Putin sta vincendo la guerra? Avanza in Donbass e nel Mare d'Azov, Gilli: «Spinta propulsiva russa, per Kiev resistere è difficile»

Ucraina, Gilli (Nato Defense College): «La Russia affama il mondo, boom di migranti in estate»
di Gianluca De Rossi
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Giovedì 26 Maggio 2022, 13:50 - Ultimo aggiornamento: 28 Maggio, 10:08

La Russia continua ad intensificare i suoi attacchi per annientare l'Ucraina, almeno per quanto riguarda quell'obiettivo strategico che si è prefissata: il Donbass, con il controllo del Mare d'Azov. Le truppe di Putin in una settimana sono avanzate nel territorio ucraino più che nel resto del mese di maggio, tanto che il vice primo ministro del governo della Crimea, Georgy Muradov, canta vittoria: «Il Mare d'Azov è perduto per sempre per l'Ucraina - ha detto Muradov, come riporta l'agenzia di informazione russa Ria Novosti -. I porti delle regioni di Zaporizhzhia e Kherson non saranno mai più ucraini. Sono sicuro che dopo la riunificazione delle nostre regioni con la Russia, il Mare d'Azov tornerà ad essere, come prima, esclusivamente un mare interno della Federazione Russa».

Truppe russe che stamani hanno attaccato 40 città nelle regioni di Donetsk e Lugansk, causando cinque vittime civili e 12 feriti, fa sapere lo Stato maggiore delle Forze armate dell'Ucraina su Facebook, come riportato dall'emittente pubbica britannica Bbc secondo cui sono in corso massicci bombardamenti russi sulla città di Slavyansk, attacchi concentrati per il pieno controllo di Lyman.

Situazione in continua evoluzione sul campo di battaglia che fa dire al Segretario generale della Nato Jens Stoltenberg «nessuno può dire con certezza quando e come finirà questa guerra», riporta il Kiev Independent. Stoltenberg che ha invitato i Paesi membri della Nato a sostenere ulteriormente l'Ucraina nella «guerra di logoramento» della Russia, fornendo armi ma allo stesso tempo prevenendo un'escalation del conflitto per evitare che Mosca veda l'Alleanza atlantica come un organismo belligerante.

Andrea Gilli, ricercatore senior del Nato Defense College (NDC), analizza (con opinioni personali, non della Nato o di NDC) la nuova strategia dell'offensiva russa, partendo da un aspetto centrale: il blocco dell'export ucraino, soprattutto del grano.

Putin, secondo lei, sta cambiando le sorti della guerra in Ucraina?
«Le truppe russe nella prima fase della guerra hanno assediato le città ucraine per portare alla fame la popolazione, ma questa strategia non ha funzionato, non è riuscita a far cadere Zelensky - ha detto Andrea Gilli -. Ora Putin ha deciso di bloccare l'export ucraino, soprattutto dei cereali, per creare instabilità».

Di che instabilità si tratta?
«Instabilità politica, e questa è una minaccia strategica, per freddare il sostegno all'Ucraina di molti Paesi che intravedono difficoltà negli approvvigionamenti alimentari, ma anche instabilità dettata dalla spinta a nuove migrazioni verso L'Europa».

Putin affama Africa e Medio Oriente per ricattare l'Europa?
«Molto probabile e verosimilmente ci potrebbe essere una nuova emergenza migrazioni in estate».

Sul campo la Russia ha aumentato l'intensità delle battaglie, Putin sta vincendo?
«Sta cambiando la situazione. Le truppe russe hanno fatto delle importanti ritirate nel Nord-Est, come a Kharkiv, ma stanno avanzando, lentamente, nel Donbass».

Il Mare d'Azov è perduto per l'Ucraina?
«Si tratta potenzialmente di una perdita importante per Kiev, soprattutto in ottica futura. Per l'Ucraina è dunque necessario andare a "tamponare" le avanzate russe, ma ciò pone inevitabili difficoltà. Per la Russia significa consolidare ed eventualmente aumentare i vantaggi territoriali. Resta da capire quanto durerà questa spinta propulsiva, se ore, giorni o più».

Qual è stata la svolta nella campagna russa, perché ora gli ucraini non riescono a contenere l'avanzata?
«Le difficoltà che la Russia ha incontrato finora sono note. Negli ultimi giorni, nel Donbass, le sue truppe hanno però mostrato un significativo livello di organizzazione e professionalità che a sua volta ha permesso di sfondare le linee nemiche. Difficile dire se gli ucraini sono meno organizzati, sono stanchi o le truppe russe sono riuscite ad identificare, colpire e avanzare in punti più deboli ed esposti. E' comunque un possibile salto di qualità».

Zelensky accusa la Nato dicendo che gli aiuti militari sono insufficienti, ha ragione?
«Stiamo assistendo al primo momento di difficoltà importante dell'Ucraina nel contenere l'avanza russa, se escludiamo i primissimi giorni della guerra. Di sicuro, gli armamenti da soli non bastano, perché bisogna poi saperli usare e avere il personale per farlo».

La Gran Bretagna potrebbe schierarsi al posto della Nato al fianco dell'Ucraina?
«Finora, la Nato ha escluso un intervento diretto. I membri dell'Alleanza atlantica rimangono però sovrani nei loro indirizzi di politica estera e difesa. Difficile quindi valutare e commentare dei lanci di agenzia, ma è importante sottolineare che, fin dall'inizio, ogni Paese sceso al fianco dell'Ucraina ha dato il supporto che era in grado e riteneva necessario fornire. Ciò vale anche per il futuro».

E la Cina, resterà a guardare?
«Dipenderà dalla durata del conflitto. La Cina, tuttavia, in questo momento è alle prese con le difficoltà economiche e sanitarie legate al Covid e concentrata sul congresso del Pcc (il partito comunista cinese) che si terrà nella seconda parte del 2022...»

Infine, l'energia: Il premier Draghi dice che dipendere dalla Russia è quasi sudditanza...
«La Russia ha minato la stabilità e la sicurezza europea a partire dal 2017. I Paesi europei sono però, in maniera variabile, dipendenti dagli idrocarburi russi. Mi sembra ragionevole il discorso di Draghi, per cui dipendere da un avversario è una criticità, non solo per l'Italia, ma per tutta la sicurezza europea».

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