La grande fuga degli stagionali: dai bar ai ristoranti, manca il 20% del personale

La grande fuga degli stagionali: dai bar ai ristoranti, manca il 20% del personale
di Giuseppe Babbo
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Lunedì 4 Aprile 2022, 09:42 - Ultimo aggiornamento: 5 Aprile, 16:02

JESOLO - Le prenotazioni ci sono, a mancare però sono i lavoratori. E con l'inizio della stagione ormai imminente, il problema rischia di trasformarsi in emergenza. Anche perché nell'ultimo mese la situazione non è cambiata di molto, anzi: la maggior parte delle attività sono ancora senza lavoratori stagionali. Continua la difficoltà a reperire personale per hotel, ristoranti, negozi e attività collegate al mondo del turismo.


ATTIVITÀ IN CRISI

A mancare sono soprattutto chef, receptionist e addetti di sala. A Jesolo, solo negli hotel, trovano occupazione circa 6mila addetti, dei quali ad oggi almeno il 20% manca all'appello. Ma a cascata la situazione si sta riversando anche su altre attività come ristoranti, bar, gelaterie e negozi. Tutti alle prese con la stessa difficoltà, ovvero l'assenza di personale, soprattutto nei turni serali e per i weekend.


MANCANO VIGILI

Addirittura delle difficoltà si stanno registrando nel settore pubblico, visto che al bando per l'assunzione di 11 agenti di Polizia locale stagionali, con un contratto di 5 mesi, le domande protocollate in Municipio sono state 51, mentre una decina di anni fa erano 500. Ma se l'assenza si avverte maggiormente per le figure specializzate, a mancare sono anche i giovani, perché se fino a qualche anno fa la stagione veniva vista come un'opportunità per pagarsi gli studi o per non gravare sulla famiglia, oggi non è più così. Molteplici i fattori che hanno contribuito a questa situazione: dal reddito di cittadinanza che può disincentivare la cultura del lavoro all'emergenza Covid, soprattutto per il turismo e la ristorazione, che viste le tante chiusure può aver fatto perdere attrattività a un settore che ora può apparire meno solido rispetto ad altri.


LE CATEGORIE

«È un problema complesso spiega Massimiliano Schiavon, presidente regionale di Federalberghi , già emerso prima della pandemia e che negli ultimi due anni si è acuito e difficilmente potrà essere risolto a breve. Serve un cambio culturale per rendere questi lavori più attrattivi, ma va cambiata anche la formazione nelle scuole, serve un approccio che tenga conto dei cambiamenti avvenuti negli ultimi anni. Aggiungo che le contrapposizioni tra parti sindacali e mondo imprenditoriale non servono a nulla: oggettivamente il Governo deve fare la propria parte, il cuneo fiscale è troppo pesante, servono incentivi». E soprattutto un'unità di intenti nel mondo imprenditoriale. «Leggo proposte di lavoro con premi per chi lascia un impiego a favore di un altro prosegue Schiavon Simili idee non dovrebbero nemmeno esistere: non si risolve in questo modo il problema».


NUOVE FORESTERIE

Una delle soluzioni lanciate dall'Associazione jesolana albergatori (Aja) è invece quella di creare una foresteria per i dipendenti che arrivano da fuori Comune. Per questo l'Aja sta predisponendo un bando con cui individuare un hotel che verrà concesso agli imprenditori soci, che potranno farvi alloggiare i propri dipendenti. «Uno dei maggiori problemi dice Alberto Maschio, presidente di Aja è il fatto che molti lavoratori risiedono fuori provincia e fanno difficoltà a reperire alloggi. La foresteria va in questa direzione, è una delle azioni che puntano a rendere il lavoro nel turismo più attrattivo. Il problema da solo non si risolve: se vogliamo ottenere un cambio di tendenza servono azioni concrete e se c'è qualcuno che sfrutta i lavoratori questo fa il male di tutti, prima di tutto della sua categoria».


CONFCOMMERCIO

Per Angelo Faloppa, presidente di Confcommercio Jesolo-San Donà il problema è molto più ampio. «Tutti i settori ormai sono investiti da questa situazione commenta anche quello siderurgico e le attività annuali. Mancano soprattutto le nuove leve, eppure in Veneto il 10% dei giovani è disoccupato, forse però non hanno bisogno di lavorare. Serve un rapido cambio di mentalità: la cultura del lavoro va incentivata».
 

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