No vax. Certificati sospetti in Friuli Venezia Giulia: «Infermità temporanea da mal di schiena»

No vax. Certificati sospetti in Friuli Venezia Giulia
di Marco Agrusti
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Mercoledì 12 Gennaio 2022, 08:44 - Ultimo aggiornamento: 19:51

PORDENONE - Ne hanno provate tante. Prima i certificati - praticamente sempre respinti - che contenevano oscure condizioni cliniche incompatibili con la vaccinazione. Poi la malattia temporanea, ma neanche quella impediva realmente (e legalmente) di poter raggiungere l'hub vaccinale per l'iniezione. Allora, spulciando tra i regolamenti, tra i no-vax si è diffusa una nuova moda: l'infermità temporanea a ridosso della data della vaccinazione. E da cosa sarebbe data, nei casi specifici, questa infermità o invalidità temporanea? Sempre più spesso da forme di lombosciatalgia (forte mal di schiena) o ancora da emicrania. In questo modo anche chi per lavorare deve sottostare all'obbligo vaccinale (si pensi ad esempio agli insegnanti), ottiene la possibilità - sempre temporanea - di far slittare l'appuntamento per l'iniezione e di continuare a percepire lo stipendio, senza incorrere nella sospensione. Ma le maglie dei controlli stanno per diventare più strette e su alcuni casi particolari si sono già posati gli occhi degli investigatori delle tre Aziende sanitarie del Friuli Venezia Giulia, dove sono arrivate le segnalazioni provenienti dalle scuole.


I trucchi dei no vax per non vaccinarsi

In questi mesi se ne sono viste di tutti i colori. E il mondo della scuola è stato tra i primi a testare gli stratagemmi dei no-vax per provare ad aggirare gli obblighi vaccinali. Prima i certificati di malattia, nel mezzo le richieste di aspettativa o i congedi (in quei casi però il pagamento dello stipendio è sospeso), infine l'ultimo trucco, quello dell'impedimento fisico che causa dolore e quindi infermità temporanea.
«Stanno arrivando tanti, troppo certificati che stabiliscono il differimento della vaccinazione - è l'allarme lanciato da Teresa Tassan Viol, presidente dell'Associazione nazionale presidi del Friuli Venezia Giulia -. Normalmente queste comunicazioni vengono direttamente buttate nel cestino dai dirigenti scolastici». Ma in questo caso il percorso dei certificati è un po' diverso, così come potrebbero essere diverse le conseguenze, dal momento che dai vari istituti scolastici le segnalazioni stanno arrivando alle Aziende sanitarie per le necessarie verifiche. «Il problema - ammette però Tassan Viol - è che la struttura sanitaria è già oberata di lavoro e non sarà un percorso semplice, né rapido. Detto questo, una lombosciatalgia oppure un dolore temporaneo non può durare per sempre. Una volta terminato, il dipendente deve comunque procedere alla vaccinazione obbligatoria». A quel punto, se non si è ancora una volta in regola, le strade sono due: la sospensione oppure il congedo. Quindi zero stipendio.


Certificati falsi

Ma l'ondata di certificati, presentati da lavoratori no-vax per aggirare l'obbligo di protezione nel mondo professionale, coinvolge anche chi questi certificati li firma, cioè chi constata dal punto di vista clinico l'esistenza di un dolore o di una patologia. Inevitabile, quindi, che l'attenzione si sposti dall'utente finale, cioè il datore di lavoro, al medico che materialmente mette il suo nome in calce a una dichiarazione.
E proprio su questo tema è intervenuto il presidente locale dell'Ordine dei medici, Guido Lucchini: «Siamo di fronte a un fenomeno complicato, perché ad esempio il mal di schiena è complicato da dimostrare dal punto di vista oggettivo. Si tratta di diagnosi soggettive. Corre però l'obbligo di ricordare a tutti gli associati, quindi ai medici, che la certificazione rappresenta sempre un atto pubblico e che in quel momento il professionista è un pubblico ufficiale. Non voglio pensare che ci siano ancora medici che firmano delle dichiarazioni non congrue. Richiamo l'intera categoria ai principi saldi che rappresentano ogni dottore».

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