Ucraina, l'Italia invia missili e mitragliatrici ma il decreto resta segreto

Il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini ha firmato il provvedimento che indica la quantità di armi da spedire, modalità e tempi

Ucraina, l'Italia invia missili e mitragliatrici ma il decreto resta segreto
di Giuseppe Scarpa
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Mercoledì 2 Marzo 2022, 08:29 - Ultimo aggiornamento: 10:10

L'Occidente, soprattutto l'Europa, sta armando Kiev. Da quando è iniziata la guerra i Paesi Nato hanno inviato forniture militari all'Ucraina per cercare di fronteggiare l'invasione della Russia. L'Italia fa la sua parte e ieri sera il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, ha firmato il decreto che indica la quantità di armi da spedire, modalità e tempi. Ma il decreto è stato secretato. Per cui bisognerà accontentarsi di sapere che la nostra Difesa fornirà missili Stinger antiaerei, missili Spike controcarro, mitragliatrici Browing, mitragliatrici Mg e munizioni.
Per la prima volta l'Ue ha annunciato il finanziamento di armi e l'Alleanza Atlantica sta inviando militari ai propri confini e gestendo il flusso di materiale bellico. L'Ungheria, però, non ha dato l'autorizzazione al transito delle forniture verso l'Ucraina. Le armi dirette a Kiev non potranno passare per il suo territorio. «Abbiamo deciso che non acconsentiremo a tali consegne», ha spiegato il premier Viktor Orban. «Rientra negli interessi dei cittadini ungheresi il fatto che Budapest resti fuori da questa guerra», ha sottolineato.
Dal momento che lo spazio aereo ucraino è stato chiuso, le armi vengono portate al confine con la Polonia e attraversano le frontiere via terra. C'è sempre il rischio che anche le rotte terrestri vengano chiuse, se l'avanzata russa dovesse arrivare fino alla parte più occidentale del Paese. Ma non è ancora chiaro se e quando questo avverrà. Inoltre c'è il pericolo di scontri con le forze armate russe. Ad oggi non si sono verificati scambi di fuoco ma questo è uno scenario possibile.

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ARMI
Ad ogni modo quello che è accaduto è stato un importante cambio di passo nella politica strategica di un Paese come l'Ucraina, che per anni, dopo il crollo dell'Unione sovietica, ha fatto affidamento sulla Russia per rifornire il proprio settore della Difesa. Tuttavia, da diversi anni, mano a mano che si avvicinava alla sfera di influenza occidentale, Kiev ha comprato armi dall'Occidente e dai Paesi Nato.
La lista dei Paesi che oggi stanno donando armi a Kiev è lunga ed è in continuo aggiornamento, ci sono gli Usa, la Gran Bretagna, la Germania, la Finlandia, la Norvegia, l'Estonia, il Belgio l'Olanda, la Repubblica Ceca, la Polonia e la Slovacchia. Amsterdam ha detto di voler mandare 3.000 elmetti da combattimento e 2.000 giubbotti balistici con relative piastre di armatura; 30 rilevatori di metallo e due robot per lo sminamento terrestre e marino; due sistemi radar di sorveglianza e cinque sistemi radar di localizzazione delle armi; 100 fucili da cecchino con un totale di 30mila munizioni. Altri 200 missili antiaerei sono stati preannunciati.
Bruxelles sta fornendo a Kiev 2.000 mitragliatrici e 3.800 tonnellate di carburante, mentre Parigi ha parlato di un invio di armi difensive. Berlino ha autorizzato la consegna di 500 missili e 1.000 mortai anticarro.
Sul fronte baltico, Tallin ha annunciato l'invio di missili anticarro, e di mortai oltre che di ospedali da campo. Il Paese ha poi rafforzato la sua cooperazione con Kiev per meglio contrastare gli attacchi cibernetici. La Lettonia ha promesso missili antiaerei, e così ha fatto anche un altro paese baltico, la Lituania.
Tra i paesi dell'Europa centrale, va segnalata Praga che ha spedito munizioni per un valore di 1,5 milioni di euro. Altre armi per un totale di 7,6 milioni di euro sono attese a breve. Anche Varsavia ha promesso munizioni difensive. Bratislava ha invece annunciato l'invio di forniture mediche e due kit per lo sminamento, del valore di 1,7 milioni di euro.
Dura la risposta russa: «I cittadini e le entità dell'Ue coinvolti nella consegna di armi letali» all'Ucraina «saranno ritenuti responsabili per qualsiasi conseguenza di queste azioni». Lo ha affermato lunedì in una nota il ministero degli Esteri di Mosca, secondo cui coloro che hanno preso queste iniziative «non riescono a capire quanto siano pericolose le conseguenze».

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