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Ucraina, l'ex vicesegretario della Nato: «Attenti a non spedire volontari o uomini in divisa. C'è il rischio di un conflitto mondiale»

Alessandro Rizzo: "Se superiamo la linea rossa potrebbero innescarsi reazioni. E la guerra è una cosa terribile"

Ucraina, l'ex vicesegretario della Nato: «Attenti a non spedire volontari o uomini in divisa. C'è il rischio di un conflitto mondiale»
di Giuseppe Scarpa
5 Minuti di Lettura
Giovedì 3 Marzo 2022, 06:43 - Ultimo aggiornamento: 5 Marzo, 01:38

«Aiutiamo l'Ucraina ma attenzione. Dobbiamo essere molto bravi, saggi, prudenti e non farci prendere la mano dalle emozioni. Se superiamo la linea rossa potrebbero innescarsi reazioni. E la guerra è una cosa terribile». La riflessione arriva da un diplomatico di grande esperienza. L'analisi è dell'ambasciatore Alessandro Minuto Rizzo, ex vice segretario generale della Nato e presidente del Nato defense college foundation.

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La Russia cosa vuole ottenere dai negoziati con Kiev?
«Non è chiaro. Adesso c'è stata un'accelerazione improvvisa causata dalla guerra. Prima del conflitto il Cremlino voleva che l'Ucraina si smilitarizzasse, non entrasse nella Nato, che non ci fossero armi nucleari vicino alla Russia e degli Stati cuscinetto. Successivamente Mosca ha dichiarato l'indipendenza del Donbass e sono entrati con le loro truppe. Poi il game-changer è stata l'invasione dell'interno Paese che ha scompaginato tutto. Putin ha dato l'ordine di attaccare pensando che si trattasse di una passeggiata militare e che non avrebbe incontrato nessuna resistenza. Deve aver ricevuto informazioni sbagliate, non complete dalla componente filo russa in Ucraina, secondo cui sarebbero stati accolti in un certo modo. Così non sta avvenendo»


Quale scenario vede?
«Si sa sempre come e quando inizia una guerra, mai come procederà e si concluderà»


Si è parlato di una no fly zone sull'Ucraina
«Chi impedirebbe ai Mig russi di volare sull'Ucraina? Queste sarebbero interferenze che ci potrebbero portare alla terza guerra mondiale»


E l'invio di armi a Kiev da parte di diversi paesi Europei, non è un'interferenza?
«C'è una linea rossa che non bisogna superare. Abbiamo visto che le forniture belliche vengono condannate da Mosca, il Cremlino si lamenta ma noi andiamo avanti lo stesso. Questo va bene. Però stiamo attenti a non spedire volontari, uomini in divisa questo non verrebbe più accettato e sarebbe un casus belli. I polacchi devono avere i nervi saldi, non farsi trascinare dai sentimenti e non intervenire. Sarebbe una catastrofe»


Ad oggi la Russia sta impiegando tutta la sua forza militare?
«Direi, indicativamente, il 50%. Io però vedo da parte russa una generale difficoltà a far muovere 200mila soldati. C'è un problema di pianificazione, di logistica»


Questa difficoltà da cosa è causata?
«Un mix tra un'impreparazione russa e la sottovalutazione della reazione ucraina. Ci sono stati casi in cui è mancato il carburante ai mezzi dell'esercito, i carri armati si sono impantanati. C'è stata l'incertezza strategica dei primi giorni dove si cercava di non attaccare le città. Si circondavano i centri abitati per far in modo che si arrendessero. Non è accaduto, i centri urbani resistono e per tutta risposta i russi li attaccano. Ciò determina grosse perdite umane da ambedue le parti e grande distruzione. Per questo all'inizio i russi esitavano»


Sergey Karaganov, consigliere di Putin, ha detto che la Russia ha il sostegno della Cina, e questo rafforza notevolmente le capacità militari di entrambi. Cosa significa?
«Karaganov vuole dirci attenzione con noi non si scherza, abbiamo deciso che vogliamo fare qualche cosa perché la storia è dalla parte nostra. La realtà, per il momento, è diversa. Pechino non si è accodata a Mosca, ha tenuto un atteggiamento prudente, da un lato non ha condannato la Russia e non ha parlato di invasione ma nemmeno ha detto che il Cremlino ha ragione»

 


Quanto è concreta l'ipotesi che Mosca e Pechino stringano un'alleanza anti - Nato?
«Non è affatto scontata. Non c'è una posizione chiara della Nato contro la Cina. C'è l'idea di avere partenariati in Asia. Possiamo dire che non c'è una guerra fredda tra Nato e Pechino»


Lei vede, nel breve termine, la possibilità che la Cina attacchi Taiwan?
«La dirigenza cinese è più concreta di quella russa. Ragionano, sono attenti osservatori. Per il momento non vogliono compiere brusche accelerazioni. L'attuale conflitto in Ucraina in fondo non fa piacere a Pechino, quindi buttarsi su Taiwan adesso non mi pare sia possibile»


La Russia da anni sostiene di sentirsi accerchiata dalla Nato e ha manifestato preoccupazione per l'ipotesi di un'adesione di Kiev all'Alleanza. Ebbene i timori di Mosca sono infondati, abbiamo sbagliato a spingere la Nato così a est?
«Esiste la narrazione russa che non è per forza condivisibile. Quando è implosa l'Urss tutti quegli Stati da satelliti sono divenuti indipendenti e nel corso degli anni, autonomamente, hanno deciso di aderire all'Ue e alla Nato. Gli Stati sovrani decidono in autonomia cosa fare. Bisogna poi specificare che non ci sono armi nucleari né unità di combattimento (a rotazione solo piccoli nuclei) nei Paesi Nato confinanti con la Russia. Poi se oggi parliamo di un'adesione di Kiev all'Alleanza Atlantica non la vedo come una cosa fattibile».

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