Riconciliazione di Madrid: «Indulto per i separatisti». Alla Catalogna non basta

Riconciliazione di Madrid: «Indulto per i separatisti». Alla Catalogna non basta
di Elena Marisol Brandolini
4 Minuti di Lettura
Martedì 22 Giugno 2021, 10:15 - Ultimo aggiornamento: 23 Giugno, 09:24

Il governo spagnolo approverà oggi la concessione degli indulti ai nove leader indipendentisti condannati dal Tribunal Supremo a pene oscillanti tra i 9 e i 13 anni di prigione per il procés, culminato nell'autunno 2017 con il referendum dell'1 ottobre e la dichiarazione unilaterale d'indipendenza del 27 dello stesso mese.
Lo ha annunciato ieri il presidente Pedro Sánchez, in una conferenza al teatro Liceu di Barcellona. Un messaggio diretto «non solo alle nove persone che assunsero le conseguenze legali dei propri atti, ma anche all'insieme della società catalana e spagnola», in un gesto che vuole aprire il cammino «alla riconciliazione e all'incontro».

Sánchez dedica la prima parte del suo intervento ad affermare la piena legittimità della misura di grazia che il suo governo adotterà, prevista dalla Costituzione spagnola, che non revoca la condanna, ma autorizza il governo a ricorrervi per ragioni di utilità pubblica. Lo fa in risposta agli attacchi della destra spagnola, che lo accusa di stare operando un cambio di regime col sostegno degli indipendentisti. Ma, soprattutto, mette l'accento sulla necessità di costruire «un nuovo progetto di Paese», cercando di convincere quella parte di società catalana e spagnola, che i sondaggi dicono maggioritaria, contraria alla misura di grazia.

 

Indulto per i separatisti, cosa succede ora

Quindi riconosce che le nove persone in carcere l'ex-vicepresidente del governo Oriol Junqueras, gli ex-consiglieri Dolors Bassa, Quim Forn, Raül Romeva, Josep Rull, Jordi Turull, l'ex-presidente del parlamento Carme Forcadell e il leader socialista Jordi Sánchez e Jordi Cuixart - rappresentano migliaia di catalani. E che perciò gli indulti, che restituiranno loro la libertà, esprimono una «volontà di concordia e convivenza della democrazia spagnola».

Si iniziò a parlare della misura di grazia e della riforma del delitto di sedizione - fin dall'insediamento del governo di coalizione progressista, perché era chiaro fosse impossibile avviare un tavolo di confronto tra governo catalano e governo spagnolo con i leader indipendentisti in carcere. Dopo il pronunciamento non vincolante del Tribunal Supremo, contrario alla concessione della grazia, sembrava che il provvedimento del governo sarebbe arrivato d'estate, un po' in sordina. Ma davanti alla dura opposizione delle destre, Sánchez ha preferito accelerare e non nascondersi.

Catalogna, Pere Aragones è il nuovo presidente del Parlamento: abbraccio con Junqueras

Il rischio politico per il leader socialista, inizialmente contestato anche da una parte del suo partito, è alto, ma è un rischio calcolato. Le previsioni di crescita del Pil spagnolo sono elevate per i prossimi due anni e il governo è convinto che le elezioni si vincano o si perdano sull'economia. Sánchez ha bisogno di consolidare la sua maggioranza di governo, progressista e plurinazionale, dove Esquerra Republicana gioca un ruolo chiave. E poi, la campagna di mobilitazione delle tre destre, PP, Ciudadanos e Vox, non sta avendo grande successo, né in piazza, né nella raccolta di firme.

Le reazioni

La reazione dell'indipendentismo agli indulti si muove tra scetticismo e attesa. Tutti riconoscono che è una misura importante per le persone direttamente interessate, ma la preoccupazione è che la disponibilità del governo spagnolo si limiti a questo.
Il presidente della Generalitat, il repubblicano Pere Aragonès dice che «è un passo nel cammino del dialogo, ma non è la soluzione alla causa generale contro l'indipendentismo». E rivendica il diritto all'autodeterminazione per decidere il futuro della Catalogna e l'amnistia per tutte le persone sottoposte a giudizio per il procés. Perché il prossimo problema da affrontare, che nessuno sa bene come risolvere, è la situazione degli esiliati fuori dalla Spagna, tra i quali c'è Carles Puigdemont.

© RIPRODUZIONE RISERVATA