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Giampaolo Di Paola: «Sbloccare i carichi di grano conviene a tutti. Lo sminamento dei porti ucraini? Lento e rischioso»

«Servirà almeno un mese per rimuovere tutti gli ordigni»

Giampaolo Di Paola: «Sbloccare i carichi di grano conviene a tutti. Lo sminamento dei porti ucraini? Lento e rischioso»
di Marco Ventura
4 Minuti di Lettura
Giovedì 9 Giugno 2022, 00:46 - Ultimo aggiornamento: 02:24

Il piano per lo sblocco dei porti ucraini e il passaggio del grano nel Mar Nero «non solo è possibile, ma conviene a tutte le parti: agli ucraini, ai russi, e ai turchi nella veste di mediatori e garanti». Ne è convinto l’ex ministro e capo di Stato maggiore della Difesa, ammiraglio Giampaolo Di Paola. «Gli ucraini vedrebbero sbloccare il porto di Odessa ed esportare il loro grano, risorsa economica fondamentale del paese. I russi potrebbero dire di non essere i cattivi della situazione, perché dimostrerebbero di preoccuparsi per la fame nel mondo, specie agli occhi degli africani. E anche la Turchia ne uscirebbe vincitrice, come “padrona” del Mar Nero. In più, avremmo un primo segnale d’intesa tra i contendenti».

 


Gli ucraini, però, sono preoccupati. I russi potrebbero approfittare dello sminamento dei porti per attaccare dal mare Odessa?
«È un timore comprensibile. Ma se si dovesse arrivare a un’intesa, ottenuta per di più tramite la partecipazione attiva della Turchia che è membro della Nato e fornisce a Kiev armamenti significativi, le legittime preoccupazioni ucraine potrebbero essere superate considerando la posta in gioco».

Giampaolo Di Paola


Quali sono gli aspetti tecnici più complessi?
«Le acque le hanno minate gli ucraini davanti ai loro porti, in particolare a Odessa. I russi, in un contesto come il Mar Nero e con lo strapotere navale che hanno, non avevano interesse a farlo. Le mine sono l’arma dei poveri, di chi si trova in difficoltà, sono state messe giustamente e legittimamente dagli ucraini. E il primo passo dello sblocco è lo sminamento. Credo che i turchi vorranno essere i dealer, gli artefici dell’operazione, dovrebbero loro incaricarsi di sminare. Ma avranno bisogno delle informazioni degli ucraini sul tipo di minamento».


Con quali rischi?

«Può esserci sempre una mina che esplode, il pericolo - latente in tutte queste operazioni - di un incidente. Difficilmente si spostano le mine posate sul fondo, ma col mare mosso alcune mine da fondo ancorate potrebbero perdere l’ancoraggio e andare alla deriva, vagando e fluttuando “per lo mare”, senza che nessuno sappia più dove siano. Bisognerà pure individuare le acque antistanti la costa ucraina di Odessa in cui effettuare il grosso dello sminamento, laddove si pensava che potesse esserci lo sbarco delle forze russe».


Quanto tempo ci vorrà per sminare?
«Dipende da quante unità e forze di sminamento i turchi vorranno mettere a disposizione: si tratta di un’operazione lunga, lenta e metodica, dipende anche dall’ampiezza del tratto di mare interessato. Direi circa un mese».


Chi scorterà i mercantili?
«Sarà parte dell’accordo che le navi mercantili in uscita col grano dal porto di Odessa vengano scortate. Non so se gli ucraini siano disposti a accettare di essere scortati dai russi. I turchi certamente potrebbero farlo, da soli o, come compromesso, insieme ai russi. Si rafforzerebbe in questo modo il ruolo internazionale di Ankara, ma i turchi potrebbero anche rimarcare il loro controllo del Mar Nero e del Bosforo fino allo Stretto dei Dardanelli».


Nessun rischio di scontri navali?
«L’intesa dovrà prevedere che le navi vengano scortate in sicurezza, sia in uscita dal porto sia andando per mare. È anche verosimile che nel periodo delle operazioni non potranno esserci azioni che mettano a repentaglio i mercantili. Parliamo di oltre 25 milioni di tonnellate di grano da portare, più quelle che arriveranno ancora, fino a 75 milioni. Questo significa che l’operazione andrà avanti per mesi e mesi, e in tutto questo tempo dovrà esserci una zona di calma relativa nel Mar Nero».


Chi controllerà il carico?
«Dipende dai russi. È sicuro che vorranno avere garanzie soprattutto riguardo alle navi in entrata nei porti, per verificare che non portino armamenti. La soluzione più ragionevole sarebbe quella di effettuare i controlli nel porto di Istanbul. Quanto ai mezzi necessari, serviranno cacciamine per il lavoro fisico di sminamento, una nave comando che controlli le operazioni, e poi normali pattugliatori o anche fregate o corvette che la Marina turca potrà mettere a disposizione».
 

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