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Giovani e lavoro, Paolo Lai: «Certi ragazzi non hanno idea di cosa sia la fatica. Le famiglie? Non vogliono vedere»

Paolo Lai, l'opinione del ristoratore sui giovani e il lavoro
di Elena Filini
4 Minuti di Lettura
Sabato 23 Aprile 2022, 09:57 - Ultimo aggiornamento: 24 Aprile, 10:58

TREVISO - «Non sa caricare una lavastoviglie bene? Avrei dovuto licenziare metà dei miei dipendenti. Ma non credo possa essere solo quello il motivo». Paolo Lai, ex stagista, ex cameriere, e ora gestore di diversi locali in città fa una riflessione sul nodo giovani e ristorazione. «Posso dire che due giorni sono pochi per giudicare un ragazzo. Ma le famiglie non sempre sono obiettive». Il caso della stagista licenziata da un noto ristorante di Conegliano dopo 48 ore dall'inizio dell'esperienza sta facendo discutere e muove sentimenti differenti. «Certi ragazzi non hanno idea di cosa significhi la fatica del lavoro di cucina, ma anche noi adulti dobbiamo capire che siamo dei formatori, avere pazienza e spiegare le cose».

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Davvero due giorni bastano per capire se uno è tagliato per il mestiere?
«Due giorni servono per una prima impressione. Ma io in genere tengo i ragazzi un mese prima di emettere un giudizio. Al netto di quelli che non si presentano più dopo due o tre giorni, perché capita anche questo. Dobbiamo però ricordare sempre che lo stage è una parte di percorso scolastico, non possono essere paragonati da dipendenti. Non è una manovalanza a costo zero: noi abbiamo il compito di mettere questi ragazzi di fronte all'evidenza del lavoro. E questo ti fa avvicinare al nostro mondo, o scappare a gambe levate».


Scaduto il mese, cosa fa?
«Se i ragazzi sono in gamba, e ce ne sono, propongo loro di rimanere magari per il week-end o per la stagione estiva. In caso contrario chiedo di parlare con i genitori evidenzio le cose che non funzionano e magari li consiglio verso altri ambiti. Ma non sempre questa cosa viene capita, spesso le famiglie non vogliono vedere il disinteresse o magari la non attitudine dei propri figli. In generale non apprezzano la franchezza».

Se ti comporti male col cliente, sei sconnesso o maleducato non puoi fare questo mestiere


Ogni anno arrivano da voi almeno una decina di stagisti: impressione generale?
«In generale il livello è buono. Ma anche noi dobbiamo avere un approccio didattico. Se in un locale nessuno ha del tempo per te, tu ti senti respinto e ti chiudi. E poi bisogna dare un minimo di tempo alle persone per ambientarsi».


C'è un motivo per cui anche voi avete mandato a casa uno stagista?
«Si, se ti comporti male col cliente, sei sconnesso o maleducato non puoi fare questo mestiere».


È vero che non si trovano persone perchè i ragazzi di oggi non vogliono lavorare nel week-end?
«Culturalmente da anni è così, le persone non vogliono lavorare il fine settimana. Stiamo tutti soffrendo».


In molti ribattono che però il personale non si trova perchè pagate poco...
«Secondo il contratto nazionale standard al mese si va da un minimo di 1370 euro per 40 ore a circa 2500 euro. È vero che gli stagisti inviati dalle scuole non percepiscono compenso, ma lo stagista che arriva tramite l'ispettorato della Regione percepisce come full time circa 800-900 euro al mese. Non dico che sia moltissimo, ma non mi pare poco».


Cosa si sente di dire sul futuro della ristorazione?
«Che sarà sempre più rosa. Le ragazze sono sempre più brave e determinate, in sala ma anche in cucina».

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