Prof no vax ai Covid party per avere il Green pass: «Pagano anche 300 euro»

I prof no vax si affidano ai Covid party per contagiarsi e ottenere il Green pass rafforzato
di Mauro Favaro
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Mercoledì 12 Gennaio 2022, 06:00 - Ultimo aggiornamento: 13 Gennaio, 11:05

TREVISO - Cercano il contagio da Covid per poter continuare a insegnare con in tasca il Green pass rafforzato, indispensabile per evitare la sospensione, che vorrebbe dire rimanere a casa senza stipendio. E sono pure disposti a pagare: si parla di 200 o 300 euro per una cena con un positivo. I Covid-party rappresentano la nuova frontiera dei prof no-vax. Anzi, l’ultima spiaggia, dato che con l’obbligo vaccinale i docenti che non intendono sottoporsi all’iniezione contro il coronavirus possono rimanere in cattedra solo se hanno la “certificazione verde” riservata a chi è guarito. Alcuni presidi del Trevigiano assicurano di avere la certezza che gruppi di docenti non vaccinati si sono ritrovati con persone positive durante le vacanze di Natale proprio con l’obiettivo di essere contagiati. Con tanti saluti al rispetto di quarantene e isolamenti. Per non parlare degli enormi rischi per chi si espone all’infezione. Ma ottenere oggi il Green pass rafforzato da guariti vuol dire poter continuare a insegnare fino a giugno. Chi ha più di 50 anni, poi, in questo modo risponde pure al nuovo obbligo vaccinale per fasce d’età. 

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GLI APPUNTAMENTI

Incredibilmente per qualcuno il gioco vale la candela. Poi si vedrà. «Ci sono state indicate diverse situazioni riguardanti docenti che hanno organizzato incontri con persone positive con la speranza di prendersi il Covid – rivela uno dei presidi in questione –. Le persone con le medesime convinzioni anti-vacciniste si conoscono. E quando c’è un positivo non perdono tempo. Gli appuntamenti vengono fissati attraverso le chat. Abbiamo sentito direttamente diversi messaggi vocali. Alcuni sono anche disposti a pagare cifre tra i 200 e i 300 euro». Sembra assurdo, ma se il progetto va in porto scattano pure i festeggiamenti. «Dio per questo Natale mi ha fatto il regalo più bello: sono positivo al Covid – si sente in uno di questi audio-messaggi –. Una volta guarito, potrò continuare a insegnare senza più problemi». 


La soddisfazione è confermata anche dai sindacati della scuola. «Diversi insegnanti non vaccinati – confida Giuseppe Morgante, segretario della Uil Scuola di Treviso – ci avevano contattato prima delle vacanze di Natale per affrontare il nodo della sospensione. Pochi giorni dopo, però, ci hanno richiamato tutti contenti perché erano risultati positivi: con il Green pass rafforzato come guariti, per quest’anno sono a posto. A noi non hanno detto espressamente se avevano ricercato il contagio volontariamente. Ma forse è anche meglio così, visto come avremmo potuto rispondere loro». 


IL PARADOSSO

In tutto ciò, c’è pure un paradosso nel paradosso. Cioè la delusione di chi ha inutilmente provato a contagiarsi. «Siamo stati a contatto tutta la sera con un positivo – si sente in un altro messaggio vocale – ma non c’è stato niente da fare: continuiamo a risultare negativi». Sono frasi che fanno male in particolare alle persone che da quasi due anni si trovano in prima linea contro l’epidemia da Covid. «Gli insegnanti e i no-vax in generale che si comportano in questo modo sono dei c…...i che fanno una roulette russa – esplode Francesco Benazzi, direttore generale dell’Usl trevigiana –. Giocano con la loro vita e anche con quella degli altri. Fanno delle cazzate che mettono tutti ulteriormente a rischio». 
Difficile riuscire a trattenere l’indignazione. Tra l’altro in una delle province che è tra le più colpite in assoluto dal coronavirus. Nonostante questo, purtroppo, i casi limite non mancano. L’ultimo è di domenica: una paziente Covid positiva ricoverata nell’unità di Pneumologia di Treviso ha rifiutato il trasferimento in Terapia intensiva. «Nonostante fosse sottoposta a ossigeno ad alti flussi, voleva uscire dall’ospedale e tornare a casa, dove avrebbe rischiato di morire», allarga le braccia Benazzi. Gli specialisti hanno discusso con lei per un’ora e mezza per convincerla a non lasciare il reparto. Alla fine è stata trovata una mediazione con la permanenza di Pneumologia. Ma così è ancora tutto tremendamente più difficile. 

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