Mobilità dolce, quei “fuorilegge” già padroni delle nostre vie

Mercoledì 14 Ottobre 2020 di Benedetto Saccà

Giusto un anno e mezzo fa, erano apparizioni fulminee, capaci di suscitare quasi più un sorriso che la sorpresa. Poi, nell’andare del tempo, si sono moltiplicati, hanno silenziosamente ma allegramente dilatato la propria diffusione e, adesso, non resta da annotare altro se non che abbiano invaso – in senso stretto e in senso lato – le strade (e non solo) delle nostre città. I monopattini elettrici, insomma, sono oggi i molto discussi protagonisti della mobilità cittadina e in particolare della mobilità – poeticamente definita – dolce.

 

I DETTAGLI

È utile allora provare a incorniciare il fenomeno nel quadro dei numeri: che non parlano, ma possono spiegare parecchio. Bisogna sapere, innanzi tutto, che esistono rare cifre ufficiali legate ai monopattini elettrici. O meglio. A comporre lo scenario, piuttosto, è un’infinità di dati cui non è mai estraneo qualche vizio: la scarsa freschezza della ricerca, ad esempio, o la ristrettezza del campo visivo. Comunque. Accettando di tollerare un certo grado di sfocatura, si può calcolare che in Italia i monopattini elettrici in condivisione fossero 27.150 al mese di settembre, seminati in 17 città (da Roma a Milano, da Torino a Palermo) e offerti da 38 servizi differenti. Non è tutto. Perché sono circa 400 mila gli italiani che usano il monopattino in sharing: e oltre l’87% (350mila) lo utilizza per andare a lavorare. Quanto al ritratto di chi sceglie di usarlo, è perlopiù un ragazzo di un’età compresa tra i 25 e i 34 anni. Meno le donne, secondo le ricerche. È evidente, quindi, che l’idea e il prodotto siano rivolti a una platea giovane, se non molto giovane. Del resto accedere ai monopattini è semplice; e al gesto non manca di certo una componente – non insignificante – di divertimento. Dunque. Basta scaricare sul proprio smartphone l’applicazione (gratuita) di uno dei gestori del servizio. Completata la registrazione – ed è necessaria la carta di credito –, attraverso la app è possibile visualizzare la mappa della città che indica il monopattino più vicino. Per inciso, vale forse la pena di attardarsi per un istante a riflettere sulla circostanza per cui, in totale disinvoltura, ormai confessiamo a decine di app dove siamo e quali siano i nostri numeri di telefono e di carta di credito. Chiusa la parentesi. Dopo aver raggiunto il monopattino, è sufficiente inquadrare con il telefonino il Qr Code – quella specie di codice a barre quadrato – disegnato sul manubrio e, magicamente, attendere che il silenzioso mezzo si accenda. Acceleratore, freno: e si parte. Alla fine del viaggio al termine della città, si rallenta, si scende, si dovrebbe scattare una foto per verificare che il parcheggio sia corretto e si paga: in genere 25 centesimi per ogni minuto di impiego, oltre che un euro allo sblocco (una sorta di scatto alla risposta). Va specificato che alcuni operatori intervengono e spostano il monopattino, se è posteggiato male. Ecco. E qui esplode il gran problema. Critiche sono d’altronde diverse questioni. Una per tutte: il frequente oltraggio alle regole. Secondo una ricerca dell’istituto mUp Research in collaborazione con Norstat per Facile.it, il 52,7% degli utenti dichiara di usare il monopattino elettrico sul marciapiede o nelle aree pedonali. Gli incidenti sono un appuntamento quotidiano – durante l’estate, 154 a Roma (53 solo dall’1 giugno al 7 ottobre, dati forniti dalla Polizia locale) e 178 a Milano – e l’impressione di assistere impotenti a un passaggio a vuoto delle norme è sempre più squillante. Molte persone, specie molto giovani, trovando spassoso l’uso del monopattino, confondono il divertimento con il gioco e rimuovono l’idea di guidare tra le auto e i passanti. Così la strada, di riflesso, diventa uno spazio ricreativo in cui ricamare evoluzioni da Formula 1; e il marciapiede un parcheggio dove lasciare il monopattino inventando magari installazioni artistiche degne del futurismo. Per tacere degli incoscienti che imboccano le vie contromano o tradiscono i più banali principi del codice: a cominciare dal rispetto dei semafori. A soccombere, ovvio, sono i pedoni, in particolare gli anziani e i bambini. Corrono, corrono troppo, i monopattini, credendosi forse un po’ pedoni e un po’ motorini. E, non per caso, sono stati avvistati in autostrada (lungo la A14 e la A24), beati a sfrecciare ben oltre gli 80 chilometri l’ora. Le vittime, purtroppo, si contano già. Illuminanti sono i dati raccolti dall’istituto Isfort nell’Osservatorio Audimob del 2020 sui comportamenti di mobilità degli italiani, in uscita nelle prossime settimane: l’84% dei 3.400 intervistati si dice d’accordo nel mettere regole molto stringenti all’uso e per la circolazione del monopattino; e il 70% lo ritiene un mezzo molto pericoloso per chi lo guida e per gli altri utenti della strada.

LA DISCIPLINA

Eppure le leggi esistono e sono anche dettagliate. E non pochi le rispettano. Sotto il profilo normativo, dal primo marzo i monopattini sono equiparati alle biciclette elettriche. Non possono superare i 25 chilometri orari – 6 all’interno delle aree pedonali – e devono avere una potenza massima di 0,50 chilowatt. Possono circolare sulle strade urbane o sulle piste ciclabili delle extraurbane. E ancora. Per guidarli l’età minima è di 14 anni, e i minori devono avere almeno il patentino per il motorino. Un altro elemento dibattuto è l’uso del casco: al momento è obbligatorio solamente fino ai 18 anni.

È anche vietato trasportare altre persone. Le multe possono arrivare a 400 euro: e, ad agosto, nel solo centro di Roma, sono state comminate oltre 200 sanzioni. La polizia stradale raccomanda poi di condurre a mano il monopattino quando si crea un pericolo per i pedoni. Colpisce e meraviglia, però, che non vi sia l’obbligo di una copertura assicurativa. Certo, se esistessero più piste ciclabili e meno buche nelle nostre città, la vita e la convivenza sarebbero più semplici sia per i pedoni che per gli appassionati del monopattino. Così lavorare nell’orizzonte di un affinamento delle regole – e di uno sviluppo del grado del senso civico – è evidentemente la strada da seguire.

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LE 7 REGOLE D'ORO

1 CASCO L’uso del casco è obbligatorio solo per i conducenti minorenni

2 VELOCITÀ Il limite è di 25 km/h sulla carreggiata e di 6 km/h nelle aree pedonali

3 ETÀ E PATENTE L’età minima è 14 anni. Non serve patente (sì patentino solo per i minorenni)

4 TELEFONINO Le mani devono essere libere. Uso del telefono previsto con auricolare

5 PEDONI È obbligatorio condurre a mano il monopattino quando si può essere di intralcio o creare pericolo per i pedoni (strisce pedonali)

6 DOVE CIRCOLARE Ok in aree pedonali, nelle strade urbane e sulle extraurbane solo su pista ciclabile

7 SEMPRE DA SOLI Bisogna tenere la destra e viaggiare in fila. Vietato portare persone e animali

Ultimo aggiornamento: 16 Ottobre, 10:55 © RIPRODUZIONE RISERVATA