una denuncia a piede libero per tentata sottrazione di minore.

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PERPLESSITÀ
La mamma della bambina, Gloria, però, avverte: «Non sia mai che quella donna torni nel quartiere. Mia figlia ha pianto disperatamente per tutta la mattina. Mia madre e tutti noi siamo ancora sotto choc. E se fosse riuscita a tirarla via dal passeggino? Che fine avrebbe fatto fare alla mia bambina? E se capitasse ad altri?».
Nonna Maria, lunedì mattina, stava accompagnando la bambina al nido. Percorreva la solita strada da casa a scuola, a qualche metro dal semaforo all'angolo con via Goito, quella signora «una donnona, alta 1,80 metri, magra, con il cappotto nero stretto e i capelli che sembravano sporchi», le si è parata davanti. Senza dire parola, ha afferrato per le spalle la piccola seduta e legata al passeggino, provando a portarla via. «Aveva una determinazione spaventosa - ricorda Maria - ho gridato aiuto, sono accorsi due giovani che hanno fatto una fatica immane per allontanarla, prendendola ciascuno per un braccio. Siamo andati via, i due ragazzi mi hanno scortata per un bel pezzo, ci giravamo e lei era ancora là, immobile, lo sguardo fisso su di noi. Mia nipote piangeva, io cercavo di tranquillizzarla».

CARENZA DI STRUTTURE
N.A. potrebbe soffrire di disagi psichici, ma se anche fosse, quale possibilità di protezione avrebbe se non un ricovero in un reparto psichiatrico in ospedale? Posti in centri specializzati sono rari. I carabinieri, intanto, hanno avviato le procedure dell'Immigrazione perché sia valutata l'espulsione della donna dall'Italia. «Li ringraziamo per avere subito trovato e fermato questa persona pericolosa - aggiunge Gloria - Però, ora, non vorremmo che il loro lavoro fosse vanificato. Soprattutto non vogliamo correre il rischio di rincontrare quella donna».

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