Soleimani, perché Trump ha attaccato il generale iraniano

Soleimani, perché Trump ha attaccato il generale iraniano
3 Minuti di Lettura
Venerdì 3 Gennaio 2020, 18:54 - Ultimo aggiornamento: 18:55

Un azzardo, un calcolo pericoloso. Così appare la decisione di Donald Trump di far fuori il secondo uomo più potente dell'Iran, il generale Qassem Soleimani, la mossa degli Stati Uniti più pericolosa in Medio Oriente dall'invasione dell'Iraq nel 2003. Ma in gioco non c'è solo la necessità di dimostrare risolutezza, leadership di fronte alle molteplici provocazioni di matrice iraniana. C'è anche la partita delle elezioni presidenziali americane del prossimo novembre, e la ricerca spasmodica del tycoon di una rielezione nonostante l'ostacolo impeachment.

Così, a pochi giorni dall'inizio del processo in Senato, Trump cede ai tanti falchi nell'amministrazione e nel partito repubblicano. Imprime un cambio di rotta radicale alla sua strategia nella regione mediorientale, mostrando i muscoli con quello che alla Casa Bianca viene descritto come un atto di «auto difesa», ma a Teheran viene considerato come un vero e proprio «atto di guerra». Del resto fece lo stesso Bill Clinton il 16 dicembre 1998, ordinando i raid contro il regime di Saddam Houssein a tre giorni dall'inizio del processo di impeachment nei suoi confronti. Quattro giorni di bombardamenti per punire il dittatore iracheno reo di non collaborare con gli ispettori dell'Onu a caccia di armi di distruzione di massa. Clinton fu accusato di voler oscurare il circo mediatico attorno al suo caso, proprio come i democratici ora accusano Trump.

LEGGI ANCHE --> Soleimani, chi era il potente generale iraniano ucciso dagli Usa
 

La critica a Obama sull'Iran

Quello stesso Trump che tra il 2011 e il 2012 con una serie di tweet accusò Barack Obama di cercare la guerra con Teheran per essere rieletto. Poi sappiamo come andò a finire, con lo storico accordo sul nucleare iraniano del 2015 divenuto carta straccia nelle mani del tycoon Per i detrattori l'obiettivo del presidente sarebbe quindi quello di creare una sorta di «contro narrazione» - quella del pericolo di un conflitto con l'Iran - da contrapporre a chi vuole indebolirlo con l'impeachment e punta alla sua rimozione.

LEGGI ANCHE --> Soleimani, la Difesa alza la sicurezza della basi all'estero. Gen. Camporini: «L'Italia è molto esposta»

Ma la decisione di Trump di eliminare una figura così importante come Soleimani - azione definita dalla speaker della Camera Nancy Pelosi «provocatoria e sproporzionata» - ha già creato scompiglio in un Congresso che non è stato avvertito in alcun modo della decisione. Un fatto che potrebbe alienare anche le simpatie di qualche repubblicano verso il tycoon. E che già ha riaperto un dibattito sui limiti ai poteri di guerra conferiti a un presidente. Intanto i candidati democratici alla Casa Bianca lo attaccano veementemente, seppur costretti ancora una volta a inseguire le mosse a sorpresa del loro avversario. «Trump ha gettato dinamite in una polveriera», ha affermato Joe Biden, mentre Bernie Sanders ed Elizabeth Warren giudicano incosciente la decisione del presidente e invitano a fare tutto il possibile per evitare un'altra costosa guerra.
 
 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA