Welfare, in Spagna sistema nazionale ma gestione agli enti locali

Mercoledì 30 Settembre 2020 di Elena Marisol Brandolini
Welfare, in Spagna sistema nazionale ma gestione agli enti locali

Con la Costituzione del ’78 nasce lo Stato Sociale spagnolo (Art. 39-52) che sostituisce il modello corporativo imposto dalla dittatura franchista con politiche di welfare con i tradizionali pilastri di Sanità, Scuola e Previdenza, sotto i governi del socialista Felipe González, e si rinnovano nel tempo, con l’introduzione del quarto pilastro dei servizi sociali e della cittadinanza.  Il welfare spagnolo rientra nel Modello Mediterraneo, con un intervento prevalente dello Stato, una presenza del privato nella gestione di alcuni servizi pubblici e un importante affidamento sulla struttura familiare sostenuta dalle donne. Il Sistema nacional de Salud è universale e la sua gestione è affidata alle Comunità Autonome. La Spagna destina il 23,4% del Pil alla spesa sociale, contro la media europea del 27,9%, con la crisi del 2008 ci sono stati tagli e privatizzazioni nella Sanità. Anche la Scuola ha competenze decentrate; nelle Comunità più ricche avanza il modello privato e concertato. Il sistema previdenziale è a ripartizione, le pensioni pubbliche sono contributive e non contributive, mentre i fondi pensione sono poco sviluppati e solo in alcune Comunità. Diversi gli strumenti di protezione del lavoro, a cominciare dagli Erte (tipo Cig). Per il quarto pilastro, ci sono i servizi sociali gestiti dalle amministrazioni locali, i diritti di cittadinanza per sostenere le persone non autosufficienti (Ley de Dependencia) e combattere la povertà (Reddito Minimo Vitale).
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Ultimo aggiornamento: 1 Ottobre, 09:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA