DONALD TRUMP

Trump, al via l'impeachment: Nancy Pelosi nomina i membri dell'accusa

Mercoledì 15 Gennaio 2020

Tutto è pronto per il processo a Donald Trump davanti al Senato americano che, salvo clamorose sorprese, dovrebbe partire martedì prossimo. La speaker della Camera Nancy Pelosi, dopo settimane di attesa, ha sciolto ogni riserva e nominato i sette membri democratici del Congresso che rappresenteranno l'accusa, dando di fatto il calcio di inizio all'ultima fase dell' impeachment nei confronti del presidente: quella in cui bisognerà decidere se rimuoverlo o meno dal suo incarico. Un'ipotesi remota la prima, vista la maggioranza repubblicana che in Senato appoggia Trump. Ma dal momento in cui partirà il circo mediatico che per settimane porterà la vicenda al centro delle cronache mondiali, nulla può essere dato per scontato.

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Il team dei deputati-procuratori, denominati 'manager', sarà guidato dal presidente della commissione intelligence della Camera Adam Schiff, che ha già coordinato le indagini nella prima fase in cui si è arrivati alla messa in stato di accusa di Trump. Al suo fianco ci saranno il potente presidente della commissione giustizia della Camera Jerry Nadler e altri cinque tra cui la deputata Zoe Lofgren, già coinvolta in passato nei casi di impeachment di Bill Clinton e Richard Nixon Il primo atto dei 'manager' è stato l'invio al Senato degli articoli che contengono i reati contestati al presidente: abuso di potere e ostruzione del Congresso.

Accuse legate alla vicenda dell'Ucrainagate, al cui centro ci sono le pressioni dell'amministrazione Trump sul governo di Kiev per aprire un'indagine sul figlio di Joe Biden e i suoi affari in Ucraina. Un modo, sostengono i democratici, per colpire l'ex vicepresidente americano visto come il più probabile avversario di Trump alle elezioni del prossimo novembre. «Indipendentemente da come andrà, quella dell' impeachment resterà una macchia per sempre», ha affermato Pelosi, che ha ribadito la tesi di fondo dei democratici: Trump ha abusato gravemente dei suoi poteri per perseguire suoi interessi politici personali. Un affronto alla Costituzione e al Congresso che non può restare impunito. «Il presidente americano lo scelgono gli americani, non Vladimir Putin», ha detto Pelosi.

Per il tycoon si tratta di «una truffa» e di «una bufala», una caccia alle streghe architettata dai democratici a cui ancora brucia la sconfitta del 2016 di Hillary Clinton. Ma intanto spuntano nuove carte che rischiano di compromettere ulteriormente Trump, inguaiando ancor di più il suo legale personale Rudolph Giuliani, il vero architetto delle pressioni esercitate sul governo ucraino. Si tratta di decine di e-mail, messaggini, note, appunti messi a disposizione da Lev Parnas, uno degli uomini che ha lavorato per realizzare il piano di Giuliani e che settimane fa è stato arrestato insieme ad altre due persone per aver «cospirato aggirando le leggi federali contro l'influenza straniera e ricorrendo ad uno schema per far arrivare soldi stranieri a candidati per cariche statali e federali». Da alcune di queste carte in particolare emerge come l'ex procuratore ucraino Yury Lutsenko offrì informazioni compromettenti sull'ex presidente americano Joe Biden in cambio della rimozione dell'ambasciatrice Usa a Kiev Marie Yovanovitch. La diplomatica statunitense fu poi effettivamente allontanata dall'amministrazione Trump senza tante spiegazioni, come lei stessa ha raccontato durante una drammatica testimonianza alla Camera.

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