Trump show nel processo per frode, il giudice lo riprende: «Questo non è un comizio politico»

L'ex presidente repubblicano e i figli rischiano una sanzione di 250 milioni di dollari. Il tycoon attacca: «Non è un processo ma un'interferenza elettorale»

Trump show nel processo per frode, il giudice lo riprende: «Questo non è un comizio politico»
di Anna Guaita
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Lunedì 6 Novembre 2023, 21:20

Braccia incrociate, fronte aggrondata, atteggiamento combattivo. Pur in assenza delle telecamere in aula, la descrizione di Donald Trump sullo scranno dei testimoni ieri in tribunale a New York è circolata identica su tutti i media. Ed è quello che l’ex presidente voleva. Più che una testimonianza la sua è stata una performance aggressiva, tanto che a un certo punto il giudice Arthur Engoron si è rivolto agli avvocati della Difesa chiedendo loro di «controllare» il loro cliente: «Questo non è un comizio politico, è un’aula di tribunale» ha protestato Engoron.

Le accuse

Non è mai capitato nella storia Usa che un ex presidente (nonché attuale candidato alla Casa Bianca) debba difendersi durante un giudizio mentre allo stesso tempo si trova all’ombra di altri seri problemi legali, con altri processi in arrivo. Ma il motto di Trump sembra essere “la miglior difesa è l’attacco”, e i sondaggi finora gli hanno dato ragione, mettendolo in vantaggio su Joe Biden in vari Stati considerati chiave per la vittoria alle presidenziali dell’anno prossimo. Ieri è arrivato in tribunale alle 10 del mattino dopo aver già scritto sui social una serie di messaggi offensivi per l’attuale presidente e per lo stesso giudice che doveva fronteggiare. Sia lui, che i suoi due figli Don e Eric, sia la sua stessa azienda, sono già stati riconosciuti colpevoli di frode per aver gonfiato o svalutato il valore delle proprietà per ingannare le banche o il fisco.

Il procedimento di questi giorni deve dibattere il livello della pena pecuniaria e il futuro dell’azienda.

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Il botta e risposta con il giudice

Trump e figli rischiano di essere penalizzati per 250 milioni di dollari e di perdere il diritto di fare affari nello Stato di New York. Siccome i suoi stessi avvocati hanno dimenticato di chiedere che il processo si svolgesse davanti a una giuria, la decisone finale sulla sorte di Trump spetta al giudice Engoron. Sarebbe stato logico dunque che anche Donald, cone avevano tentato i figli Don ed Eric nei giorni scorsi, ricorresse a qualche scusa o si nascondesse dietro «non ricordo», per tenersi buono il giudice. Invece ha offerto una serie di commenti aggressivi, apertamente polemici, e qualche volta si è dilungato in commenti che non avevano nulla a che fare con la domanda.

Trump si è lamentato di Engoron: «Sono sicuro che si pronuncerà contro di me, perché si è sempre pronunciato contro di me», poi ha aggiunto «questo non è un processo ma una interferenza elettorale», e ancora: «Questo è un processo ingiusto». Ma Trump si è superato quado si è messo a strillare contro il giudice, sostenendo che le valutazioni gonfiate delle sue proprietà erano addirittura al di sotto del loro reale valore. Affermazione inaccettabile se si pensa ad esempio che ha presentato la valutazione del suo appartamento nella Trump Tower sulla base di una superficie aumentata di tre volte rispetto alla realtà. O che ha portato il valore di Mar-a-Lago, la villa in Florida, a un miliardo di dollari sostenendo che raggiungerebbe quel valore se si costruissero altre case nella proprietà, possibilità che – come il giudice gli ha fatto notare – è però vietata dal piano regolatore della contea.

A volte il giudice è sembrato frustrato da quelle che ha definito le «divagazioni» dell’ex presidente, e irritato dai suoi «comizi politici». Ha anche ripetutamente avvertito il team della difesa che gli sfoghi di Trump avrebbero potuto indebolire il suo caso legale. Il processo dovrà risolversi entro l’inizio di dicembre. Domani sarà chiamata a testimoniare anche la figlia Ivanka. Ma questo è solo uno degli appuntamenti che l’ex presidente ha con la giustizia.

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L'altro processo

Il 4 marzo, dovrà comparire davanti al giudice distrettuale degli Stati Uniti Tanya Chutkan, per un caso federale in cui è accusato di aver tentato di rovesciare i risultati delle elezioni del 2020, il 25 marzo si inaugura invece il processo a New York sul denaro sporco usato per pagare il silenzio di due amanti, il 20 maggio il processo federale per il trattamento di documenti top secret. E non bisogna dimenticare il quarto processo criminale, quello sui presunti tentativi di Trump di capovolgere il risultato delle elezioni nello Stato della Georgia. E tutto ciò si svolgerà in contemporanea con le primarie e la campagna presidenziale. Il 15 gennaio prossimo si terranno i caucus in Iowa, primo appuntamento delle primarie.

Donald Trump, il processo a New York

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