Ucraina, dall'ex ultrà nazista al killer ceceno: chi sono i mercenari assoldati per uccidere Zelensky

Kiev ha il battaglione Azov, accusato di simpatie naziste- Il loro capo cresciuto nel tifo della Dinamo

Ucraina, dall'ex ultrà nazista al killer ceceno: chi sono i mercenari assoldati per uccidere Zelensky
di Marco Ventura
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Lunedì 28 Marzo 2022, 06:54 - Ultimo aggiornamento: 18:18

Mariupol resiste, grazie a poche migliaia di irriducibili ucraini sostenuti da ciò che resta del Battaglione d'Azov, diventato Reggimento nel 2016 dopo l'inquadramento nella Guardia nazionale di Kiev e l'operazione (non del tutto riuscita) di lifting delle radici neo-naziste. Qua e là sventola ancora la bandiera giallo-blu mentre piovono i missili russi. Sarebbero 3mila contro 14mila invasori, basterebbe un rapporto di 3 a 1 tra invasori e difensori per chiudere la partita. Dalle perdite che subiranno i russi nella città-martire ucraina si capirà fino a che punto potranno proseguire nell'avanzata in Donbass. Ben due comandanti sarebbero morti su quel fronte, e anche questo spiega il ricorso di Putin ai mercenari siriani, ceceni e ai contractor del gruppo Wagner, che avrebbe cambiato nome in Liga.

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PROFESSIONISTI DELLA GUERRA
Quel riferimento al compositore preferito di Hitler aveva infatti lo svantaggio di rovinare la narrativa del Cremlino sulla cosiddetta operazione militare speciale per de-nazificare l'Ucraina. Come in Somalia, Siria, Afghanistan, Libia, Sahel, così in Ucraina imperversano i Signori della guerra, mercenari, estremisti pagati per combattere i conflitti degli altri. Soprattutto là dove i morti tra i soldati e le vittime civili hanno un peso mediaticamente diverso rispetto a Africa, Medio Oriente, Asia. Meglio che a morire siano quelli per cui è un rischio professionale ben remunerato e non rientrano in alcuna statistica. Sarebbero centinaia i mercenari già morti in Ucraina. I professionisti di Wagner alias Liga sarebbero stati inviati senza insegne a Kiev per uccidere Zelensky, ma con tutta evidenza finora non ci sono riusciti. Nascono sotto le ali di Mosca, una specie di esercito privato di Putin.
Tra i fondatori Dmitry Utkin, ex soldato russo che sfoggia tatuaggi nazisti. A riprova dei legami con lo Zar, una fotografia li ritrae insieme al Cremlino. Ma un altro fondatore, l'imprenditore Yevgeny Prigozhin, è pure lui sodale di Putin, capo della Internet Research Agency russa che fabbrica false bandiere e fake. Aspetto non secondario della moderna guerra ibrida. Gli stipendiati di Wagner-Liga sarebbero attivi intorno a Kiev ma anche a Mariupol, dove serve la loro esperienza di guerriglia casa per casa e in teatri insidiosi come quelli sperimentati in Siria, Libia o di recente Mali (con scorno dei francesi della legione straniera, volati a casa) e Repubblica Centrafricana. Sono pagati in dollari e rubli, ma gli introiti del gruppo arrivano pure dal petrolio e dalle miniere che contribuiscono a conquistare. Al fianco dei russi combattono i ceceni del feroce Kadyrov, individuato grazie alla geo-localizzazione dei suoi video-selfie prima a Kiev, poi a Mariupol, insieme ai tagliagole che al riparo di blindati mitragliano le finestre delle case degli assediati. A guidare le truppe cecene c'è Ruslan Geremeyev, sospettato di essere tra i responsabili dell'omicidio di Boris Nemtsov, l'ex vicepremier di Boris Eltsin e oppositore di Putin, assassinato nel 2015 a Mosca. I russi e i loro mercenari avanzano lungo l'asse est-ovest. Nove edifici su dieci sono distrutti, 2600 case. E i morti ufficiali sono più di 2187, ma potrebbero essere dieci volte di più. La guerra, forse, si decide qui, normale che ci siano le truppe d'élite e quelle più motivate. Come il migliaio e più di guerriglieri della brigata d'Azov, le cui fila con la guerra si sarebbero gonfiate fino a migliaia.

 


L'ULTRÀ
Uno dei capi, Denis Projupenko, nelle migliori tradizioni slavo-nazionaliste alla testa dei tifosi della Dinamo Kiev (come i macellai nelle Krajine jugoslave capi della tifoseria della Stella Rossa di Belgrado), ha postato un video dalla trappola di Mariupol. Su di lui una taglia di 500mila dollari messa da Kadyrov in persona. Da Kiev interviene un altro comandante dell'Azov, Maksim Zhorin, che denuncia il referendum fasullo che Putin starebbe organizzando nelle zone occupate (40mila i deportati in Russia secondo il governo di Kiev) e giura che l'Azov non ha più legami coi neo-nazisti, il suo unico scopo è salvare l'Ucraina e la sua integrità.

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