La cultura guarda oltre, in musei e fondazioni boom al femminile

Mercoledì 28 Ottobre 2020 di Laura Larcan

La cultura è donna? Molto nel pubblico, più per exploit nel privato; molto negli staff dei grandi musei, meno nella dirigenza dell’editoria; molto nel talento creativo artistico, più episodica nei ruoli manageriali; molto nella ricerca, ancora in evoluzione nei mestieri del cinema. La cultura al femminile vive di traguardi e di limbi. Ma quei traguardi danno la misura di un cambiamento. I Beni culturali oggi ne offrono una fotografia. Attenzione, in un contesto lavorativo da ente pubblico (l’universo ministeriale, per intenderci), la presenza femminile non è mai mancata. Oggi però, molte posizioni apicali appaiono guidate da donne. «I dati sono molto confortanti - spiega Federica Galloni Direttore generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Mibact - La rappresentanza femminile dirige circa il 37% delle 43 Soprintendenze Archeologia, belle arti e paesaggio sul territorio nazionale. Nei musei, poi, circa il 70% sono in capo a donne, e la guida di ben 11 istituti autonomi di 2° fascia su 28 è tutta al femminile. Infine per gli uffici centrali del ministero la percentuale sale addirittura a circa il 60%: delle 12 direzioni generali, infatti, le donne ne guidano 7».

I beni culturali

Negli ultimi cinque anni, insomma, la presenza femminile è emersa in modo particolare: «Il lavoro di cura dell’interesse pubblico portato avanti dalle donne del Mibact è esemplare - riflette Galloni - Si tratta di un contributo costante, ricco di professionalità. Proprio nella collaborazione, si distingue l’apporto della dirigenza femminile». È stata la stessa Galloni, con una lunga carriera da dirigente, a nominare nel 2017 Cecilia Alemani alla guida del Padiglione Italia della Biennale di Venezia. Un legame con la laguna per la Alemani riconfermato quest’anno dal ministero che l’ha voluta come prima donna italiana a dirigere l’intera progettazione artistica della prossima Biennale. L’arte ha una forte componente femminile: «Tra musei pubblici, privati, e fondazioni partecipate, negli ultimi 5 anni la presenza femminile nei ruoli apicali è cresciuta del 60%», commenta Umberto Croppi direttore di Federculture. Un’esperienza che Croppi può ben testimoniare visto che da presidente della Quadriennale di Roma vanta due donne ai vertici: Ilaria Della Torre, alla direzione della Fondazione, e Sarah Cosulich alla direzione artistica. E non gioca solo in casa. Federculture ricorda i ruoli strategici giocati dalle donne nel panorama attuale. La manager Samanta Isaia alla guida della direzione gestionale della Fondazione Museo Egizio di Torino, «un esempio di eccellenza sul piano amministrativo in questo momento in Italia», commenta Croppi. A Venezia è sempre una donna, Gabriella Belli, a dirigere la Fondazione dei Musei Civici, così come Cristiana Perrella che guida il Centro Pecci di Prato o Laura Valente al Museo Madre di Napoli. Roma vanta un parterre di figure chiave. A partire dalla guida dei Musei Vaticani nelle mani di Barbara Jatta (prima donna nella storia). La soprintendente speciale è Daniela Porro, mentre la sovrintendente capitolina è Maria Vittoria Marini Clarelli. Le donne guidano i principali musei: Giovanna Melandri al Maxxi, Francesca Cappelletti alla Galleria Borghese, Edith Gabrielli al Vittoriano, Flaminia Gennari Santori a Palazzo Barberini. E Cristiana Collu dalla sua Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea quest’anno ha addirittura istituito le “quote rosa” per la collezione, garantendo che le artiste donne esposte siano almeno il 30% del totale. Ce n’era bisogno? Il dibattito si è scatenato. In molti (e non solo uomini) ribadiscono che a contare nell’arte è il talento e non il sesso. Ma altrettanti ammettono che nell’arte servono anche opportunità. E se si guarda al patrimonio antico? «Possiamo dire senza timore che oggi l’archeologia è donna - dichiara la direttrice del parco archeologico del Colosseo Alfonsina Russo - Qualche tempo fa la prima indagine sulle caratteristiche del lavoro archeologico in Italia ha evidenziato come le donne costituissero il 71% della forza lavoro. Sono donne che quotidianamente, anche in condizioni difficili e molto spesso con una occupazione precaria, lavorano nei cantieri su tutto il territorio nazionale». Un esempio? «Potrei citarne molte - osserva la Russo - ma amo ricordare Alessandra Melucco Vaccaro, archeologa italiana ed intellettuale di alto profilo, per l’impegno per la conservazione e per l’innovazione nelle metodologie di restauro». Non è così allineato, invece, il mondo dell’editoria. Secondo Annamaria Malato, Amministratore delegato della Salerno Editrice e Presidente della Fiera del libro di Roma Più libri più liberi, c’è bisogno di una spinta di reni del mondo femminile per arrivare a parificare la situazione.

 

Libri ed editoria

 «Il ruolo delle donne nell’editoria italiana rispecchia quanto avviene ancora oggi nel nostro paese: solo una donna su 5 in Italia ricopre cariche apicali nel mondo dei libri. L’Ufficio Studi dell’Associazione Italiana Editori rileva che il 22,3% dei ruoli dirigenziali sono femminili, contro il 77,7% di presenza maschile. Questo è un dato ancora più eclatante se messo in correlazione con due elementi - continua la Malato - il primo è che questi numeri si ribaltano se si guarda agli “ingressi” nell’editoria, provenienti dai principali master delle università italiane. Ben il 65% sono donne. Appare dunque evidente che esiste per le donne una difficoltà nel crescere all’interno delle aziende. Il secondo dato è che la lettura in Italia vede una netta “supremazia” delle donne: dichiarano di leggere infatti ben il 69%, contro il 56% degli uomini. Sarebbe logico pensare - conclude l’editrice - che le donne siano le più idonee a dirigere imprese volte ad un mercato in prevalenza femminile, ma ancora una volta non è così». E il cinema diventa una cartina di tornasole sul fattore “D”: «Si stanno facendo passi in avanti - racconta Laura Delli Colli, presidente della Fondazione Cinema per Roma - Basti pensare che abbiamo avuto statistiche passate che evidenziavano come in Italia solo il 10% di film erano diretti da registe donne». E ricorda, Delli Colli, come alla Festa del cinema di Roma 17 film portavano la firma di donne. La fatica sta tutta nel «superare gli squilibri di genere, i dislivelli di stipendio, ma anche gli stereotipi dei mestieri ritenuti solo maschili - sottolinea la giornalista e scrittrice - Nel cinema il ruolo della donna è sempre stato legato a mestieri nell’ombra, tra sartoria, parrucchiere, segreteria, mentre la fotografia, gli operatori di macchina avevano una connotazione maschile. Ora i ruoli stanno cambiando. La più grande fonica italiana è una donna, Maricetta Lombardo. Le scuole di cinema aiutano questa crescita: tante donne vogliono fare regia, sceneggiatura, produzione. La battaglia su questo tema è forte». 

Ultimo aggiornamento: 29 Ottobre, 07:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA