Turchia, arrivano i missili russi S-400, Erdogan allo scontro con gli Stati Uniti

Venerdì 12 Luglio 2019
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Turchia, arrivano i missili russi S-400, Erdogan allo scontro con gli Stati Uniti

Il primo lotto di missili russi è atterrato alla base aerea di Murted ad Ankara di buon mattino. Dopo mesi di braccio di ferro con gli Stati Uniti, che hanno minacciato sanzioni, Recep Tayyip Erdogan ha scelto di tirare dritto e ottenere gli S-400 entro la data simbolica del 15 luglio, terzo anniversario del fallito golpe in Turchia. Una mossa che ha suscitato «preoccupazioni» nella Nato e rischia di aprire un baratro nei rapporti con Washington, che aveva fissato entro fine mese il suo ultimatum per rinunciare all'accordo con Vladimir Putin. Secondo il Pentagono, in gioco ci sono i segreti militari occidentali.

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La Turchia diventa così il primo membro dell'Alleanza a concludere un contratto del genere con Mosca, unendosi a Cina e India, e dà un altro strattone verso est alla sua collocazione geopolitica. In attesa della mossa di Donald Trump, che al G20 di Osaka aveva incolpato l'amministrazione Obama di aver trattato Ankara «ingiustamente», spingendola tra le braccia dei russi, è la Nato a dirsi «preoccupata dalle conseguenze potenziali». Secondo Bruxelles, «spetta agli alleati decidere quali attrezzature militari possono comprare», ma «l'interoperabilità delle nostre forze armate è fondamentale per la conduzione delle nostre operazioni e missioni». Dopo l'arrivo dei primi tre aerei con le componenti del sistema di difesa antiaerea, che ha una portata di 400 km, una terza consegna di oltre 120 missili è prevista via mare «alla fine dell'estate». 
 

 

Nel frattempo verrà completato l'addestramento di un centinaio di soldati turchi in Russia. Per una piena operatività degli S-400 bisognerà quindi attendere l'inizio dell'autunno. Ankara promette che continuerà a trattare anche l'acquisto dei missili Patriot degli Usa. Ma salvo capriole diplomatiche - un'ipotesi ventilata, ma sempre negata da Erdogan, è di rivenderli a Paesi terzi - il dado è tratto. E la Turchia si prepara già a entrare nel consorzio di produzione degli S-500 di prossima generazione. La prima conseguenza potrebbe arrivare con l'esclusione dal programma dei cacciabombardieri americani F-35, di cui Ankara vorrebbe più di cento esemplari. L'addestramento dei suoi piloti negli Usa era già stato sospeso come avvertimento.

Erdogan ha promesso battaglia, ricordando che il suo Paese ha già pagato 1,3 miliardi di dollari d'anticipo e minacciando di portare il caso davanti a un arbitrato internazionale. Ma il vero colpo arriverebbe con le sanzioni Caatsa per chi fa affari con Mosca in settori strategici. E l'accordo da 2,5 miliardi di dollari firmato con Ankara rientra in pieno in questa categoria. La scorsa estate le sanzioni nella disputa sulla detenzione del pastore evangelico Andrew Brunson portarono al peggiore shock valutario della lira dall'inizio degli anni Duemila. Per la fragile economia turca sarebbe un nuovo rischio di crisi. Sul piano geopolitico, è il segnale plastico dello scivolamento di Ankara verso est. In tre anni e mezzo, i rapporti con Mosca sono passati dal rischio di una crisi militare per l'abbattimento del jet Su-24 alla piena cooperazione militare nella regione. Insieme all'Iran, e pur su posizioni contrastanti, i due Paesi tirano oggi le fila del conflitto in Siria. Sempre più forti sono anche i legami economici e strategici: la Russia sta costruendo la prima centrale nucleare turca di Akkuyu e il gasdotto Turkish Stream per portare il suo metano in Europa, mentre i suoi turisti in Turchia - quasi 6 milioni l'anno scorso - hanno superato tutti gli altri. Ma Europa e Usa restano ancora i mercati privilegiati. Per l'equilibrismo di Erdogan è l'ora della verità.

Ultimo aggiornamento: 18:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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