Attentato a Vienna, ricostruita la rete del gruppo jihadista: si dimette il capo dell'antiterrorismo

Venerdì 6 Novembre 2020 di Cristiana Mangani
Attentato a Vienna, ricostruita la rete del gruppo jihadista: si dimette il capo dell'antiterrorismo

L'Austria fa i conti con gli errori di strategia e di intelligence, e cerca di correre ai ripari dopo l'attentato terroristico che ha stravolto la pacifica Vienna. I ministri degli Interni e dell'Immigrazione hanno ordinato la chiusura delle “moschee radicali”, e il capo della Polizia della capitale austriaca, Gerhard Puerstl, ha annunciato le dimissioni del capo dei servizi di intelligence di Vienna, Erich Zwettler.

Troppi errori sono stati commessi, troppe sottovalutazioni, a cominciare dalla segnalazione arrivata da Berlino e ignorata (anticipata qualche giorno fa dal Messaggero) di monitorare un incontro, che si è svolto a luglio, tra estemisti tedeschi e l'attentatore islamista che lunedì scorso ha ucciso quattro persone. Kujtim Fejzulai, l'estate scorsa era in libertà provvisoria dopo una condanna per aver tentato di raggiungere lo Stato Islamico in Siria. Il vertice organizzato tra jihadisti avrebbe dovuto preoccupare gli inquirenti, così come la segnalazione, sempre in luglio, dei servizi di Bratislava che l'uomo si era recato in Slovenia per comprare munizioni. Anche questa caduta nel vuoto. 

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Ora le indagini stanno andando avanti: otto persone sono state arrestate e per loro è stato confermato il carcere. E un grosso contributo all'intelligence austriaca è arrivato dall'Italia, dalle prime indagini effettuate dall'Aise, diretta da Giovanni Caravelli, e dall'antiterrorismo diretto da Lamberto Giannini. Accertamenti dai quali emerge chiaramente un collegamento tra gli islamici monitorati dagli 007 tedeschi.

 Resta confermato che Kujtim Fejzulai era l'unico attentatore entrato in azione lunedì sera a Vienna. Cittadino austriaco di origini macedoni di etnia albanese, era conosciuto con l'alias "Timi". Nel corso degli anni, pur non avendo potuto raggiungere i teatri di guerra della Siria e dell'Iraq, perché arrestato, condannato, e rimesso in libertà, il giovane ha continuato a radicalizzarsi. E,  in particolare, a tessere rapporti con B. S., considerato uno dei terminali in Europa del gruppo denominato “I Leoni dei Balcani”, a sua volta collegato ad A.G., uno dei membri più attivi, coinvolto in attività di ricerca e approvvigionamento di armi ed esplosivi, nonché, incaricato di costituire una rete di contatti in Europa. Dall'analisi delle comunicazioni intercorse tra i due estremisti, emergono loro connessioni con elementi originari del Tagikistan, in particolare con K. Z., ventiquattrenne tagiko arrestato lo scorso 29 aprile a Tirana (Albania) in esecuzione di un ordine internazionale d'arresto emesso dalla Germania, accusato di far parte di una cellula dello Stato Islamico localizzata in territorio tedesco, composta da altri 4 membri, tutti di nazionalità tagika, arrestati lo scorso 15 aprile in Germania perché sospettati di pianificare attacchi terroristici contro le forze militari statunitensi nel Paese;
 D. G., di origini kosovare e di base in Germania, è considerato collegato a “I Leoni dei Balcani”. La rete del gruppo jihadista fondato nel 2018, coinvolgerebbe anche  N. B., di base in Svizzera, e N. S., attualmente in Kosovo ma con pregressa residenza in Svizzera. Altri elementi del gruppo sarebbero dislocati tra Svizzera e Germania. E uno di questi apparterrebbe alla corrente takfirista ispirata dal predicatore radicale Nedzad Balkan.  K. K., invece, è un giovanissimo del gruppo, nato in Kosovo il 14.06.2004, residente a Vienna.  Arrestato in Turchia nel 2019 per adesione ad associazioni terroristiche, e dopo aver scontato una pena di 15 mesi in Austria è stato rimesso in libertà nel dicembre 2019. Attualmente, nei suoi confronti, pende un ordine di arresto. Sarebbe lui a seguire il profilo Facebook “Kujtim KD", nel quale dichiara di vivere a Vienna e di essere originario del Kosovo. La sua timeline è completamente priva di contenuti pubblici e l'unica foto presente raffigura un "leone".
Uteriori approfondimenti condotti sul  web e sui social media hanno portatro a individuare alcuni tweet pubblicati dall’account Abdlmuntaqeem Al Iraqi or Lloyd Al Amriki username @hyurtay. Il 2 novembre 2020 alle ore 20,55, qualcuno da quel profilo  rispondeva all’account Twitter ufficiale della Polizia di Vienna, che avvertiva di un’operazione della polizia nel 1° distretto della città, affermando in lingua inglese «Giuro su Allah che non avete visto ancora nulla da noi». Dalla stessa pagina, prima che venisse bannata dal social, sono partiti messaggi di incitazione ai “fratelli muwahhidin”: li incitava a tenersi pronti per i giorni a venire. Il messaggio, secondo gli 007, si rivolge verosimilmente ai “fratelli” in Francia, ma è scritto in maniera tale da valere per chiunque “in sonno” fosse pronto per entrare in azione. Nonostante sia stato cancellato, le indagini hanno consentito di stabilire da quale indrizzo mail il profilo fosse partito: hyurtay@hotmail.com.

 

 

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 19:26 © RIPRODUZIONE RISERVATA