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Ucraina, dai Mig-29 della Polonia alle sanzioni dei Paesi baltici: le mosse degli altri Paesi per aiutare l'Ucraina senza entrare in guerra

Dai corridoi umanitari all'addio al Consiglio degli Stati del Mar Baltico: non tutti gli stratagemmi però sono andati a buon fine

Ucraina, dai Mig-29 della Polonia alle sanzioni dei Paesi Baltici: le mosse (non sempre riuscite) degli altri Paesi per non entrare in guerra
7 Minuti di Lettura
Mercoledì 9 Marzo 2022, 13:01 - Ultimo aggiornamento: 13:39

Gli aiuti all'Ucraina sono arrivati - direttamente e non - da quasi tutto il mondo. L'Unione Europea ha dato il via a delle sanzioni storiche (e di cui è atteso una terza serie di misure) contro la Russia, senza però entrare direttamente nel conflitto per evitare una guerra mondiale. Stessa cosa hanno fatto gli Stati Uniti e il Regno Unito, che hanno approvato il divieto dell'import di gas e petrolio russi per colpire l'economia. Delle mosse che hanno inevitabilmente aiutati l'Ucraina che si può presentare ai tavoli dei negoziati più "forte".

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Il caso dei Mig della Polonia

Non tutti gli stratagemmi però sono andati a buon fine, ultimo quello della Polonia che si era offerto di mettere a disposizione dell'esercito americano stanziato in Germania i suoi Mig-29 per poi girarli all'Ucraina. Un'offerta che però sembra esser stata declinata, tanto che lo stesso presidente ucraino Zelensky ha chiesto all'Occidente di decidere in fretta sul loro eventuale utilizzo. E anche in questo senso si legge la visita della vice presidente Kamala Harris che sarà in visita in Polonia e Romania a partire da oggi mentre gli Stati Uniti e gli alleati della Nato cercano di potenziare i combattenti ucraini evitando di essere coinvolti in una guerra più ampia con la Russia. A loro volta, gli Stati Uniti fornirebbero alla Polonia jet di fabbricazione statunitense con «capacità corrispondenti». Tuttavia, scrive Usa Today, i funzionari polacchi non hanno condiviso la loro proposta con l'amministrazione Biden prima di renderla pubblica e il Pentagono si è affrettato a smentirla in quanto ritiene l'idea non «sostenibile». Secondo il portavoce del Pentagono, John Kirby, la prospettiva di jet che partono da una base Usa e Nato in Germania «per volare nello spazio aereo conteso tra Russia e Ucraina solleva serie preoccupazioni per l'intera alleanza Nato». Il Pentagono ha comunque detto che gli Stati Uniti continueranno a discutere della questione con la Polonia.

I Paesi baltici

I membri del Consiglio degli Stati del Mar Baltico (Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Islanda, Lettonia, Lituania, Norvegia, Polonia e Svezia) hanno sospeso la Russia e la Bielorussia dalle attività dell'organizzazione. Lo riferisce la Commissione europea. La sospensione di Mosca e Minsk rimarrà in vigore «fino a quando non sarà possibile riprendere la cooperazione basata sul rispetto dei principi fondamentali del diritto internazionale», evidenzia Bruxelles. La Norvegia, che detiene attualmente la presidenza del Consiglio nato nel 1992 e fondato sul rispetto della Carta delle Nazioni Unite, dell'Atto finale di Helsinki, della Carta di Parigi e di altri documenti dell'Osce, «garantirà il corretto adeguamento del funzionamento dell'organizzazione nelle mutate circostanze». Questione energia: Estonia, Lettonia e Lituania hanno detto di voler ridurre le importanzioni dalla Russia. I gestori della rete nei tre Paesi baltici hanno fatto sapere di aver ridotto della metà la loro capacità per l'importazione di elettricità da Mosca, con al massimo 300 megawatt che confluiranno nelle linee.

