Ucraina, Igor con il suo cane Zhu-Zhu riesce a fuggire da Mariupol: «Ho fatto il fantasma per 225 Km»

Ucraina, Igor con il suo cane Zhu-Zhu riesce a fuggire da Mariupol: «Ho fatto il fantasma per 225 Km»
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Venerdì 13 Maggio 2022, 10:21

SI è favoleggiato molto su di lui: l'uomo ucraino che è riuscito a percorrere oltre 200 chilometri uscendo indenne dalle zone controllate dai russi - da Mariupol, fino a oltrepassare il confine e mettersi in salvo - esiste realmente ed è riuscito in questa impresa fuori dal comune, facendosi invisibile, in compagnia del suo cane, Zhu-Zhu, un terrier di nove anni. Si è raccontato molto in questi giorni sulla sua effettiva esistenza senza però che nessuno riuscisse a rintracciarlo, un po' come la leggendaria nonnina ucraina che, agli inizi della guerra, sarebbe stata in grado di abbattere un piccolo drone di ricognizione lanciandogli contro un barattolo contenente dei cetrioli. A provare che effettivamente Igor Pedin, 61 anni, con il suo piccolo trolley e il suo cane ha attraversato l'inferno dalla città portuale assediata verso la relativa sicurezza di Zaporizhzhia, a soli 225 km di distanza, è stato il Guardian. All'inviato del quotidiano inglese il signor Pentin ha raccontato per filo e per segno come sono andate le cose.

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Qualcosa al limite del paradossale, attraversando ponti distrutti, mine, carri armati, veicoli corazzati, pattuglie di soldati russi dal grilletto nervoso. «Ero come invisibile» ha ripetuto Pedin, ex cuoco di bordo che, con le lacrime agli occhi, ha evocato il momento in cui – il 20 aprile – ha preparato un trolley con l'indispensabile laciando la sua casa in via Tkochenko-Petrenko, vicino al porto di Mariupol, alle 6 del mattino.

I soldati russi distribuivano cibo e acqua alla fine di lunghe code di disperati dal volto cinereo. «A loro sembravo un vagabondo, non ero niente. Ero sporco e coperto di polvere, poiché la mia casa era stata riempita da una nebbia di fumo. Sono uscito dalla città percorrendo l'autostrada a piedi». Non lo hanno visto nemmeno i blindati che passavano. Si è accovacciato tenendo il cane tra le braccia. La prima tappa è stata a Nikolske, a 20 km di distanza dove ha dormito nella casa di un uomo che aveva appena perso il figlio. A un secondo posto di blocco è stato fermato, interrogato, i soldati ceceni gli hanno controllato se avesse dei tatuaggi con simboli nazisti e lo hanno rilasciato. Il giorno successivo un altro posto di blocco passato e un aiuto che gli è arrivato dalla una famiglia. «Ho visto un uomo grande e grosso, sulla sessantina. Mi ha chiesto: "Da dove vieni?" Ho detto Mariupol, e lui ha chiamato sua moglie perché portasse del cibo. Mi hanno dato un sacchetto di pane, cipolle, carne di maiale fritta, cetrioli. Hanno insistito. E io sono andato avanti».

 

 Il cammino è andato avanti fino a percorrere il ponte distrutto. La struttura metallica era ancora al suo posto, con due travi, ha legato il cane e oltrepassato l'ostacolo. Il racconto al Guardian è praticamente un film dell'orrore. Ogni giorno che passava in viaggio riusciva a farla franca, a farsi invisibile, a trovare pertugi. Fino alla salvezza. Ora si trova a Kyev naturalmente con ZhuZhu.

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