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Ucraina, il capo della comunicazione di Erdogan: «C’è chi prolunga la guerra solo per indebolire Mosca»

«Quelli che ci criticano non stanno facendo niente per Kiev. Progetti di difesa con l’Italia»

Ucraina, il capo della comunicazione di Erdogan: «C è chi prolunga la guerra solo per indebolire Mosca»
di Gianluca Perino
7 Minuti di Lettura
Lunedì 27 Giugno 2022, 00:16 - Ultimo aggiornamento: 28 Giugno, 13:14

Stoppa l’ingresso di Finlandia e Svezia nella Nato, avverte chi lavora «per la guerra e non per la pace», poi esalta la collaborazione tra Italia e Turchia su numerosi fronti: dalla difesa ai migranti, passando per l’incremento degli scambi commerciali. Fahrettin Altun è il direttore della comunicazione della presidenza turca. E quando parla lui, è come se parlasse Erdogan.

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La Turchia si è impegnata molto per ottenere la pace in Ucraina. Secondo Lei è ancora possibile che la guerra finisca e si arrivi a un accordo di pace?
«La Turchia ha una posizione davvero molto speciale. Fin dall’inizio della crisi in Ucraina, sotto la forte guida del nostro presidente, Recep Tayyip Erdogan, abbiamo cercato di utilizzare questo nostro potere per la pace. Siamo membri della Nato da 70 anni. I nostri soldati hanno prestato servizio per conto dell’Alleanza in diverse regioni, dal Kosovo all’Afghanistan. Siamo, inoltre, paese candidato all’adesione all’Ue e lo consideriamo un obiettivo strategico. D’altra parte, la Turchia ha un peso specifico importante in un’area geografica molto ampia. Il nostro Paese è un attore da centinaia di anni in Medio Oriente, Caucaso, Asia centrale, Mar Nero e Mediterraneo orientale. Inoltre, negli ultimi anni sotto la leadership del nostro Presidente abbiamo compiuto notevoli progressi anche nel campo della difesa».
Ma ora è arrivata la guerra.
«In seguito allo scoppio della guerra in Ucraina, applicando il trattato di Montreux abbiamo fermato il passaggio delle navi da guerra nel Mar Nero. Allo stesso tempo abbiamo consegnato quantità notevoli di aiuti umanitari al popolo ucraino. Oggi mentre gli attori che vogliono legittimare le proprie posizioni criticando la Turchia non stanno facendo nulla per l’Ucraina, noi c’eravamo. D’altronde, il fatto che migliaia di ucraini scappando dalla guerra abbiano portato le proprie famiglie e le proprie imprese in Turchia è la dimostrazione più concreta della fiducia riposta nel nostro Paese. Tutti questi fattori ci permettono di parlare sia con la Russia che con l’Ucraina. In quanto attore stabilizzatore, la responsabilità della Turchia in questo frangente è stata quella di mantenere aperti i canali di dialogo tra le parti. Come sa, a margine del Forum della Diplomazia di Antalya abbiamo fatto incontrare per la prima volta i ministri degli Esteri dei due Paesi. Successivamente i colloqui sono proseguiti a Istanbul. Qui, anche il nostro Presidente ha pronunciato un discorso alle delegazioni dicendo “di credere che una pace giusta non possa avere perdenti”. Questa frase è molto importante. L’obiettivo della Turchia è contribuire in ogni circostanza a una pace giusta. D’altro canto, ci sono attori che credono di trarre benefici dal prolungare il più possibile la guerra. Pensano che “la Russia si indebolirà se la guerra si prolunga” e sostengono gli ucraini solo quanto basta per prolungare il conflitto. La Turchia non è mai stata uno di questi attori né mai lo sarà. Dobbiamo credere nella pace, sforzarci per essa».

