DONALD TRUMP

Elezioni Usa, Biden: «Il rifiuto di Trump di concedere la vittoria è imbarazzante per il nostro Paese»

Martedì 10 Novembre 2020
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Elezioni Usa, Trump: «Progressi, vinceremo». Ma i repubblicani lo mollano: «Twitterà ancora un po'....»

Esattamente quattro anni fa, il 10 novembre 2016, Donald Trump e Mike Pence erano già alla Casa Bianca, ricevuti da Barack Obama e dall'allora vicepresidente Joe Biden. A soli due giorni dall'Election Day si avviava così la transizione con il passaggio di poteri da un'amministrazione all'altra. Oggi, passata una settimana dal voto, di tutto ciò non c'è traccia, con il presidente uscente, appoggiato da gran parte del partito repubblicano, che si rifiuta di concedere la vittoria a Biden continuando ad agitare lo spettro di brogli. «Le elezioni non sono finite», ha detto con estrema chiarezza la portavoce della Casa Bianca, Kayleigh McEnany, ipotizzando alla fine un ribaltamento del risultato elettorale. «Il rifiuto di Donald Trump di concedere la vittoria è imbarazzante, un imbarazzo per l'intero Paese»: lo ha detto Joe Biden. «Stiamo iniziando la transizione, è gia in corso. Nulla ci può fermare»: così Joe Biden ha risposto a chi gli chiedeva di commentare il fatto che Donald Trump non abbia ancora riconosciuto la vittoria del candidato democratico

 

 

 

Per il presidente eletto, già al lavoro con il suo transition team, diventa di ora in ora sempre più difficile svolgere il proprio compito, tanto che i suoi avvocati stanno già valutando di intraprendere un'azione legale contro l'amministrazione Trump, accusandola di ostacolare illegalmente il normale corso degli eventi. Per ora infatti gli uffici che dovrebbero riconoscere formalmente la presenza di un presidente eletto, sbloccando anche i fondi per la transizione, si sono rifiutati di farlo. Tutto dipende dal numero uno della General Services Administration, Emily Murphy, nominata da Trump: la sua posizione è che siamo di fronte allo stesso scenario del 2000, quando la vittoria tra Al Gore e George W. Bush fu in dubbio per settimane. Intanto la squadra di legali di Trump ha fatto causa alla Pennsylvania, lo Stato che ha dato la vittoria a Joe Biden, denunciando una presunta violazione della Costituzione: durante lo spoglio si sarebbe ricorso a un «doppio standard» per valutare i voti in persona e quelli per posta, usando meno rigore nell'accertare la validità di questi ultimi.

L'accusa di violazione costituzionale lascia presagire l'intenzione della campagna di Trump di arrivare in fondo alla questione, fino a portare il caso davanti alla Corte Suprema. Ma l'offensiva legale scatenata da Trump riguarda tutti gli Stati che gli sono stati strappati da Biden, o dove Biden è in testa: dunque non solo la Pennsylvania, ma anche il Wisconsin, il Michigan, il Nevada, l'Arizona e la Georgia. «Vinceremo alla grande», ha twittato il presidente, parlando di «risultati che cominceranno ad arrivare la prossima settimana». Mentre il segretario di Stato Mike Pompeo ha promesso sì una «fluida transizione», ma verso una seconda amministrazione Trump. E anche il ministro della Giustizia William Barr ha dato il via libera per avviare tutte le indagini del caso di fronte ad «accuse rilevanti» di frode elettorale. Insomma, l'America rischia di trovarsi di fronte al dopo elezioni più turbolento della sua storia. Anche se esiste un termine entro il quale tutte le dispute legali dovranno essere decise: l'8 dicembre. Questo per permettere la settimana dopo, il 14 dicembre, l'elezione formale del presidente da parte dei grandi elettori. Ma se la situazione di stallo dovesse perdurare sarà alla fine la Camera a decidere chi è il vincitore. 

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Un paradosso emerge poi in queste ore. Se Biden in casa fatica a veder pienamente riconosciuta la sua vittoria, la gran parte dei leader mondiali sembrano ormai aver definitivamente scaricato Trump, salutando l'elezione dell'ex braccio destro di Obama a nuovo presidente degli Stati Uniti. Lo hanno fatto Emmanuel Macron, Angela Merkel e persino un alleato di Trump come Boris Johnson (tutti e tre oggi hanno avuto un colloquio telefonico con Biden). A congratularsi nel pomeriggio è stato anche il leader turco Recep Tayyip Erdogan, mentre restano «in attesa dei risultati ufficiali» Vladimir Putin e Xi Jinping. Dietro le quinte, comunque, si comincia già a pensare al 2024. La famiglia Trump infatti guarderebbe già all'ipotesi di una ricandidatura di Donald fra quattro anni e sarebbe pronta a lanciare un'opa per acquisire il controllo del Partito repubblicano. I più attivi in queste ore sarebbero Donald Trump Junior, primogenito del presidente uscente, e la fidanzata Kimberly Guilfoyle, ex volto televisivo di Fox e attiva nella raccolta fondi per Trump. Una parte del partito sembrerebbe preferire questa soluzione piuttosto che tagliare fuori i Trump dopo la sconfitta, visto l'enorme seguito elettorale che comunque il presidente uscente ha dimostrato di avere.​

 

 

Ultimo aggiornamento: 21:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA