Uccide prima moglie e figlio per intascare la polizza vita: la nuova compagna lo incastra

Mercoledì 5 Febbraio 2020 di Federica Macagnone
Uccide prima moglie e figlio per intascare la polizza vita: la nuova compagna lo incastra

Pensava che ormai l’avrebbe fatta franca. Ma Karl Karlsen, 60 anni, non aveva fatto bene i conti con il suo passato e con i sospetti della sua seconda moglie che aveva iniziato ad aver paura di quell’uomo che aveva perso il figlio e la prima moglie in due strani incidenti. Solo adesso i sospetti si sono trasformati in una condanna da parte di un tribunale degli Stati Uniti che ha dichiarato Karl colpevole della morte della moglie, avvenuta nel 1991. Era già in carcere per scontare una condanna per aver ucciso il figlio. Due omicidi organizzati per arrivare a un solo obiettivo: riscuotere l’assicurazione sulla vita che aveva stipulato per loro.

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Karl è stato dichiarato colpevole ed è stato condannato all’ergastolo dalla giuria per la morte di sua moglie Christina Karlsen, uccisa nel rogo della loro casa di Murphys, in California: è accusato di aver appiccato il fuoco per ucciderla e per riscuotere la polizza sulla vita di 200mila dollari che aveva stipulato per lei appena 19 giorni prima della tragedia. L’uomo stava già scontando 15 anni di vita in prigione dopo essersi dichiarato colpevole dell'omicidio del figlio 23enne Levi, morto nel 2008. Per il decesso Karl, unico beneficiario della polizza sulla vita, all’epoca intascò 700mila dollari.

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I suoi figli sospettavano da tempo che il padre fosse responsabile della morte della madre. Christina, che all'epoca aveva 30 anni, morì intrappolata nel bagno della loro casa: era stato Karl a versare cherosene nell'abitazione e ad appiccare l’incendio. All’uomo venne riconosciuto il merito di aver messo in salvo Levi e le due figlie della coppia portandole fuori dalla casa in fiamme. All'epoca disse agli investigatori che non era stato in grado di tornare indietro per mettere in salvo sua moglie.

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In seguito si scoprì che Christina non poteva fuggire dalla finestra del bagno perché Karl l'aveva sbarrata dall'esterno sostenendo fosse rotta. Dopo le indagini la morte di Christina fu archiviata come incidente. Due settimane dopo Karl si trasferì a New York dove, con i soldi dell'assicurazione, comprò una casa. In un'intervista del 2013 con ABC News, la figlia della coppia, Erin Deroche - che all'epoca della tragedia aveva solo sei anni - ha ricordato di aver sentito sua madre urlare mentre il fuoco bruciava la loro casa: «All'epoca avevo sei anni. Non capivo che mia madre stava morendo dietro quel muro. Mio padre non ha fatto alcun tentativo per salvarla. Non è così che le persone dovrebbero agire quando qualcuno che amano è intrappolato e brucia di fronte a loro». Quando avevano 11 e 12 anni Erin e Levi iniziarono a parlare del fatto che il padre era probabilmente coinvolto nella morte della madre.

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Un sospetto che si sono portati dentro per anni fino al 2008, quando Levi morì schiacciato, a soli 23 anni, da un camioncino del padre che stava aggiustando. La sua morte, come quella della madre, fu archiviata come incidente. Ma il passo falso di Karl ha messo in allarme gli investigatori: pochi giorni dopo, infatti, si presentò per ritirare la somma di 700mila dollari della polizza del figlio. Una circostanza che mise in allarme gli investigatori e anche la seconda moglie, Cindy, che, preoccupata dal fatto che il marito avesse stipulato una polizza sulla vita per lei da 1,2 milioni di dollari, ha accettato di aiutare la polizia indossando un microfono e parlando della morte di Levi.
 
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Durante la registrazione, Karl ammise di aver rimosso le ruote anteriori del suo camioncino e di averlo sollevato su un unico martinetto. Dopo un interrogatorio di 10 ore, Karl disse alla polizia che era lì quando il camion cadde su suo figlio. Sostenne che si era trattato di un incidente, ma ammise di aver lasciato morire suo figlio. Venne condannato a 15 anni di carcere, ma a quel punto polizia californiana riaprì le indagini sulla morte della prima moglie. «Dopo la morte di Levi non ho avuto più dubbi - ha detto la figlia Erin - Sono andata da mio padre in prigione per sapere la verità e lui mi ha risposto: “Sono passati più di 20 anni e ancora non mi hanno fatto nulla. Cosa ti fa pensare che mi prenderanno adesso?"». Si sbagliava di grosso.

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Ultimo aggiornamento: 6 Febbraio, 09:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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