Il webinar del Messaggero «Crescita al femminile pilastro del Recovery»

Venerdì 30 Ottobre 2020 di Maria Lombardi

«Una responsabilità storica», per Elena Bonetti. «Una priorità», per Vincenzo Amendola. Puntare sulla “crescita al femminile” per uscire dalla crisi è una necessità, concordano il ministro per le Pari opportunità e la famiglia e quello degli Affari Europei. E il Recovery Fund una straordinaria occasione per l’empowerment femminile, sottolineano i due rappresentanti del governo intervenendo al quarto webinar del ciclo “Obbligati a Crescere” dal titolo «Resilienza, Competenza, Competitività: la Crescita è al Femminile» andato in onda ieri mattina sul Messaggero.it e su tutti i siti del gruppo Caltagirone Editore e aperto dal direttore del Messaggero, Massimo Martinelli. 
Per andare avanti, raccomandano anche le manager che hanno preso parte all’evento, bisogna coinvolgere sempre di più la metà rimasta finora indietro. Le donne. Stanno già pagando più di tutti la crisi della pandemia - sul lavoro e in famiglia - e adesso con il pericolo di un nuovo lockdown rischiano di ritrovarsi nella Fase 1, stritolate tra figli a casa e smart working. «Un errore chiudere le scuole. Si punta a un’interruzione della diffusione dei contagi senza avere alcun dato scientifico che dimostri che è attraverso le scuole che il virus si diffonde. Si sarebbe dovuto provvedere a organizzare test e trasporti e non è stato fatto. La chiusura delle scuole ha un costo sociale altissimo e un’efficacia bassa». 


I FONDI EUROPEI
Due anni di scuola «perduti» in questo modo, aggiunge Elena Bonetti, lasceranno un vuoto incolmabile, «con il rischio di dispersione scolastica che penalizzerebbe soprattutto le ragazze».
Il ministro Amendola invita ad «affidarsi alla scienza» in questo momento così difficile. Niente polemiche all’interno del governo. Unito invece nell’indicare tra le priorità del Recovery Fund «l’equità di genere e l’empowerment femminile». Se l’occupazione delle donne arrivasse al 60%, il Pil aumenterebbe di 7 punti: «ed è una sottostima», sostiene Magda Bianco, capo del dipartimento Tutela clienti ed educazione finanziaria della Banca d’Italia, intervenuta al webinar. Insieme all’occupazione, «deve crescere anche l’attenzione delle donne ai temi finanziari. Questa competenza più bassa rispetto agli uomini si traduce in minore reddito e minore ricchezza anche pensionistica». 


Lucia Calvosa, presidente dell’Eni, sottolinea come la «diversity sia un arricchimento all’interno dei board e abbia portato a una femminilizzazione dei comportamenti e delle decisioni». C’è molto da lavorare sull’autostima, secondo Laura Cavatorta, componente del cda di Inwit e Snam, «le donne si valutano sempre meno di quello che valgono, devono imparare a essere più oggettive. Una donna in un cda può fare molto per le altre. E ritengo fondamentale la valutazione dell’impatto di genere di qualsiasi iniziativa per evitare che involontariamente peggiori la situazione». Federica Tremolada, managing director Southern & Eastern Europe di Spotify, orgogliosa di lavorare in un’azienda «in cui vogliamo dare voce a tutte le diversità, a partire dal gender gap», ricorda il progetto Equalizer per promuovere la presenza delle donne nella musica, «nelle classifica solo il 4% delle artiste italiane».


FATICA E SACRIFICI
Tanta fatica e tanti sacrifici per arrivare, «e poi ai convegni ti chiamano signora mentre gli uomini sono sempre dottori». Cristina Scocchia, amministratore delegato del gruppo di cosmetici Kiko, racconta la sua esperienza all’estero, «in Italia è più difficile per una donna guidare un’azienda. Vieni vista in maniera diversa. Poi magari dicono: sì, fa l’amministratore delegato ma perché si occupa di bellezza, senza chiedersi se l’amministratore delegato non debba avere le stesse competenze in una azienda che fa tondini di ferro». Scocchia, fan dello smart working, avverte il rischio di «trasformarsi tutti in ologrammi. Dopo la pandemia mi auguro che si torni a un bilanciamento tra ufficio e casa». Il Covid, è convinta, «cambierà lo stile di leadership, da verticale a orizzontale, più inclusiva».
 

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