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Ucraina, un attacco all'Occidente è possibile? «Putin potrebbe allargare la guerra in altri scenari come Siria e Balcani»

L'ex direttore del Dis: "La Nato fuori dal conflitto. Poco probabile un attacco diretto contro l'Occidente"

Ucraina, un attacco all'Occidente è possibile? «Putin potrebbe allargare la guerra in altri scenari come Siria e Balcani»
di Marco Ventura
5 Minuti di Lettura
Domenica 10 Aprile 2022, 08:05 - Ultimo aggiornamento: 14:49

Perché l'ambasciatore russo a Washington, Antonov, evoca il confronto diretto tra Russia e Usa se l'Occidente continuerà ad armare Kiev?
«Perché vuole intimidire e minacciare, ben sapendo che una delle regole d'ingaggio precise dell'Occidente nei confronti dell'Ucraina è il non coinvolgimento diretto della Nato nel conflitto».
Per l'ambasciatore Giampiero Massolo, ex segretario generale della Farnesina e direttore dell'Intelligence italiana (Dis), «nessuna delle attività dei Paesi membri della Nato si configura come intervento diretto, ma solo come aiuto a un Paese aggredito che chiede di difendersi, e sono tutte attività compatibili con il diritto internazionale e la Carta dell'ONU».

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Un allargamento del conflitto all'Occidente è possibile?
«Questo genere di escalation verbale tende a precostituire un dossier di pretesti. Oggettivamente, però, prima di far leva su coinvolgimenti diretti della Nato, che non ci sono, e affrontare lo scontro diretto, Putin ha tutto un armamentario di possibilità per allargare il conflitto senza entrare in guerra con l'Occidente. Può creare problemi in altri scenari di crisi come il Sahel, dove operano i mercenari Wagner, o in Siria, nelle Repubbliche caucasiche e nei Balcani, in Bosnia Erzegovina, fomentando le ambizioni della parte serba».

 


Altri modi?
«Potrebbe ricorrere a un'altra tipologia di armi, biologiche o chimiche. L'opzione nucleare sarebbe estremamente grave e appare remota. C'è un dopoguerra anche per Putin e ricorrere a un'arma ancorché di teatro, ma nucleare, rischierebbe di comprometterlo».


Putin ha interesse ad allargare il conflitto?
«No, se avesse successo la sua ridefinizione delle priorità di queste ore. La situazione sul terreno condiziona gli sviluppi e sarà decisiva. Che Mosca abbia ridefinito gli obiettivi prova la sottovalutazione fatta da Putin delle capacità difensive ucraine e della compattezza dell'Occidente, ma anche l'efficacia della tattica occidentale di andare in soccorso dell'aggredito armandolo e sanzionando la Russia in un modo quasi senza precedenti, facendo crescere il prezzo dell'invasione».


Quali gli elementi di dinamismo sul terreno?
«La ridefinizione degli obiettivi porta Mosca ad abbandonare il disegno di debellare l'Ucraina, cambiarne il governo e renderla uno Stato vassallo, poi a consolidare le conquiste nel Sud-Est, impossessandosi di quanto più Donbass possibile, non solo delle due repubbliche separatiste che ne rappresentano un terzo, e garantire contiguità territoriale tra Crimea e Donbass, completando la conquista, sanguinosa, di Mariupol. E forse marciare a Ovest verso Odessa per fare la stessa operazione fra Crimea e Transnistria, precludendo l'accesso al mare dell'Ucraina».


Altri obiettivi?
«Accerchiare le forze ucraine concentrate dal 2014 nel Sud-Est contro i separatisti del Donbass, conseguendo il disarmo, infine tagliare le linee di approvvigionamento e incutere timore. Di qui i bombardamenti, i missili sulle città e le attività stragiste per ottenere l'effetto di fiaccamento psicologico. Nello specifico i russi hanno due obiettivi: la conquista di Dnipro ed eventualmente Odessa».


Una guerra infinita?
«Putin ritiene di avere ancora molte carte da giocare, ma ci sono rumors sul 9 maggio, Giorno della Vittoria per i russi, come orizzonte di una guerra non illimitata e di un possibile successo dell'operazione speciale. Specularmente, però, Zelensky e l'Occidente ritengono di avere ancora molto da difendere e impedire a Putin di definire come successo. Il peluche insanguinato su tutte le prime pagine non può lasciare indifferenti le opinioni pubbliche occidentali».


Putin e i russi minacciano l'arma nucleare se in pericolo esistenziale...
«Siamo ben lontani da questa percezione, e dall'idea dello scontro diretto con l'Occidente. La Russia è sì una potenza nucleare, con un potenziale di ricatto, ma è consapevole di una situazione economico-sociale al limite della precarietà. La possibilità di definire come successo gli obiettivi minimi dell'operazione speciale fa premio rispetto a un confronto globale non sostenibile».


Perché nominare un comandante unico di tutta la guerra?
«È il riconoscimento implicito di una prestazione fallimentare delle forze armate russe, malgrado anni di ristrutturazione. Che il generale Dvornikov si sia distinto in Siria dimostra la vecchia tentazione della guerra massiva, dura a morire nella logica militare russa. Quella in Ucraina è l'antitesi della guerra intelligente, visti i bombardamenti a tappeto e l'aggressività verso i civili».


Adesso c'è anche una guerra di comunicazione...
«È interessante l'uso assolutamente inedito delle notizie d'intelligence: alla guerra di disinformazione russa corrisponde una controffensiva dell'informazione occidentale, specie americana e britannica, in cui le notizie di intelligence vengono usate come arma di prevenzione e contro-informazione».
Secondo il Wall Street Journal, la Cina accelera sul nucleare come deterrente verso gli Usa su Taiwan...
«Lo dice un organo di stampa, non una voce ufficiale, va verificato e finora mancano indicazioni probanti. L'arsenale cinese è inferiore a quello americano e russo. Pechino finora ha cercato di non essere coinvolta negli schemi Usa-Russia. Non salterei a conclusioni, anche se la situazione va monitorata».

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