Infarto durante la corsa, Carlo Alberto muore a 12 anni. Il papà: «Non ci hanno mai dato speranze, il destino ce l'ha strappato»

Carlo Alberto con la mamma Valentina, il papà Dino e la sorellina
di Serena De Salvador
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Mercoledì 26 Gennaio 2022, 09:54 - Ultimo aggiornamento: 27 Gennaio, 08:30

PADOVA - «Unitevi tutti nella preghiera per lui». Non è bastato l’invito accorato, parto di una speranza forte come può essere solo quella di una madre, espresso ieri, 25 gennaio, da Valentina Ometto per il suo Carlo Alberto. Il bambino, 13 anni da compiere a fine marzo, non è sopravvissuto al fatale malore che lo ha colpito domenica mentre partecipava alla gara campestre Cross della Vittoria a Vittorio Veneto (Treviso). La drammatica conferma è arrivata ieri sera da Treviso, dove il bambino è rimasto ricoverato in questi due giorni e mezzo di agonia, senza mai riprendere conoscenza.
Che la situazione fosse estremamente grave i genitori lo avevano saputo fin da lunedì, ma le equipe mediche dell’ospedale Ca’ Foncello hanno incessantemente continuato a fare tutto il possibile per tentare di salvare il bambino. E ugualmente incessante è stata l’ondata di sostegno, vicinanza e supporto che fin da domenica sera, quando la notizia del malore ha cominciato a diffondersi in tutta la città del Santo, si è riversata sui genitori e sull’intera famiglia del ragazzino.

IL DOLORE
«Si è conclusa la procedura di accertamento del decesso – ha confermato ieri alle 20 l’Ulss trevigiana attraverso il suo direttore generale, Francesco Benazzi – Tutti noi siamo vicini alla famiglia in questo momento di grande dolore».
Un finale purtroppo atteso, come gli stessi genitori avevano dichiarato ieri mattina. «Purtroppo non c’è molto che possiamo dire – ha affermato ieri Dino Massimiliano Conte, padre di Carlo Alberto – Di fatto non ci sono state date speranze». Dopo la rianimazione sul campo di gara andata avanti per più di un’ora e il viaggio contro il tempo in elicottero fino al Ca’ Foncello, il 12enne è sempre rimasto monitorato nella Terapia intensiva neurochirurgica. L’assenza di ossigeno al cervello aveva causato un grave edema cerebrale e lunedì notte avevano preso il via le pratiche per dichiarare la morte cerebrale. Pratiche che aprono un limbo, lungo anche un giorno intero, in cui il destino è segnato ma la speranza rifiuta di lasciare parenti e amici. Data l’assenza dei parametri vitali, l’equipe medica dopo il periodo di osservazione non ha potuto far altro che dichiarare la morte del giovane. La procedura prevede anche la valutazione per l’eventuale espianto degli organi: i genitori lo avevano autorizzato, ma non sarà possibile eseguirlo per ragioni mediche.

LA VITTIMA
Carlo Alberto Conte era nato nel marzo 2009, un anno prima della sorella minore. Con lei e i genitori aveva sempre vissuto in un palazzo che affaccia su Prato della Valle. Da due anni era iscritto alla scuola media Pascoli, in cui frequentava la 2B e dove si era sempre distinto come uno dei più studiosi e meritevoli alunni. Amava i libri Carlo Alberto, ma anche lo sport. Fin dalle elementari aveva cominciato a nuotare, arrivando anche a livello agonistico nelle categorie dei bambini. E poi amava lo sci, sport che praticava soprattutto durante le vacanze in famiglia. E la famiglia, in particolare il papà, gli aveva trasmesso anche la passione per la corsa. Già da piccolo partecipava alle Stracittadine, poi, alla fine dell’estate scorsa, aveva deciso di provare con l’atletica. Era così entrato a far parte della grande famiglia delle Fiamme Oro Padova. «Amava lo sport – ha ricordato il padre – Era un ragazzino sanissimo, non ha mai avuto problemi. Ma era anche bravissimo a scuola, il primo della classe. Non lo meritava, non meritava questo. Era spigliato, gentile, educato, vivace».
Proprio con le Fiamme Oro domenica ha partecipato alla corsa campestre a Vittorio Veneto. Era la sua prima gara: «Doveva essere un semplice allenamento» aveva spiegato, sconvolta, la sua allenatrice Rosanna Martin che ha assistito a tutta la scena. Invece, a 300 metri dal traguardo, Carlo Alberto si è accasciato contro un albero e poi a terra, stroncato da un malore.
Immenso il cordoglio dell’intera città, giunto alla famiglia già da ieri. Ora anche i compagni di classe e dello sport saranno seguiti per elaborare il trauma.
 

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