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Ucraina, la guerra dopo un mese: razzi sui civili, deportazioni e stupri. Il martirio delle città sotto assedio

Gli attacchi contro i corridoi umanitari e uno strazio che si ripresenta sotto gli occhi di tutti

Ucraina, la guerra dopo un mese: razzi sui civili, deportazioni e stupri. Il martirio delle città sotto assedio
di Mario Ajello
5 Minuti di Lettura
Giovedì 24 Marzo 2022, 00:36 - Ultimo aggiornamento: 13:33

I corpi straziati lungo le strade, con il trolley del tentativo di fuga o con le sacche riempite delle poche cose da portare con sé verso la libertà ma la morte arriva prima. Le fosse comuni e l’impossibilità di seppellire i propri defunti perché piovono razzi e tocca stare rinchiusi nei rifugi. E le storie di deportazioni e di stupri. E l’immagine della donna incinta che scappa dall’ospedale pediatrico di Mariupol bombardato ma no è una foto fake dicono i russi e quella è solo un’attrice pagata per fingere una ferocia che non c’è: se non fosse che dopo poco quella donna perde il bambino e muore a sua volta. Un mese di guerra scandito da sequenze così. Perché l’orrore s’è impadronito della scena. E di colpo, dalla comodità di una presunta e kantiana «pace perpetua», dai film di distruzione e morte guardati dal divano di casa, sprofondiamo come osservatori partecipi dello strazio di tanta gente simile in tutto a noi nella realtà vera quasi alla porta di casa: quella dei teatri diventati mattatoi, delle torture, delle bombe sui civili, delle armi biologiche, dei corridoi umanitari negati e dei crimini di guerra. Le vittime trasudano della disumanità che le ha prodotte e non si può che atterrire di fronte a tanto strazio. Su cui incombe - terrore nel terrore, orrore nell’orrore - l’incubo della Bomba. Tutta questa voglia di sterminio - e pensare che avevamo rimosso la guerra dal nostro immaginario e invece eccola qua: molto più vicina a noi di quanto lo fossero state quelle in Iraq, in Afghanistan, in Siria e perfino in Libia che è qui davanti - non è che l’antipasto del possibile attacco nucleare, di una nuova Hiroshima al cubo?

L'odio

Un mese fa tutto questo non c’era. Dopo un mese tutto ciò è la vita, anzi la morte, quotidiana degli ucraini e allo stesso tempo, ma noi per ora siamo fisicamente al sicuro e mentalmente no, è il nostro tormento di europei travolti da una barbarie con cui non pensavamo di doverci relazionare. Basta maneggiare il telefonino, e l’orrore è a portata di mano h24, scorre sui polpastrelli, aggredisce lo sguardo tramite foto, video, post che datano questa tragedia al 2022 ma l’orrore scavalca i decenni e i secoli e non ha età: sembra di stare nella Grande Guerra, l’«inutile strage», o nel secondo conflitto mondiale con i carri armati che avanzano (o si impantanano) calpestando tutto, o in un ritorno al futuro che agghiaccia non solo chi lo patisce sulla propria pelle ma anche chi sa che ciò che accade agli ucraini adesso potrebbe accadere a chiunque poi e non chissà dove ma qui o poco più in là. E’ l’orrore che ci invade che ci porta a chiedere: ma c’è un rifugio anti-missili vicino casa mia? Ecco, la ferocia della guerra ci riguarda tutti. E del resto quanti di noi - non pochi - hanno l’edicolante sotto casa o la badante della nonna o la portinaia o l’imbianchino i cui figli, amici, nipoti, sono morti facendo la resistenza o semplicemente sono stati uccisi nelle strade e nei ricoveri? E in tutte e due le parti lo strazio tracima, se è vero - come dicono alcune stime - che i soldati russi morti, prigionieri o dispersi potrebbero essere addirittura 40mila. 

Laggiù, a poche migliaia di chilometri da noi, tutti sanno che cosa accade alle donne quando la soldataglia scende negli scantinati dove le ragazze si nascondono. Tutti si sentono nel mirino dei cecchini sui tetti. Tutti hanno le macerie dentro e fuori. E si trema e si prega nel mezzo dei saccheggi. Non esiste inferno senza orrore, e l’Ucraina sta diventando l’uno e l’altro. «A Mariupol che è il simbolo del martirio di un intero popolo ma non solo a Mariupol», denuncia l’arcivescovo di Kiev, Sviatoslav Shevchuk, capo della Chiesa greco-cattolica ucraina, «stiamo vivendo un vero genocidio». Mentre alcuni rapporti dell’Onu segnalano il possibile uso di proiettili al fosforo che provocano ferite orribili e gravi malformazioni. L’incubo è da Mattatoio n.5, il classico di Kurt Vonnegut sui deliri della guerra. Ma in questo caso, non c’è letteratura. 

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