Venezuela, Maduro giura e attacca Usa ed Europa

Giovedì 10 Gennaio 2019
Come aveva promesso di voler fare «contro venti e maree», il presidente Nicolás Maduro ha giurato oggi a Caracas per un secondo mandato di sei anni (2019-2025) nelle mani del presidente del Tribunale supremo di giustizia
(Tsj), in un clima di tensione per le numerose critiche formulate nei suoi confronti a livello internazionale.
Davanti ad un pubblico amico guidato dai presidenti di Cuba, Bolivia, El Salvador e Nicaragua, ma in assenza delle
delegazioni di molti Paesi latinoamericani e europei, Maduro ha ricevuto la fascia presidenziale dal presidente del Tsj, Maikel Moreno.

Questi ha ricordato che la Costituzione prevede il giuramento del capo dello Stato davanti all'Assemblea nazionale o in subordine, se ciò non è possibile, davanti al Tribunale supremo. Maduro ha quindi ha giurato «a nome del popolo, per i nostri antenati, per il Libertador Simon Bolivar, per il presidente Hugo Chavez», per «costruire il socialismo del Secolo XXI», per «Dio Onnipotente, e per la mia stessa vita». Mentre fioccavano le dichiarazioni contro la sua decisione di mantenersi al potere, fra cui quelle dell'Organizzazione degli Stati americani (Osa) e dell'Unione europea (Ue), e mentre varie Nazioni latinoamericane (Argentina, Cile, Colombia, Ecuador e Paraguay) lo criticavano ufficialmente, Maduro ha pronunciato un discorso in cui ha ribadito che «la mia elezione è un passo di pace per il nostro Paese».


«Il Venezuela - ha poi detto - è al centro di una guerra mondiale scatenata dall'Imperialismo americano e dei Paesi
satelliti
». A riprova della sua convinzione democratica Maduro, sventolando un libretto della Costituzione venezuelana, ha quindi ricordato che «in 19 anni si sono svolte in Venezuela 25 elezioni, di cui noi ne abbiamo vinte 23». E ha aggiunto che qui «abbiamo tenuto il 15 agosto 2004 il primo referendum revocatorio della storia elettorale mondiale, vinto ampiamente dal presidente Hugo Chávez. In America latina - ha quindi osservato - si sono imposti
negli ultimi anni governi che, satelliti dell'Imperialismo, hanno fatto dell'intolleranza la loro bandiera, mettendo
seriamente in pericolo il pluralismo politico ed ideologico della nostra regione. E noi - ha concluso - dobbiamo lottare
perché la nostra diversità sia accettata e rispettata».

Nella parte finale dell'intervento Maduro non ha risparmiato una frecciata alla scelta delle Nazioni comunitarie di disertare la cerimonia del suo insediamento. «Basta - ha detto - con le aggressioni nei confronti del Venezuela, Ue!». Ed ha concluso, rivolgendosi alla «vecchia oligarchia europea
»: «Rispetta il Venezuela una volta per tutte, o un giorno la storia sarà testimone dei tuoi errori»

Intanto il governo del Paraguay ha deciso di «interrompere le relazioni diplomatiche con il Venezuela»: lo rende noto il ministero degli Esteri paraguaiano attraverso un comunicato ufficiale. In questa direzione, è stata annunciata la chiusura dell'ambasciata del Paraguay a Caracas e il «ritiro immediato» del personale diplomatico paraguaiano accreditato in Venezuela. Allo stesso tempo - aggiunge la nota - verrà concesso «un periodo ragionevole per il ritiro del personale diplomatico venezuelano dal territorio nazionale» del Paraguay.

Il Paraguay fa parte del cosiddetto Gruppo di LimA, l'organizzazione formata da 14 Paesi americani che lo scorso 4 gennaio, riuniti in Perù, hanno firmato, con l'eccezione del Messico, un documento in cui non viene riconosciuta la legittimità del nuovo mandato presidenziale di Nicolás Maduro. «Il Paraguay - si legge nel comunicato del ministero degli Esteri - ha costantemente e in maniera permanente sostenuto, in tutte le istanze multilaterali di cui fa parte, una soluzione pacifica e democratica alla crisi politica, economica, sociale e umanitaria in Venezuela. Tuttavia - aggiunge la nota - si è dovuto prendere atto che tutte queste iniziative hanno fallito e che, dopo elezioni illegittime e fraudolente, il signor Maduro è tornato ad assumere la presidenza». Di qui la decisione del Paraguay di rompere le relazioni diplomatiche con il Venezuela, «nell'esercizio - viene precisato - dei suoi poteri costituzionali e della sua sovranità nazionale». 

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