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Guerra, MiG polacchi all'Ucraina: ecco perché gli Stati Uniti hanno detto di no

Guerra, MiG polacchi all'Ucraina: ecco perché gli Stati Uniti hanno detto di no
5 Minuti di Lettura
Giovedì 10 Marzo 2022, 16:12 - Ultimo aggiornamento: 11 Marzo, 11:23

«Voglio essere chiara. Gli Stati Uniti e la Polonia sono uniti in quello che hanno fatto e sono pronti a fare per aiutare l’Ucraina e il popolo ucraino. Punto». Così Kamala Harris, durante la conferenza stampa a Varsavia con Andrzej Duda, chiude definitivamente il caso dei caccia offerti dalla Polonia per essere consegnati a Kiev. Piano respinto dagli Usa. E alla domanda su quale sia l’alternativa agli aerei da combattimento che gli Stati Uniti intendono perseguire per assistere Polonia e Ucraina, la vicepresidente risponde solo che gli Usa hanno di recente inviato 240 milioni di dollari in assistenza alla sicurezza a Kiev. «Questa settimana abbiamo diretto dei sistemi missilistici di difesa Patriot alla Polonia e oggi posso annunciare che questi sistemi sono stati consegnati», annuncia.

 

ALTO RISCHIO

Ma ciò di cui ha bisogno l’Ucraina nella guerra contro la Russia, come ha chiesto il presidente Volodymyr Zelensky, sono gli aerei da guerra. Gli alleati ne hanno in abbondanza, fornirli all’Ucraina tuttavia è estremamente complicato. Mercoledì 9 marzo l’amministrazione Biden ha respinto la proposta della Polonia, disposta a mettere i suoi vecchi caccia Mi-29 di fabbricazione russa a disposizione della base statunitense di Ramstein, in Germania, per un trasferimento all’Ucraina. Sarebbe «un passo ad alto rischio» che potrebbe aumentare le tensioni con la Russia, ha detto il Dipartimento della Difesa. Per il Pentagono è un’operazione pericolosa che potrebbe esacerbare i rapporti con Mosca in uno dei momenti più delicati della guerra. «Insostenibile», è stata definita. Dopo ore frenetiche di consultazioni, in cui sembrava che Washington volesse lasciare una porta aperta al dialogo anche attraverso la missione a Varsavia della vice presidente Kamala Harris, è arrivato il no definitivo. Questo «non è il momento per il trasferimento di aerei da combattimento all’Ucraina», né dalla Polonia via Germania, né direttamente da Varsavia ai piloti ucraini come avevano concepito gli Stati Uniti all’inizio, né da qualsiasi altro Paese della Nato. È un’iniziativa che potrebbe trascinare gli Usa e l’Alleanza atlantica in uno scontro diretto con Mosca.

EQUIPAGGIAMENTO

Le difficoltà nella consegna degli aerei sono legali, logistiche e politiche. I massimi leader della Nato - l’alleanza di 30 paesi che include Stati Uniti e Germania - vogliono aiutare l’Ucraina, ma hanno resistito ad azioni che potrebbero trascinarla direttamente nella guerra di Mosca contro il suo vicino. I funzionari finora hanno considerato gli appelli dell’Ucraina per ulteriori caccia, così come le richieste di imporre una no-fly zone, come mosse sventate. Ma per quale motivo l’Ucraina voleva proprio gli aerei da guerra della Polonia? Innanzitutto per una questione pratica: i piloti ucraini non sanno volare su aerei statunitensi o dell’Europa occidentale. «Il loro esercito è fondamentalmente costruito sull’esercito sovietico-russo, quindi gestiscono equipaggiamento sovietico-russo», spiega in un articolo di NBC News Max Bergmann, un membro anziano del Center for american progress che ha supervisionato l’assistenza alla sicurezza internazionale nel suo precedente ruolo di funzionario del Dipartimento di Stato. «È un po’ come regalare un iPhone a chi ha sempre avuto un Android. E non ha certo tempo di leggere un manuale di volo mentre è in guerra». Ecco perché i Paesi dell’ex blocco orientale che ora fanno parte della Nato, come Polonia e Lettonia, si sono offerti di inviare i loro jet in Ucraina in cambio della promessa di Washington di sostituirli in futuro con nuovi aerei di fabbricazione statunitense.

GUERRA TOTALE

Washington, che ha anche promesso il suo prossimo lotto di vendite di caccia F-16 a Taiwan per contrastare la Cina, ha però risposto che la proposta non è praticabile. I Paesi vendono o regalano continuamente equipaggiamenti per la difesa militare nuovi e usati all’estero - il Dipartimento di Stato supervisiona vendite per 55 miliardi di dollari all’anno - e in genere è responsabilità dell’acquirente andare a ritirarli. Ma i funzionari occidentali temono che se i piloti ucraini dovessero andare in un Paese Nato per prendere gli aerei da combattimento e portarli nello spazio aereo ucraino, Mosca considererebbe il Paese da cui sono partiti come un combattente nemico. Non solo. Il principio fondamentale della Nato, enunciato nell’articolo 5 del suo statuto, stabilisce che un attacco a qualsiasi Paese membro equivale a un’aggressione generalizzata e ciò significa che tutti i 30 stati membri sarebbero obbligati a entrare in guerra. «La comunità dell’intelligence ha valutato che il trasferimento di MiG-29 in Ucraina potrebbe essere scambiato per escalation e potrebbe portare a una reazione russa che accrescerebbe le prospettive di un’escalation militare con la Nato», ha spiegato ai giornalisti il portavoce del Pentagono John Kirby. Tra le ipotesi analizzate anche la spedizione dei caccia via terra, o addirittura di smontarli e rimontarli in Ucraina. Ma Kirby ha sottolineato che più jet «non cambieranno in modo significativo l’efficacia dell’aviazione ucraina rispetto alle capacità russe». Consulenti del governo Usa hanno notato che l’Ucraina non ha schierato molti dei MiG che già possiede: mancano le infrastrutture necessarie per farli volare, dal carburante ai meccanici addestrati, ma anche piloti, meccanici specializzati e munizioni. Le perdite subite dall’aviazione ucraina durante l’invasione russa sono state aggravate da «anni di abbandono e sottofinanziamento, la maggior parte degli aerei e dei sistemi di difesa aerea ucraini hanno più di trent’anni». Ben più efficaci si sono dimostrati i droni di fabbricazione turca, non tanto i caccia. «La verità è che, probabilmente, trasferire in Ucraina altri aerei è solo una perdita di tempo», ha rimarcato Bergmann. «Metteremmo gli ucraini su aerei da combattimento vecchi di trenta, quarant’anni che sono in pratica delle bare volanti?».

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