I no vax che rifiutano le cure, pentiti sull'orlo del baratro

SANITA' Terapia intensiva, molti no vax che rifiutano le cure
di Nicola Munaro
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Giovedì 13 Gennaio 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 11:57

VENEZIA - Sono pochi casi, nemmeno una decina, ma ci sono anche loro nella cronaca - che si farà storia - di questi due anni di pandemia. Sono i no-vax più convinti, persone così tanto certe di avere a che fare con un raffreddore qualsiasi e così sicure che i vaccini portino conseguenze disastrose e le cure ospedaliere siano solo una sorta di tortura, da arrivare a rifiutarle. Salvo poi pentirsi quando non c’è quasi più nulla da fare e riuscire - grazie proprio alla tanto bistrattata scienza degli ospedali - a mettersi alle spalle la lotta più difficile con il coronavirus. 


LE AUTO DIMISSIONI
Andando in ordine di tempo le storie più recenti riguardano un cinquantottenne e un ventunenne entrambi di Chioggia. Nelle scorse settimane i due, dichiaratamente contrari al vaccino contro il coronavirus, si erano presentati in Pronto soccorso all’ospedale clodiense con difficoltà respiratorie. L’esito del tampone d’ingresso aveva confermato i sospetti di una positività al Covid-19 e gli altri esami hanno detto che la situazione era, se non grave, almeno seria per entrambi. Su tutti, il parametro più preoccupante è stato quello della saturazione di ossigeno nel sangue, ben al di sotto dei valori standard e tale, vista l’infezione da Sars-Cov2 in atto, da suggerire un ricovero nel reparto di Malattie infettive per applicare le cure e superare senza troppi intoppi la malattia. Ricovero che i due hanno invece rifiutato senza nemmeno pensarci troppo. Tornati a casa, la situazione più difficile l’ha vissuta il cinquantottenne che ha visto peggiorare le sue condizioni al punto tale da ripresentarsi, alcuni giorni dopo, ancora al Pronto soccorso di Chioggia e, a quel punto, accettare l’intervento della sanità. Vista la sua cartella clinica i medici hanno deciso il suo trasferimento al reparto Covid del Civile di Venezia con l’ossigenazione meccanica per aiutare la respirazione, compromessa dalla malattia.


IL (QUASI) GRAN RIFIUTO
È stato però nei mesi scorsi che la volontà anti-cure di una donna l’ha portata sull’orlo del baratro. 
Si tratta di una quarantacinquenne mestrina che più volte si era detta contraria ai vaccini. Il virus però non l’aveva risparmiata e sul finire dell’estate la quarantacinquenne era stata ricoverata in ospedale. Più volte, mentre era cosciente su un letto del reparto di Malattie infettive, aveva rifiutato l’intervento delle terapie proposte dai medici del reparto Covid dell’ospedale dell’Angelo, compreso il trattamento con le monoclonali che le era stato proposto.
La malattia e il suo continuo «no» all’intervento della medicina con il protocollo anti-virus l’aveva portata in Terapia intensiva dove si era decisa ad accettare le cure solo quando i medici le avevano prospettato un esito nefasto del suo ricovero. Insomma, davanti alla prospettiva del decesso anche la sua ferrea convinzione che tutto fosse solo una gigantesca montatura e che non necessitava di cure particolari.


LE DIMISSIONI
L’applicazione sulla donna del protocollo standard, dall’intubazione alle terapie monoclonali, ha poi portato alla guarigione della quarantacinquenne che poi è stata dimessa ed è tonata a casa senza riportare particolari traumi legati al long-Covid. Storie simili a quelle di altre persone non vaccinate che anche nel Veneziano hanno rifiutato di entrare in ospedale.

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