 


Secondo lei, Ue e Usa dovrebbero smettere di fornire armi all’Ucraina?
«Dovrebbe rivolgere questa domanda ai rappresentanti dell’Ue e ai funzionari degli Stati Uniti. Ciò che conta, a questo proposito, è che gli sforzi sinceri e realistici prevalgano sugli slogan e i titoli dei giornali. Gli stati non possono stabilire la propria politica sulla base di ciò che viene scritto sui social. La Turchia ha espresso chiaramente in ogni occasione che l’integrità territoriale e l’unità politica dell’Ucraina dovrebbero essere preservate. Abbiamo detto che mettere in discussione i confini potrà portare solo sangue, lacrime e distruzione. Allo stesso tempo continuiamo a lavorare per una pace giusta».
Le sanzioni sono un metodo valido per fermare Putin?
«Negli ultimi anni la questione delle sanzioni, purtroppo, è stata seriamente politicizzata. Sa che anche la Turchia è stata sottoposta ad alcune sanzioni con scuse effimere e motivi politici. Anzi, oggi, vengono applicate alcune sanzioni con motivazioni politiche alla nostra industria della difesa, tra l’altro molto lodata dall’Occidente. Motivo per cui noi crediamo che le sanzioni possano essere legittime e significative solo se decise sotto il tetto delle Nazioni Unite. D’altro canto, notiamo che i paesi che parlano maggiormente delle sanzioni sono riluttanti nel mettere in pratica le parole. Oggi l’Ue fa la voce più grossa sulle sanzioni contro la Russia. Tuttavia, dal giorno in cui il conflitto è iniziato, hanno pagato centinaia di miliardi di euro in bollette di energia. Anzi, non possono dire neanche una parola alla Grecia che trasporta la maggior parte del petrolio russo nel mondo. Inoltre, in un periodo così critico la Grecia indebolisce la sponda meridionale della Nato armando, in violazione del diritto internazionale, le isole del Mar Egeo. L’Occidente dovrebbe porre fine a questo suo atteggiamento ambivalente prima di aspettarsi risultati da certe mosse».
Cosa dovremmo fare per superare la crisi dei cereali? Serve la collaborazione della Russia che però pretende che prima vengano tolte le sanzioni.
«Anche in questo caso torna in primo piano la posizione speciale del nostro Paese. Stiamo facendo ampiamente la nostra parte per superare il problema del grano. Abbiamo assunto un ruolo da facilitatore e si è formato un consenso, a seguito dei contatti, sulla creazione di un centro operativo a Istanbul. Speriamo che le navi cariche di grano possano partire al più presto. Attribuiamo grande importanza all’esecuzione in tutta sicurezza di questo processo e alla prevenzione di qualsiasi incidente. Siamo cautamente ottimisti sul fatto che presto potranno essere compiuti progressi tangibili in questo senso».
La Turchia è contraria all’adesione della Svezia e della Finlandia alla Nato. Quali sono le vostre condizioni per approvare l’ingresso di questi Paesi nell’Alleanza?
«Per noi, l’adesione di Svezia e Finlandia è una questione che riguarda solo questi due Paesi. Se questi Stati, rimasti neutrali per molti anni, saranno ammessi alla Nato, ci impegneremo a difenderli ai sensi dell’articolo 5. Ma devono interiorizzare i valori e gli obiettivi della Nato e comprendere che sono strettamente legati alla sicurezza del popolo turco. Del resto, una delle priorità della nostra alleanza è la lotta al terrorismo. E nonostante sia nell’elenco delle organizzazioni terroristiche dell’Unione Europea, al Pkk non viene impedito di raccogliere denaro, reclutare militanti e fare propaganda nei Paesi in questione. Allo stesso modo, forniscono un porto sicuro per le Ypg, il braccio siriano del Pkk e per Feto, che ha tentato un colpo di stato in Turchia. Non possiamo acconsentire all’adesione di Svezia e di Finlandia finché non siamo convinti che siano stati fatti passi concreti e permanenti su questi temi».
Economia, guerra, profughi. Cosa stanno facendo insieme Italia e Turchia?
«Come due paesi mediterranei membri della Nato, affrontiamo problemi simili e abbiamo diverse aree di collaborazione. In particolare, la lotta all’immigrazione irregolare e il mantenimento della pace e della stabilità nel Mediterraneo orientale sono nell’interesse comune di Turchia e Italia. In aggiunta, come sa, il nostro volume di scambi commerciali ha raggiunto i 23 miliardi di euro ed è nell’interesse di ambedue i paesi portarlo a livelli più alti. A parte questo, teniamo molto ai progetti di difesa. Il progetto missilistico SAMP-T, realizzato dai nostri paesi con il contributo della Francia, ne è un esempio lampante. Troviamo prezioso il sostegno sin dal primo giorno dell’Italia all’adesione della Turchia all’Ue. Dovremmo cooperare molto più da vicino come paesi dell’Europa meridionale. Mi auguro che il vertice intergovernativo che si terrà il prossimo 5 luglio possa servire a questo scopo».

 

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