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Zaky, il tribunale egiziano: altri 45 giorni di carcere. Amnesty: «Decisione choc e inumana»

Lunedì 13 Luglio 2020
Zaky, il tribunale egiziano: altri 45 giorni di carcere. Amnesty: «Decisione choc e inumana»

Patrick Zaky, lo studente dell'Università di Bologna detenuto in Egitto con l'accusa di propaganda sovversiva, starà in galera almeno fino alla fine di agosto. Lo ha deciso il tribunale del Cairo, dopo che ieri c'era stata un'udienza per il rinnovo della custodia cautelare, alla quale, per la prima volta da mesi, era stata ascoltata la difesa. La corte ha deciso di prolungare la misura cautelare per 45 giorni e da Bologna si rinnovano gli inviti al governo a intervenire con meno timidezza sulle autorità egiziane. Zaky, accusato di reati di opinione e attualmente detenuto nel complesso carcerario di Tora al Cairo, è infatti detenuto da febbraio, quando venne arrestato, di ritorno nel suo Paese per un breve periodo.

Ieri la difesa è tornata a chiederne l'immediata liberazione, anche per motivi di salute, visto che lo studente 29enne è asmatico e le condizioni di detenzione vengono ritenute incompatibili con l'emergenza sanitaria. La prospettiva per un suo ritorno in libertà, quindi, si allunga. «Avevamo veramente sperato in un esito diverso, ma la notizia che arriva dal Cairo è ulteriormente choccante», dice il portavoce di Amnesty International Italia Riccardo Noury, commentando all'ANSA il rinnovo della detenzione per 45 giorni: una «decisione inumana, arbitraria che consegna Patrick alla prigione di Tora per un tempo lungo nel quale le autorità egiziane immaginano che noi dimenticheremo la sua sorte. Sbagliano, questo è certo». 


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Amnesty, infatti, rilancia l'appello alla mobilitazione, per evitare che il periodo che in Italia è tradizionalmente dedicato alla ferie, faccia calare l'attenzione sulla sua vicenda. L'ultima volta che Patrick si è presentato davanti alla magistratura egiziana, fa notare la rete internazionale degli attivisti impegnata per la sua liberazione, risale al 7 marzo, visto che negli ultimi quattro mesi il rinnovo della sua detenzione è stato costantemente rinviato e rinnovato senza la sua presenza. «Dopo la decisione della Corte di ieri - scrivono - si prevede che la detenzione di Patrick continuerà fino alla fine del periodo supplementare di 45 giorni, che segnerà sei mesi di detenzione preventiva di Patrick senza la sua comparizione davanti alla procura né alla corte che è incaricata di decidere del suo stato di detenzione».

Patrick Zaky è iscritto, all'Università di Bologna, a un master sugli studi di genere ed è anche un attivista per i diritti della comunità lgbt. Da Bologna prosegue, con Università e Comune in prima linea, la mobilitazione per la sua liberazione. Ma nel giorno della notizia di un prolungamento di un mese e mezzo di una custodia cautelare senza processo, arrivano anche non troppo velate critiche al governo. Se ne sono fatti interpreti l'assessore alla cultura del Comune Matteo Lepore («Bologna e con te... E il governo italiano?», ha detto) e la vicepresidente della Regione Emilia-Romagna Elly Schlein: «La proroga di 45 giorni dell'arresto di Patrick Zaky è uno schiaffo ai diritti umani. Un'ingiustizia nei confronti di un ragazzo detenuto ormai da mesi senza processo. Una decisione grave che il nostro governo non può tollerare in silenzio». La decisione della corte ha mortificato anche le speranze che si erano accese dopo che il governo egiziano aveva annunciato una grazia per 530 detenuti per decongestionare le carceri e dopo che, nei giorni scorsi, era stato liberato Mohamed Amashah, 24 anni, studente di medicina, cittadino americano e egiziano, dopo mesi di azione da parte dell'amministrazione Trump. Amnesty International aveva a più riprese invitato il governo italiano a fare pressione perché Zaky fosse inserito in questo provvedimento. Se ne riparlerà a fine agosto.
 

Ultimo aggiornamento: 19:27 © RIPRODUZIONE RISERVATA