​Gli appalti all'Ospedale del Mare
«Aziende mai viste, metto solo firme»

Sabato 24 Novembre 2018 di Leandro Del Gaudio
Ticket per una pasticceria in regalo, ma anche soldi cash per instradare le pratiche per definire gli appalti, una serie di benefit destinati a chiunque non ponesse ostacoli. Ne sono convinti gli inquirenti, al termine delle indagini culminate in sei arresti, soggetti ritenuti legati a una gang in grado di turbare gli appalti dell’ospedale del Mare per gli acquisti di materiale elettromedicale. 
TESTE DI LEGNO
Broncoscopia, accertamenti endoscopici e cose simili necessitano di materiale acquistato da società messe in piedi dalla famiglia Dell’Accio, almeno secondo la ricostruzione degli inquirenti. Uno dei punti centrali dell’inchiesta riguarda la presenza di prestanome, di «teste di legno», insomma di soggetti di comodo messi dal gruppo ad amministrare società in grado di relazionarsi con gli uffici della Asl Napoli uno (dove Loredana di Vico è dirigente), ma anche con le case madri dei prodotti elettromedicali, che trovavano conveniente vendere ai privati senza attendere anche cinque anni i compensi dovuti.  
Ma restiamo al capitolo «teste di legno», ai presunti prestanome. È l’undici aprile del 2017, i finanzieri raggiungono e perquisiscono la casa di Giovanni Ruggiero, che firma alcune dichiarazioni sul suo rapporto con la società Maflamed srl ritenute centrali nella ricostruzione del gip: «Per quanto riguarda la società circa tre anni fa fui avvicinato dal mio amico di infanzia Antonio Dell’Accio, che mi chiese di fare l’amministratore di una società perché aveva bisogno di una persona di fiducia. Acconsentii e andammo da un notaio di via dei Mille per firmare i documenti per la ditta Maflamed srl. Sinceramente non mi sono mai recato presso questa società e non so dire neppure dove si trova. Conosco e frequento Dell’Accio, non ho mai ricevuto compensi in denaro o altre regalie ad eccezione dei regali nelle ricorrenze festive per il favore riguardante la carica nella Maflamed srl». Stesso tenore della «confessione» di un altro presunto prestanome, che ammette di aver ricoperto un incarico di fiducia in una delle aziende finite sotto inchiesta. Parla Vincenzo Di Vincenzo, rappresentante della Vicamed, che viene ascoltato l’undici luglio del 2017: «Siamo nel 2004, quando il mio amico commercialista F.C. mi propose di fare l’amministratore di una società per la vendita di prodotti medicali denominata Vicamed srl, in quanto un suo cliente si stava separando dalla moglie e per motivi fiscali riteneva opportuno abbassare il reddito. Il mio commercialista mi disse che era tutto lecito e alla luce del sole. A fronte di questo incarico, mi disse che avrei ricevuto un bonus di 500 euro al mese come compenso». 
I BONUS
Ed è a questo punto che sulla scena si presenta l’imprenditore accusato di aver costruito un piccolo impero a colpi di appalti. Spiega ancora Di Vincenzo: «Andammo dal notaio a formalizzare l’incarico, mi venne presentato Vincenzo Dell’Accio al fine di formalizzare l’apertura della società Vicamed srl della quale assunsi l’incarico di amministratore... in realtà - aggiunge - sono sempre stato estraneo ad ogni attività posta in essere dalla società Vicamed srl, della quale ero solo formalmente amministratore. Non avevo conoscenze nè capacità che mi avrebbero consentito di svolgere il ruolo di amministratore, mentre la società era gestita da Rosario, Vincenzo, Elena e Claudia Dell’Accio, ogni tanto mi chiamavano per firmare documentazione varia, di cui non avevo neppure contezza». Tutto questo in cambio di cosa? «Ricevevo in nero cinquecento euro al mese», ha concluso. Ma la primavera del 2017, quella dei sequestri suscitano clamore in casa Dell’Accio, anche alla luce di quanto viene diramato dagli organi di informazione. Agli atti finisce la conversazione tra Rosa De Petrillo (moglie di Rosario Dell’Accio) e la madre, alla quale racconta il blitz della finanza. 
Rosa De Petrillo: vabbè stamattina so venuti a fare una perquisizione a casa...
Madre: e perché
Rosa De Petrillo: e sono indagati Enzo...
Madre: perché sono indagati
Rosa De Petrillo: e ma che ne so io?
Madre: gli imbrogli 
Rosa De Petrillo: io non so niente, lo sai...
Madre: ma perché tutti questi soldi da dove escono?
Poi commentano la notizia del telegiornale («prendono appalti al triplo del prezzo»), fino a commentare il nome della compagna di Enzo: «Sì, Loredana, quel pezzo grosso della Asl». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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