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I Paesi baltici si sono anche detti favorevoli all'ingresso nell'Ue dell'Ucraina. «Approviamo la domanda ufficiale dell'Ucraina di aderire all'Ue come membro a pieno titolo», si legge nella dichiarazione. «Una risposta rapida alla domanda di adesione dell'Ucraina all'Ue significherebbe per l'Ue anche mantenere la propria sicurezza e stabilità», sottolineano invitando «i leader dei loro paesi e di altri Stati dell'Ue a prendere misure pratiche per concedere all'Ucraina l'adesione all'Ue».

Le possibili reazioni di Putin

Un atteggiamento, specie quello dei Paesi Baltici (sulla Polonia sono attese ancora dichiarazioni ufficiali) che non è piaciuto al Cremlino. Facendo alzare l'allarme. Tanto che il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis in un'intervista a Politico Europe ha lanciato il monito: se Vladimir Putin non sarà fermato in Ucraina, i prossimi nel suo mirino saranno i Paesi baltici. «È in una specie di stato d'animo aggressivo di guerra e sfortunatamente è probabile che questa aggressione continuerà in altri Paesi», ha detto l'ex primo ministro lettone cresciuto nell'Unione sovietica. Il vicepresidente Ue ha spiegato di essere preoccupato per Lettonia, Estonia e Lituania a causa della «crescente retorica anti-baltica» portata avanti da Mosca, evidenziando che Putin «continuerà le sue guerre aggressive», fondate sulla strategia del «ricatto» e, per questo, «la pacificazione dell'aggressore non funziona e l'aggressore deve essere fermato con tutti i mezzi». Dombrovskis ha poi evocato nuove sanzioni contro la Russia anche in campo energetico. «Nulla dovrebbe essere lasciato fuori dalla discussione», ha affermato, esortando a «fare di più, perché questa aggressione purtroppo non si ferma, quindi dovremmo trovare un modo, in un certo senso, per fermare la capacità di Putin di finanziare questa guerra».

I corridoi umanitari

Sul fronte profughi sono diversi i Paesi che hanno offerto il loro aiuto. Oltre 1,7 milioni di rifugiati dallo scorso 24 febbraio, di cui più di un milione solo in Polonia, mentre la piccola Moldavia è già al limite di saturazione. Giorno dopo giorno i dati dell'Onu sui flussi crescenti di profughi che lasciano i confini dell'Ucraina danno la misura della dimensione senza precedenti di questa emergenza. Anche in Italia il numero è in costante aumento: oggi altri tremila, per un totale di oltre 17 mila persone in poco più di una settimana. Per l'Europa «una stima ragionevole parla di 5 milioni di persone attese - secondo l'Alto rappresentante Ue Josep Borrell - Un movimento di rifugiati così grande e veloce non si vedeva dalla Seconda guerra mondiale». La pressione maggiore, in questo momento, è soprattutto sui paesi confinanti. La guardia di frontiera polacca ha contato finora 1.067.000 persone al confine orientale. Ma sono numeri scritti sull'acqua: solo ieri si è toccato un nuovo record, 142.300 in un giorno, e non c'è motivo di credere che sarà l'ultimo. E la Polonia è un paese grande, che conta quasi 40 milioni di abitanti. La Moldavia di suo ne conta invece solo 2,6 milioni, grossomodo quanto la città di Roma, e ha già accolto 230 mila rifugiati: un'altra città, praticamente, che in gran parte resterà dov'è perché 120 mila ucraini hanno deciso di rimanere. Sono 267 mila, sempre secondo la testata statunitense, quelli che hanno passato il confine con la Romania, dove "Save the children" ha allestito spazi sicuri per i più piccoli. Ma è solo questione di tempo prima che l'onda trabocchi. La Turchia, ad esempio, è già a quota 20 mila. L'Irlanda ne ha accolti 1.800, ma Dublino stima in circa 100 mila il numero in capo a qualche settimana o mese. Molti meno - a oggi 50 - quelli arrivati nel Regno Unito, a fronte di più di 5.500 domande di visto. Più massicci i numeri della Germania, 50.294, ma «non sappiamo quanti ne arriveranno né quanti si fermeranno - ha fatto sapere il governo tedesco - Moltissimi vogliono raggiungere paesi come Spagna e Italia, che ospitano grandi comunità di ucraini». In Italia vivono 236 mila ucraini, e ieri il totale degli arrivi era a 14 mila. 

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