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Ucraina, italiani sotto le bombe: «La corsa disperata al treno, l'incubo di finire schiacciata»

Viaggio tra gli italiani che vivono in Ucraina. Danilo: "Porto mia moglie al confine, poi torno a difendere il mio ristorante"

Ucraina, italiani sotto le bombe: «La corsa disperata al treno, l'incubo di finire schiacciata»
di Mauro Evangelisti
5 Minuti di Lettura
Domenica 6 Marzo 2022, 08:00 - Ultimo aggiornamento: 11:05

«L'esercito russo è a otto chilometri, in direzione Cherson, che è già stata persa. Ma li abbiamo vicini anche dall'altra parte, verso Bastanka. Nelle altre direzioni i ponti sono minati. La situazione è complicata, perché il cibo sta finendo. Volevano prendere l'aeroporto, con gli elicotteri, ma i nostri - gli ucraini - li hanno abbattuti. Gli ucraini si difenderanno valorosamente».

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A SUD
Il racconto è di venerdì, parla Salvatore Barone, quasi 70 anni, originario della provincia di Caltanissetta, in gioventù poliziotto nei Falchi, a Catania, ma anche artista, cantante («Ho la voce uguale ad Al Bano») da 17 anni vive a Mykolaiiv, città di 476mila abitanti, a sud dell'Ucraina, non lontano dal Mar Nero e dalla Crimea. I russi sono alle porte. Nuova telefonata ieri attorno alle 17: «Stanno bombardando. Sono nel rifugio, i russi ci stanno bombardando, vogliono vendicarsi perché gli ucraini questa mattina hanno catturato i loro carri armati e li hanno portati a sfilare nel centro del Paese». Salvatore è nello scantinato di 80 metri quadrati che aveva, per fortuna, fatto realizzare quando si era costruito la casa. «L'unico modo per fuggire è raggiungere il confine moldavo. Io ho ancora il pieno nella macchina, ma qui ho due case, una moglie ucraina che voleva andare a combattere, due figli. E poi i ponti sono minati».


FUGA DALLA CAPITALE
Italiani in trappola nell'Ucraina, tra i bombardamenti di Putin e l'incertezza sul futuro e sulla strategia dell'invasore. Eleonora Trivigno, da 20 anni a Kiev dove è sposata con un ucraino, fino all'altra mattina andava nel centro commerciale dove gli scaffali si stavano svuotando a fare spesa. «Mio marito è rimasto a combattere, comunque non se ne potrebbe andare perché tutti gli uomini sono arruolati. Io ho sempre detto che non voglio diventare una profuga e dare una soddisfazione a Putin, però mi hanno convinta a lasciare Kiev». Nella tarda serata di ieri, dopo un viaggio lunghissimo, era vicina a raggiungere Leopoli. «In mattinata, alla stazione di Kiev, la situazione era allucinante. La peggiore e più tragica mai vista nella mia vita. Una folla enorme, alle 7 e mezza, che aspettava il treno per poter andare via. Tutti fermi vicino al tabellone che doveva annunciare il numero del binario. Quando c'è stata la comunicazione, è scattata la corsa, terribile, la folla che si accalcava, strattoni, bambini che piangevano, donne che piangevano, alcuni calpestati dalla folla. L'istinto di sopravvivenza ha prevalso». A lei è andata bene, ma anche da Kiev raggiungere il confine è tutt'altro che semplice. Come sempre succede in una guerra, nelle pieghe di un popolo valoroso che resiste ci sono coloro che ne approfittano: faccendieri che riempiono auto o pulmini e promettono di raggiungere il confine, in cambio di cento euro a testa. E anche alla frontiera sono stati segnalati casi di richieste di mazzette. Kiev, nonostante il lancio dei missili e gli allarmi antiaerei, con una parte della popolazione che ormai vive nelle stazioni della metropolitana, prova a non fermarsi, a mantenere una patina di normalità. Michele, 40 anni, originario del Sud Italia, con la fidanzata condivide una teoria: «Secondo noi fuggire da Kiev può rivelarsi pericoloso, per ora è più sicuro restare in città. Per i russi non sarà facile entrare, gli ucraini dal 2014 si preparano a difendersi. Chi tenta di raggiungere il confine deve viaggiare tra bombardamenti, strade minate, rischio di incrociare militari russi. Noi non ci muoviamo».


TRAPPOLA
Danilo De La Cruz, 35 anni, di Santa Marinella (Roma) è in una zona di guerra per caso: era andato a trovare la compagna ucraina che non vedeva dall'inizio della pandemia. Ora è in una casa in campagna, a 30 chilometri da Kiev: «Comincia a mancare tutto, a partire dalle scorte di cibo e acqua. L'ambasciata italiana mi ha detto di raggiungere il confine polacco, altro aiuto non mi ha dato. Ma è impossibile. Non c'è benzina, non ci sono macchine, ci sono le bombe, puoi finire in una strada minata. Spesso dobbiamo correre nei rifugi, che poi sono cantine, perché ci sono i bombardamenti. Non ce la faccio più». Una volta ha provato a uscire da solo in strada, se l'è vista brutta perché è stato fermato da un gruppo di uomini armati ucraini. Temevano fosse una spia russa, per fortuna è intervenuta la compagna di Danilo che ha chiarito il malinteso. Ora proverà a raggiungere la frontiera.


A OVEST
Non lontano dal confine con l'Ungheria, Danilo Dell'Otto, chef romano cinquantasettenne, da due anni ha aperto insieme alla compagna il ristorante Bruschekta, specialità Amatriciana e Carbonara, in una città chiamata Sryj. «La situazione è complicata - racconta - io penso di portare, appena possibile, la mia compagna insieme a suoi tre nipotini al confine con l'Ungheria. Poi però voglio tornare qua, per difendere il mio ristorante e per combattere insieme agli ucraini. Mi sono presentato come volontario, mi hanno consegnato un Ak-47. Qui temiamo molto la presenza degli infiltrati, già all'inizio dell'invasione sono stati fermati tre Suv con a bordo 12 uomini russi in borghese, mercenari. Tutti pensano fossero della Wagner. Sono stati eliminati. Ora devo andare, anche stasera sono nella ronda».

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