Yemen, ancora terrore e morte: in un raid uccisi almeno sei persone, quattro sono bambini

Yemen, ancora terrore e morte: in un raid uccisi almeno sei persone, quattro sono bambini
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Giovedì 16 Maggio 2019, 19:14

Ancora sangue in Yemen, l'escalation di violenza e terrore ormai sembra non finire più. È di almeno sei morti, tra cui quattro bambini, e decine di feriti il bilancio dei raid condotti stamane dalla coalizione militare a guida saudita su Sanàa, la capitale dello Yemen, e sulle aree circostanti. Lo ha riferito l'emittente al-Jazeera, sostenendo che un missile ha centrato un'abitazione a Sanàa. La coalizione ha confermato i raid, spiegando che hanno l'obiettivo di «neutralizzare l'abilità delle milizie Houthi di eseguire atti di aggressione», come ha affermato il portavoce Turki al-Malki. «Il target dell'operazione è conforme alle regole internazionali. Abbiamo adottato tutte le misure richieste per proteggere i civili», ha aggiunto il portavoce. Secondo alcuni media, durante i raid sono stati colpiti magazzini e depositi di armi dei ribelli sciiti situati sul monte Attan. I raid seguono l'attacco con droni rivendicato dagli Houthi eseguito nei giorni scorsi contro due stazioni di pompaggio di un oleodotto in Arabia Saudita.

E solo il giorno prima le forze lealiste yemenite, sostenute da Riad, avevano ucciso un centinaio di insorti filo-iraniani e che ne avevano catturati circa 120 in quello che viene definito un attacco a sorpresa nella regione centrale di Dali. Le informazioni non sono verificabili in maniera indipendente sul terreno e i media degli insorti Houthi non confermano né smentiscono. Questa notizia viene riportata all'indomani dell'annuncio da parte degli insorti di aver colpito e danneggiato con droni una serie di oleodotti in Arabia Saudita nel contesto dell'inasprimento della tensione tra Iran e Stati Uniti e i loro rispettivi alleati. La tv panarabo-saudita al Arabiya precisa che 97 Houthi sono stati uccisi e che 120 sono stati catturati nella regione di Dali, tra la zona controllata dall'insurrezione sostenuta dall'Iran e quella in mano alle forze lealiste appoggiate da Riad.

Il ritiro degli insorti yemeniti Huthi dalla zona portuale di Hudayda, sul Mar Rosso, è stato compiuto «parzialmente», secondo quanto riferito dall'Onu che monitora la tregua nella città contesa sul Mar Rosso. Sabato scorso, gli Huthi avevano annunciato l'avvio del loro ritiro dal porto di Hudayda e di altri due porti minori nella regione dove dovrebbe transitare l'80% degli aiuti umanitari diretti al Paese falcidiato da una guerra civile e una crisi economica devastanti. Un team dell'Onu presente a Hudayda, guidato dal generale in pensione Micheal Lollesgaard, ha riferito che sia gli Huthi che le forze lealiste filo-saudite si sono «parzialmente» ritirate da Hudayda, «come previsto» dagli accordi raggiunti in Svezia lo scorso dicembre. Gli Huthi hanno consegnato le zone portuali di Hudayda, Salih e Ras Issa alla Guardia costiera yemenita. L'Arabia Saudita sostiene che le forze della Guardia costiera sono in realtà miliziani Huthi con le divise nazionali. Dal canto suo il generale Lollesgaard afferma che nonostante le difficoltà «la cooperazione con le parti è stata buona».

E arriva anche l'allarme di Amnesty International: «La nave saudita Bahri Yanbu, carica di armi che rischiano di essere utilizzate anche nella guerra in Yemen, sta cercando di attraccare nei porti europei per caricare armamenti destinati alle forze armate della monarchia assoluta saudita». È quanto afferma Amnesty international chiedendosi: «porti aperti alle navi che trasportano bombe?» «Dopo aver caricato munizioni di produzione belga ad Anversa - afferma una nota - ha visitato o tentato di visitare porti nel Regno Unito, in Francia e Spagna, e dovrebbe attraccare nel porto italiano di Genova a partire dal 18 maggio. La nave partita dagli Stati Uniti, passata per il Canada prima di arrivare in Europa, ha come destinazione finale Gedda. È perciò reale e preoccupante la possibilità che anche a Genova possano essere caricate armi e munizionamento militare». Ecco perché, prosegue Amnesty «esiste il fondato pericolo che i porti italiani accolgano gli operatori marittimi che trasferiscono sistemi di armi e munizioni destinati a paesi in conflitto. Bombe che alimentano le guerre che a loro volta alimentano le migrazioni che, a parole, tutti vorrebbero prevenire aiutando le popolazioni 'a casa lorò: una vera follia». Amnesty ricorda che assieme ad altre associazioni ha «ripetutamente chiesto ai precedenti Governi e all'attuale Governo Conte di sospendere l'invio di sistemi militari all'Arabia Saudita ed in particolare le forniture di bombe aeree MK80 prodotte dalla Rwm Italia che vengono sicuramente utilizzate dall'aeronautica saudita nei bombardamenti indiscriminati contro la popolazione civile in Yemen». Esportazioni «in aperta violazione della legge 185/1990 e del Trattato internazionale sul commercio delle armi ratificato dal nostro Paese».

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