Sottomarini e aumento delle testate nucleari, Londra vuole rispondere a Mosca: così tornano i tempi della guerra fredda

Mosca detiene il più grande arsenale nucleare del mondo, con quasi 6.000 testate, mentre attualmente la Gran Bretagna possiede 195 testate, ma prevede di aumentarla fino a 260. Sarebbe il primo aumento dai tempi della guerra fredda

Sottomarini e aumento delle testate nucleari, Londra vuole rispondere a Mosca: così tornano i tempi della guerra fredda
di Michela Allegri
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Sabato 30 Aprile 2022, 13:23 - Ultimo aggiornamento: 22:02

Aumentare le armi nucleari. È il piano del Regno Unito, impegnato in questi mesi di guerra in Ucraina in una dimostrazione di forza contro la Russia di Vladimir Putin. Mosca detiene il più grande arsenale nucleare del mondo, con quasi 6.000 testate, mentre attualmente la Gran Bretagna possiede 195 testate, ma prevede di aumentarla fino a 260. Sarebbe il primo aumento dai tempi della guerra fredda. La decisione è stata presa molto prima dell’assalto di Kiev, ma la procedura ha subito un’accelerazione da quando Putin ha inviato un avvertimento all’Occidente, mettendo le sue forze nucleari in «allerta alta».

Missili Kalibr caricati sul sottomarino russo nel porto di Sebastopoli

L'escalation Mosca-Londra

In questi giorni, intanto, c’è stata un’escalation nei rapporti tra Mosca e Londra. Il sottosegretario alla Difesa britannico, James Heappey, ha definito «pienamente legittimo» il bombardamento di obiettivi militari in territorio russo anche con armi fornite all’Ucraina dal Regno Unito. Il Cremlino ha quindi minacciato di «colpire i centri decisionali occidentali a Kiev» e, addirittura, i paesi della Nato da cui partono gli aiuti militari. Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha quindi evocato lo spettro di «una terza guerra mondiale». Putin ha anche parlato di «armi terrificanti» che potrebbero causare il caos in Occidente, come il missile intercontinentale “Satan 2”, testato all’inizio di questo mese e in grado di trasportare fino a 15 testate nucleari.

Le reazioni dalla Gran Bretagna


Due giorni fa, invece, il titolare alla difesa britannica, Ben Wallace, sottolineando che «le forze della Nato superano di gran lunga quelle russe», ha fatto sapere che i sottomarini britannici dotati di armi nucleari sono «sott’acqua, nascosti, in attesa, nel caso la Gran Bretagna avesse bisogno di essere protetta». Wallace ha spiegato di non temere un’aggressione: «Abbiamo grandi forze armate, un deterrente nucleare e facciamo parte di una partnership Nato di 30 nazioni». Il governo Johnson continua quindi ad alimentare le tensioni con Mosca. L’obiettivo è costringere la Russia a ritirarsi dall’Ucraina. La ministra degli Esteri, Liz Truss, nei giorni scorsi ha invocato la necessità di un riarmo ampio dell’Occidente, di un incremento di forniture militari a Kiev, dell’azzeramento delle importazioni di gas o petrolio russo e di una sorta di progetto di «Nato globale», focalizzato anche sulla sicurezza dell’Indo-Pacifico.

 

Il programma nucleare della Gran Bretagna


Trident, il programma nucleare Gran Bretagna, è gestito dalla Royal Navy e dispone di quattro sottomarini di classe Vanguard armati di missili balistici Trident II D-5. Il nuovo progetto prevede di mettere in azione altri quattro sottomarini. Il ministro degli Esteri Dominic Raab ha affermato che il piano per aumentare le scorte nucleari britanniche sarebbe «l’ultima polizza assicurativa contro la peggiore minaccia degli Stati ostili». Mentre il ministro della Difesa, Wallace, sottolinea che si tratta di una risposta a ciò che «i russi e altri hanno fatto negli ultimi anni».

L’annuncio sull’incremento dell’arsenale nucleare britannico, in realtà, è di un anno fa. Il 16 marzo 2021, il governo aveva pubblicato una “Integrated Review” della strategia di difesa, sicurezza e politica estera: «Gran Bretagna globale in un’epoca competitiva», il titolo. Lo scopo era un riposizionamento nello scacchiere geopolitico come nazione con una crescente influenza globale, anche in termini di difesa e sicurezza. Già all’epoca si parlava della necessità di dotare la Gran Bretagna degli strumenti necessari ad affrontare sia la rinnovata sfida rappresentata dalla Russia di Vladimir Putin, sia l’ascesa economica e militare della Cina.

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