Ucraina-Russia, gli Usa mandano militari a Kiev. Evacuate le ambasciate

Biden pronto a inviare fino a 5mila marine. Vertice in video tra Washington e governi Ue

Ucraina-Russia, gli Usa mandano i militari a Kiev. Evacuate le ambasciate
di Gabriele Rosana
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Martedì 25 Gennaio 2022, 00:35 - Ultimo aggiornamento: 10:11

Grandi manovre militari a est, mentre sale la tensione legata a una possibile invasione russa dell’Ucraina. I Paesi della Nato ieri hanno mostrato i muscoli, inviando navi e caccia sul fronte orientale «per rafforzare la nostra capacità di deterrenza e di difesa, mentre la Russia continua ad aumentare la propria presenza militare dentro e fuori l’Ucraina». I venti di guerra piegano le Borse europee (ieri chiusura in negativo di tutte le principali piazze continentali) e creano un clima da allerta massima anche a Washington, dove il tema di un dispiegamento di forze speciali in Europa è stato al centro di un confronto tra il dipartimento di Stato, il Pentagono e il presidente Joe Biden. Fino a 8500 le unità che gli Usa tengono pronte alla mobilitazione. Sullo sfondo, le operazioni di rimpatrio dei familiari del personale dell’ambasciata annunciate dalle autorità statunitensi, seguite a ruota anche da Australia e Regno Unito. Londra, in particolare, ha evacuato pure alcuni funzionari citando la «minaccia crescente». Non lo farà invece per ora l’Italia, né gli altri paesi Ue.

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IL SUMMIT
Insomma, la pazienza comincia a esaurirsi di fronte alle oltre 100mile truppe che Mosca ha ammassato al confine orientale dell’Ucraina e ai timori, lanciati ieri dal premier britannico Boris Johnson, di «un’operazione militare lampo» ordinata dal Cremlino che avrebbe come obiettivo la presa di Kiev. È già sera inoltrata quando Biden convoca una riunione di coordinamento fuori programma con i principali interlocutori del continente: un collegamento video cifrato dalla Situation Room della Casa Bianca con la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, quello del Consiglio europeo Charles Michel, ma anche vari leader nazionali, da Mario Draghi al tedesco Olaf Scholz, dal francese Emmanuel Macron al polacco Andrzej Duda, fino a Johnson e al segretario generale della Nato Jens Stoltenberg. Era stato proprio il capo dell’Alleanza Atlantica a mettere in chiaro poche ore prima che «la Nato continuerà a prendere le misure necessarie per proteggere e difendere tutti gli alleati», rafforzando la presenza a est, «non una minaccia nei confronti della Russia, ma una risposta proporzionata a quanto accade in Ucraina».

Video

La Danimarca, ad esempio, ha disposto l’invio di una fregata nel Mar Baltico e di quattro caccia in Lituania, la Spagna è pronta a mandare unità navali nel Mar Nero e, come i Paesi Bassi, aeree in Bulgaria, mentre la Francia invierebbe truppe in Romania.

La deterrenza militare è accompagnata anche dalla pressione politica: ieri a Bruxelles i ministri degli Esteri dell’Ue (assente Luigi Di Maio, rimasto in Italia per la partita del Quirinale) hanno mandato un chiaro segnale alla Russia e accelerato la messa a punto di nuove sanzioni, che sarebbero già predisposte in caso di aggressione. «Se la diplomazia fallisce siamo pronti a reagire con un’azione veloce, determinata e unitaria», ha detto l’Alto rappresentante Ue Josep Borrell, invitando Mosca a stoppare l’escalation e a tornare al dialogo, linea sostenuta trasversalmente dalle capitali, da Roma a Berlino. 

GLI AIUTI ECONOMICI
La Commissione europea ha anche stanziato un nuovo pacchetto di aiuti finanziari per Kiev del valore di 1,2 miliardi di euro: «L’Ucraina è uno Stato libero e sovrano. L’Ue è al suo fianco», ha commentato von der Leyen.
Al vertice delle cancellerie europee c’era, in videoconferenza, anche il segretario di Stato americano Antony Blinken, che non è tuttavia riuscito a convincere i colleghi europei a disporre l’evacuazione delle rispettive ambasciate: «Non credo ce ne sia alcun bisogno», ha commentato Borrell al termine, confermando invece la possibilità concreta di avere un summit d’emergenza dei ministri Ue a Kiev. Oggi, intanto, le diplomazie di Russia, Germania, Francia e Ucraina tornano a incontrarsi a Parigi nel formato Normandia. A giudicare dalle dichiarazioni, per ora il muro contro muro non si infrange: per il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov Nato e Usa starebbero semmai aumentando le tensioni con «annunci isterici». Intanto il dittatore della Bielorussia Aleksandr Lukashenko ha confermato che se la temperatura sale appoggerà le truppe di Vladimir Putin: in risposta al dispiegamento di forze Nato, Minsk si dice pronta a «mandare un intero contingente» al confine.

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