Covid, allarme in Svezia: terapie intensive piene al 99% a Stoccolma. Restrizioni in bar e ristoranti

Covid, Svezia: terapie intensive piene al 99% a Stoccolma
di Michela Allegri
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Giovedì 10 Dicembre 2020, 11:39 - Ultimo aggiornamento: 12:07

Il modello svedese, che non ha mai previsto misure di contenimento severe, viene usato come esempio del controllo dei contagi da chi si schiera contro lockdown e dispositivi di protezione. Ma davvero funziona? La risposta sembra essere nei dati e nei grafici, che mostrano la curva di contagi e decessi. L’ultima novità è che i reparti di terapia intensiva di Stoccolma sono pieni al 99 per cento. A lanciare l’allarme è stato il responsabile sanitario della regione della capitale svedese, Bjorn Eriksson, in una conferenza stampa. Al momento nelle terapie intensive ci sono 83 pazienti covid che, insieme ad altri malati, occupano la quasi totalità dei 160 posti disponibili. «Ci sono 814 persone che lottano per la vita nei nostri ospedali - ha detto Eriksson riferendosi alla totalità dei pazienti covid nell’area di Stoccolma - dobbiamo dire basta. Non si può rischiare per gli aperitivi, socializzare fuori casa, fare shopping natalizio. Le conseguenze sono terribili».


In aprile lo Stato aveva dato solamente alcune raccomandazioni e i cittadini sono stati responsabilizzati nel seguire delle linee guida: fare attenzione all’igiene personale e lavarsi spesso le mani, mantenere le distanze interpersonali, evitare eventi affollati - con più di 50 persone -, non uscire di casa quando si è malati, evitare viaggi, evitare le visite nelle residenze degli anziani. Il Governo non ha ritenuto efficace la chiusura di scuole, bar, ristoranti e servizi commerciali. L’uso della mascherina, inoltre, non è mai stato obbligatorio.
Ma negli ultimi mesi c'è stato un dietrofront e in tutto il Paese sono state introdotte alcune restrizioni: un limite massimo di otto commensali in bar e ristoranti e il divieto di vendita di alcool dopo le 22, mentre per gli ultimi anni delle scuole superiori è stato imposto l’insegnamento a distanza. Nessun coprifuoco, ma sono state ribadite le esortazioni a ridurre i contatti personali fuori dalla famiglia e a ricorrere il più possibile allo smart working.

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Il Paese, che conta poco più di 10 milioni di abitanti, pubblica i dati della pandemia solo due volte a settimana. Gli ultimi non erano confrortanti: 18.820 nuovi contagi e 133 decessi in più rispetto a venerdì, per un totale di 297.732 contagi e 7.200 morti. La Svezia dall’inizio della pandemia ha effettuato pochi test rispetto agli altri Stati. E nelle ultime settimane si è registrato un incremento vertiginoso delle infezioni. Un dato che sembra confermare la presenza massiccia del virus è il risultato dei test PCR effettuati sulle acque reflue analizzate da aprile ad oggi: il picco si registra tra metà aprile e fine settembre 2020, con un aumento molto rilevante a partire da fine agosto. E anche la curva dei decessi è preoccupante: l’andamento del grafico schizza verso l’alto se il confronto è con Paesi vicini - Norvegia, Danimarca, Finlandia - che hanno attuato misure più severe di contenimento.


Anders Tegnell, l’epidemiologo che ha ideato la discussa strategia svedese per affrontare l’epidemica di Covid-19, direttore dell’Agenzia di sanità pubblica svedese, in settembre sosteneva che nel Paese non ci sarebbe stata una seconda ondata di contagi. In agosto, l’Agenzia di salute pubblica aveva illustrato tre possibili scenari per i mesi autunnali e invernali. Ma la realtà si è rivelata peggiore delle previsioni più drastiche. Anche il servizio di test e tamponi è andato in affanno per l’aumento vertiginoso di casi. I primi cluster in settembre a Uppsala, città universitaria. E poco per volta in tutto il Paese sono tornati gli avvertimenti: avvisi sugli autobus - «prendi il bus solo se proprio ti serve», poster nelle strade con scritto «il pericolo non è passato». Dal 9 novembre, secondo quanto riportato in un articolo di Svt.se, c’è stato un aumento del 60 per cento dei pazienti Covid-19 negli ospedali rispetto alla settimana precedente. E la settimana successiva sono scattate le raccomandazioni - non obblighi - più stringenti: evitare assembramenti, feste, concerti, spettacoli, eventi sportivi, cercare di evitare negozi, centri commerciali, musei, biblioteche, piscine, palestre, favorire lo smartworking. Dal 16 novembre sono iniziate le restrizioni, visto che il piano non stava funzionando: sono stati vietati gli eventi pubblici con più di otto persone, nei bar e nei ristoranti è stato vietato l’alcol dopo le 22 e non è più possibile andare a trovare gli anziani nelle case di cura. «Andrà peggio. Fate il vostro dovere e assumetevi la responsabilità di fermare la diffusione dell’infezione», ha dichiarato il primo ministro Stefan Lofven.

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